Prefazione

        Fratelli,

 

        Amici della Fratellanza della Costa,

 

        Vi propongo la mia interpretazione dell’Ottalogo, per varie ragioni:

        Per fornirVi uno strumento utile per le Vostre riflessioni sul tema fondamentale della Fratellanza della Costa: la sua principale ed insostituibile fonte normativa: l’Ottalogo.

        Per fornirVi l’occasione per interrogarVi sulle Vostre opinioni a proposito della Associazione e delle sue Leggi, confrontandole con le mie idee e costruendoVi le Vostre.

        Per avere Voi il giusto orientamento entro/verso la Fratellanza e nei suoi rapporti con il mondo della Nautica, con il Mare ed i loro innumerevoli problemi.

        La mia proposta auspica un approfondimento non solo a carattere personale, ma attraverso un dialogo con altri Fratelli, in cui l’apporto Vostro sia essenziale ai fini della giusta, retta e, nel tempo presente, definibile comprensione di Esso.

        Mettiamoci al lavoro, cominciando dalla Legge Prima.

PARTEPRIMA

LE LEGGI
Tavola 1

 

 

 

 

LEGGE  PRIMA

 

        "Acata con respeto las ordenes del Capitan

        como si fueran las de tu Padre Espiritual o Hermano Mayor"

 

        "Obbedisci con rispetto agli ordini del Capitano

        come se fossero dati dal tuo Capo Spirituale o Fratello Maggiore"

 

 

        1. L’interpretazione.  L’analisi.

 

        Innanzi tutto è necessaria una interpretazione logico-analitica del precetto contenuto in questa Legge.

        I termini di cui Essa si compone sono:

        “acata”, “obbedisci”

        “con respeto”, “con rispetto”

        “las ordenes”, “agli ordini”

        “del Capitan”, “del Capitano”

        “como se fueran las”, “come se fossero dati”

        “de tu Padre Espiritual”, “dal tuo Capo Spirituale”

        “o Hermano Mayor”, “o Fratello Maggiore”.

 

Esaminiamoli singolarmente.

 

        "acata”, “obbedisci”: il termine non lascia dubbi.

 

        Si tratta di un ordine imperativo al quale non ci si può sottrarre.

        Il Fratello deve ubbidire agli ordini.

 

        “con respeto”, “con rispetto”: è indicativo dell’obbligo di dover assumere la posizione spirituale della disponibilità, buona volontà, trasporto con attenzione, serietà; la posizione della determinazione, nel convincimento che l’ordine che viene dato sia giusto, buono e disinteressato.

        L’opposto è: con derisione, per burla, con sufficienza, con condiscendenza, con superficialità, nel convincimento della sua erroneità, inutilità, futilità.  Se lo si esegue lo si fa senza convinzione, tanto per accontentare chi lo richiede come un dovere necessario, senza utilità nè conseguenze: un gioco tra grandi, per bambini anagraficamente troppo cresciuti.  Un’obbedienza che è disubbidienza, non credenza della positività, dell’utilità, del significato del comando.

 

        “las òrdenes”, “agli ordini”:

 

        Il dare ordini presuppone una posizione gerarchicamente superiore ed una inferiore, con l’assoggettamento del secondo soggetto al primo, titolare del potere di supremazia.

        Con l’obbligo del secondo, scaturente dalla natura associativa del rapporto esistente tra il Capitano ed il Fratello, ad eseguire con determinazione.

 

        “del capitan”, “del Capitano”:

 

        Il termine “Capitano” per noi Italiani, non è usuale nella Fratellanza.

        Noi riconosciamo una superiore posizione gerarchica al Luogotenente, nell’ambito della Tavola; al Gran Commodoro a livello nazionale.

        Il termine “Capitano” è proprio della Fratellanza Cilena e di altre, per indicare il Capo della Mesa locale o nazionale; quindi è l’equivalente cileno del nostro Luogotenente e Gran Commodoro.

 

        “come se fueran las”, “come se fossero dati”:

 

        Questa similitudine, questa equivalenza è essenziale per capire il vero significato della proposizione imperativa contenuta nella legge in esame.

        Gli ordini del Capitano sono come quelli che darebbe un Capo Spirituale; hanno quindi la stessa valenza, la stessa qualità, la stessa natura.

        Non si tratta pertanto di un rapporto gerarchico basato sulla supremazia fisica da persona su persona, quale scaturisce da un ordinamento militare o paramilitare, ma di uno a contenuto ideale, spirituale.

 

        “de tu Padre Espiritual”, “dal tuo Capo Spirituale”:

 

        Il nostro "Padre Espiritual”, a mio avviso, non è un Capo Spirituale come tanti ne vengono riconosciuti nel mondo dagli uomini, tutti degni di rispetto, verso i quali si concede attenzione, ammirazione; ma il Tuo Padre Spirituale.

        Secondo me il concetto di Padre Spirituale è più profondo della traduzione italiana che ne ha voluto dare l’interpretazione. Anche noi italiani abbiamo la stessa espressione e ne conosciamo il significato.

        Il Padre, a mio modesto avviso, non è soltanto il Capo Spirituale, perchè nel nome del Padre è insito un significato più profondo, più sublime che non ha quello del Capo. Per me il Padre  ha i titoli per essere il Capo Spirituale, ma questo, in quanto solo tale, potrebbe non esserlo il Padre.

        Ma Chi è il Padre Spirituale per l’Ottalogo?

        In senso exoterico è quello che intimamente Tu riconosci come tale, verso il quale nutri stima, fiducia; con il quale condividi idee, opinioni, comportamenti; al quale riconosci una luce interiore che lo caratterizza e contraddistingue, che lo fa degno di attenzione agli occhi Tuoi, alla Tua ragione, alla Tua mente, alla Tua coscienza.

        Nel quale individui un equilibrio interiore, una misura, nei modi, nel linguaggio, nelle idee, che sai Tue.

        È come se aspettassi che qualcuno queste Idee te le esponesse, per averne esatta consapevolezza, essendo rimaste, fino ad allora nella vaghezza del Tuo animo, in sospensione tra l’aspirazione, l’esigenza di esprimerle e la formulazione piena, corretta e certa della loro vera consistenza, del loro più profondo significato.

        Questo è il Tuo Padre Spirituale: Chi riesce a manifestare quelle stesse idee Tue con maggiore precisione, con un contenuto più completo, più profondità d’immagine, più intima verità, di quanto Tu non riesca ad esprimere ed a pensare, scaturenti, agli occhi Tuoi, da Sue qualità spirituali certamente possedute e vissute.

        È in poche parole Colui che al Tuo esame, alla Tua valutazione, dà prove convincenti di essere e vivere in armonia tra anima e personalità, tra mente ed aspetto fisico; quell’armonia che Tu, consapevolmente o inconsapevolmente, ricerchi ed a cui nel Tuo intimo aspiri.

 

        “o Hermano Mayor”, “o Fratello Maggiore”:

 

        Il concetto di fratello maggiore porta in sè i ricordi dell’infanzia, dei primi giochi e le prime esperienze di vita; degli anni formativi del carattere, della personalità e di un modello in cui specchiarsi, scelto in quanto più consono alla propria realtà interiore e familiare.

        Non il padre che ti ha generato, che ha da essere pure autoritario; che per la sua differenza d’età è lontano da Te; ma il fratello maggiore, più vicino perchè più simile a Te, più comprensivo, del pari protettivo ed affettuoso, del pari amato, stimato, ammirato e nel contempo accessibile, amico disinteressato, protettore, confidente. Crescendo, il rapporto affettivo si è consolidato nelle innumerevoli prove di solidarietà, di comprensione e di complicità; accresciuto, alla luce della comune esperienza, comune vita familiare, comuni problemi.              A Lui ci si rivolge nel convincimento di trovare comprensione, aiuto fraterno, insegnamento certo e qualificato: è il Tuo Padre Spirituale alias il Tuo Fratello Maggiore, accomunati insieme da una comune Verità interiore che tu solo intuisci anche se non ne hai consapevolezza.

 

 

***

 

        2. La sintesi.

 

        Se quanto abbiamo detto soddisfa il nostro senso del Vero, possiamo azzardare una interpretazione sintetica della Legge Prima, che ci consenta di risalire al pensiero del Suo Ideatore.

        Dobbiamo però prima inquadrare questo precetto nell’ambito dell’Associazione per cui esso è stato formulato.

        La Nostra, anche se si richiama storicamente alla Fratellanza della Costa della Tortuga, ove si navigava, si combatteva e si moriva o si restava storpiati per tutta la vita; ove la struttura gerarchica degli equipaggi, la disciplina militare, la solidarietà tra Fratelli, era un fatto essenziale per la sopravvivenza di tutti; ove in nome di queste scelte, diveniva conseguenziale vivere ed operare da fuori-legge nei confronti dei governi regolarmente costituiti, la Nostra è pur sempre una Associazione sportiva del diporto nautico e degli altri modi di manifestazione del comune amore per il Mare.

        È questo amore che ci accomuna e fa sì che ci sentiamo e ci chiamiamo l’un l’altro “Fratelli”.

        In base a questo sentimento d’amore che ci associa e ci lega fortemente, l’ordine del Capitano e l’obbligo di obbedienza del Fratello assumono un significato essenzialmente affettivo, spirituale, avulso da ogni aspetto fisicamente obbligatorio e costrittivo-sanzionatorio.

        Del pari l’Associazione vive, opera ed è riconosciuta nell’ambito dell’ordinamento giuridico proprio dello Stato Nazionale di appartenenza; in esso svolge attività, utilizzando gli strumenti giuridici, sociali propri di ogni altra associazione di fatto, innescando ed inserendo la propria azione nel rispetto ed in armonia con le leggi dello Stato e le regole della società civile.

        Tanto è accettabile fin quando ci sia rispondenza di quelle, le leggi, al Diritto Naturale, perchè i Corsari siamo uomini liberi, abituati a vivere in mare a stretto contatto con la natura.

        Nell’ambito di queste ovvie precisazioni, il punto di maggior forza per chiarire “ordini” ed “obbedienza” si sposta quindi alla componente spirituale del precetto: “con rispetto verso il Tuo Padre Spirituale o Fratello Maggiore”.

        Ci soccorre l’interpretazione che abbiamo più sopra dato di questi termini: Il Capitano non è più l’organo gerarchico superiore, inquadrato in una struttura militare che operi sia in navigazione che a terra: è il Padre Spirituale che non darà mai “ordini”, nè pretenderà “obbedienza”.

        Il Fratello opererà secondo il proprio sentimento, nel convincimento che le sue idee, opinioni, decisioni coincidano, per averlo riscontrato e/o intuito, con quelle del Padre.

        L’“obbedienza” è quindi frutto di un comune convincimento sulla gioia, sulla utilità, necessità di operare in modo unitario.

        È una convinta partecipazione attiva con l’adozione di un comportamento che è frutto del comune Ideale di Fratellanza; che rispecchia la comune volontà di operare in un certo senso per la realizzazione del bene oggetto delle nostre finalità sportive ed associative.

        L’obbedienza diviene allora l’adempimento di un dovere frutto della convinta giustezza, verità, bellezza della comune idea che si vuole realizzare, nei modi ad essa qualitativamente ed essenzialmente più acconci.

        All’adempimento di questo dovere non ci si può sottrarre se non estraneandosi dall’Associazione, rifiutandone i Principi, assumendo un comportamento passivo di mero disinteresse che prelude al “distacco” ed all’abbandono.

        In sintesi possiamo affermare che la Legge Prima predispone il Fratello all’obbedienza rispettosa, ma libera e dignitosa, dovuta a Chi dei Capitani impersona, secondo il suo personale convincimento, il suo Padre Spirituale.

 

 

***

 

 

        3. I Principi della Legge Prima.

 

 

        Fermiamoci per un momento nel mondo ideale tratteggiato dal precetto contenuto in questa Legge Prima.

        Quali Principi ne scaturiscono?

        Esaminiamo il concetto, il ruolo, la posizione del “Capitano”.

        In una normale associazione sportiva a livello nazionale e con sezioni periferiche, esiste un presidente nazionale, un presidente della sezione, entrambi eletti dagli associati, con poteri anche personali indicati e circoscritti dallo Statuto.  Nè più nè meno com’è nel nostro Statuto.

        Ma nessuno di quei soci si sognerebbe di considerare queste persone, per le funzioni che assolvono, come "Padri Spirituali" o " Fratelli Maggiori".

        Nè è possibile a noi minimizzare la portata dell’Ottalogo, perchè è lo Statuto che è in funzione di Esso e non viceversa.

        La Legge fondamentale della Fratellanza della Costa, a livello mondiale, per deliberazioni nazionali, per trattati, è

l’Ottalogo

e nient’altro. Ad Esso occorre uniformarsi.

        Dobbiamo allora ritenere che la Nostra Associazione non è, sic et simpliciter come una qualunque altra, sportiva, ma ha un quid che la differenzia e la fa unica.

        Cos’è?

        Sono i Suoi Principi.

        Quelli che scaturiscono dalla questa I^ Legge, a mio avviso, sono:

        a) Principio della Fratellanza della Costa .

        b) Principio della Gerarchia Spirituale .

        c) Principio dell’obbedienza spirituale .

        Acquista importanza spirituale la figura del Padre Espiritual, dell’Hermano Mayor; il metodo del “come se”.

 

 

***

 

 

        4. Le applicazioni pratiche.

 

        Facciamo adesso ipotesi concrete di applicazione di questa Legge.

        Ci siamo chiesti tante volte:

        Cosa accade se il Capitano non dimostri di possedere le qualità del Capo Spirituale o del Fratello Maggiore?

        Cosa accade se le idee, opinioni che propone o che si accinge a realizzare, manchino di quei requisiti che le rendano immediatamente e convincentemente condivisibili?

        In situazioni del genere, sempre possibili tra gli esseri umani, sopperisce innanzi tutto lo stesso Ottalogo con i luminosi precetti contenuti nelle Leggi VII ed VIII.

        Pure l’Ordinamento dell’Associazione contenuto nel nostro Statuto, supportato dai precedenti atti deliberativi degli Organi Statutari regola i casi di deviazione degli Organi Associativi:

        Il nostro Ordinamento, infatti, contiene delle garanzie di buon governo e di corretto funzionamento.

        Sono:

  –    la carica elettiva del Capitano: Gran Commodoro, Luogotenente;

  –    la modesta durata del loro incarico;

  –    la funzione riflessiva del Consiglio di Quadrato; identica funzione del Consiglio di Tavola in sede periferica;

  –    la funzione deliberativa del Consiglio Grande e Generale; identica

        funzione dell’Assemblea dei Fratelli di Tavola.

        Gli Organismi collegiali di consultazione su ricordati, consigliano al Capitano prudenza e moderazione; quelli deliberativi concorrono con Lui, considerato “primus inter pares”, alla formazione della volontà ufficiale della Fratellanza della Costa, anche nei casi di evidente contrasto tra differenti opinioni, diverse e contrastanti volontà, diverse scelte di programmi, diverse metodologie di applicazione e di realizzazione.

        Lo stesso Ordinamento si preoccupa, nel contempo, di creare un suo                           equilibrio tra questi Organi Nazionali, nell’esercizio dei loro poteri, in funzione delle rispettive attribuzioni, con il riconoscere ed attribuire competenze direttive nazionali, ad Organi individuali: ai Maggiorenti a vita ed a quelli elettivi.

        Ai Commodori, chiamati, nel caso di vacanza del posto di Gran Commodoro, a reggere la Fratellanza della Costa Nazionale a turno, fin quando non saranno indette nuove elezioni.

        Agli: Scrivano Maggiore, Capitano d’Armamento, Armero Major, Esperti, Consulenti, che, al pari del Gran Commodoro, assolvono a livello nazionale a funzioni statutarie quali organi individuali o aggregati in gruppi di lavoro.

        Ai Connestabili, agli Hermanos Majores (in Italia il titolo ha minore rilevanza spirituale che in altre Fratellanze) con funzioni di iniziativa personale o su incarico.

        Con l’attribuire funzioni di consultazione, controllo o giurisdizionali ad altri Organi Collegiali a carattere elettivo o misto, quali:

  –    Il Consiglio dei Sette Saggi;

  –    Il Gran Giurì.

        Questa struttura statutariamente ideata ed adattata alle esigenze contingenti nel corso dei decenni, assolve pienamente ai compiti, anche se è stato ritenuto sempre più saggio smorzare i contrasti per il bene della Associazione e della Fratellanza.

        In buona sostanza, la nostra è e resta una Fratellanza Ideale di appassionati del Mare e del Diporto che si riuniscono in allegria e serenità, dando esempio a tutti i cittadini, di buoni sentimenti, di civiltà, di buon gusto, misura, perizia e competenza nautiche.

 

 

 

 

Legge  Seconda

 

        “No acometas con armas o malas palabras al Hermano de tu

        misma caleta ni de ninguna del litoral”

 

        “Non attaccare con armi od ingiurie il Fratello del tuo

        stesso porto nè di alcun altro porto del litorale”

 

 

        1. L’interpretazione. L’analisi.

        Tentiamo l’interpretazione del precetto contenuto in questa Legge.

       

        I termini di cui Esso si compone sono:

        “No acometas” “non attaccare”

        “con armas o malas palabras” “con armi od ingiurie”

        “al Hermano” “il Fratello”

        “de tu misma caleta” “del tuo stesso Porto”

        “ni de ninguna del litoral” “nè di alcuno altro Porto del Litorale”.

 

        Esaminiamoli singolarmente.

 

        “No acometas”, “non attaccare“

 

        Anche questo precetto impone un preciso divieto che non lascia dubbi; è un ordine imperativo che non ammette eccezioni.

        Consiste nel divieto di compiere atti di ostilità, che possano essere motivo di litigio, possano creare inimicizia, disarmonia tra Fratelli.

        Che possano rompere l’equilibrio nei buoni rapporti di fratellanza reciproci.

        Il precetto consiste nel divieto di attaccare volontariamente o per negligenza, per imprudenza od imperizia, il Fratello, con armi o “malas palabras”, con ingiurie.

        Il divieto di attacco, a mio avviso, riguarda: tanto la volontarietà dell’azione, preordinata ad offendere, quanto, l’agire colposo se, in ogni caso dipendente dall’agente, offende il Fratello;

 

        “Con armas o malas palabras” “con armi od ingiurie”

 

        “le armi”: a me sembra che con questo termine di debba intendere qualunque strumento che possa offendere la persona in senso materiale e/o spirituale.  Anche i mezzi di comunicazione del pensiero, tradizionali o moderni come la parola, la penna, i mezzi audio-visivi, sono armi d’attacco che possono offendere in modo micidiale.

        Le “ingiurie”: sono l’attaccare il Fratello, offendendolo nel decoro, nell’onore anche mediante scritti, messaggi, disegni offensivi; profferendo contro di Lui parola ingiuriosa; facendogli torto; mortificandolo nella personalità, in ciò che gli può essere caro, nelle cose in cui crede, su cui è fermamente convinto e che costituiscono i fondamenti della sua impostazione di vita e della sua esistenza.

        L’espressione “malas palabras” contiene le “ingiurie” ma, a mio avviso, ha un significato più esteso.

        In lingua siciliana, che mantiene molte espressioni linguistiche che risalgono alla dominazione spagnola, la espressione equivalente è “mi pigghiò a mali paroli“; in italiano, “ me ne disse di tutti i colori“; tutte espressioni che contengono non solo i termini ingiuriosi, ma anche i modi sgarbati, villani, ineducati, di apprezzamento personale negativo, di disprezzo.

        Qualunque parola, frase che non sia manifestazione di sentimenti d’amicizia, d’amore fraterno, rientra tra le “malas palabras”.

        Cosa rimane fuori dal superiore divieto nei rapporti tra Fratelli?

        Il Comando positivo: “Ama il Fratello Tuo; stringi amicizia, dialoga, ricerca e trova i punti che Ti accomunano a Lui: le aspirazioni, i desideri, i bisogni, che al Fratello ti possano legare; che abbiano, come base di partenza, i reciproci rapporti con il Mare; con la barca; le esperienze di navigazione; i ricordi delle uscite in mare, delle regate, delle crociere e delle traversate; per spaziare poi nelle individuali relazioni professionali, sociali, negli impegni umanitari, culturali; per attingere infine opinioni, idee comuni sulle Categorie Generali che occupano l’animo umano nei sentimenti, nella visione e nel senso della vita”.

        In base a tali riscontrate affinità, nasce amicizia, affetto sinceri, che superano i limiti dello spazio, che vanno aldilà dei confini della Tavola locale, aldilà della Tavola Nazionale.

        Nasce fratellanza indipendentemente dalla lingua, dal censo, dalle occupazioni, dalla religione professata, dal grado di cultura personali, perchè su tutte queste diversità, sopravviene la reciproca comprensione, la tolleranza.

        Sentimenti duraturi che superano i confini del tempo contingente, dell’ occasione di incontro, della necessità dell’assidua frequenza; perchè i sentimenti puri d’amicizia sono così preziosi da non avere confini: vanno al di là del Mare, del Vento, della Volta Stellata, al di là della Vita.

        Lo spazio lecito ed il consentito: tra Fratelli conversare, discutere, approfondire i temi della discussione ed il contrasto delle opinioni, anche animatamente in occasioni individuali, in conventi, in assemblee; per confrontarle, superarli, onde pervenire con reciproca partecipazione alla soluzione più equilibrata, più giusta.

        Ma senza prendere il proprio interlocutore a “male parole”; mai discostandosi da quel comportamento che sia manifestazione d’affetto, d’amicizia sinceri; che sia rispetto delle opinioni, delle idee altrui qualunque esse siano. Che sia dimostrazione di lealtà, di franchezza; senza usare mai termini che indichino durezza di espressioni, di critiche, di giudizi personali; attacchi alla persona od alle sue decisioni. Attacchi portati con emotività, con accanimento, con acredine.

        Perchè nessuno può pretendere di avere il dono della verità, della certezza; perchè tutti indistintamente ci affanniamo, spesso inutilmente per anni, inutilmente per un’intera vita, nella ricerca di un punto nave, da dove poter dire: dove siamo, cosa siamo; ove poter buttare l’ancora, sicuri di avere conquistato la calma e la serenità del rifugio.

 

        “Al Hermano” “il Fratello”:

 

        Non attaccare il Fratello!

        È il Fratello della Costa, il Corsaro, legittimamente tale in quanto imbarcato in una Tavola della Fratellanza della Costa, riconosciuta per tale dalla Tavola Nazionale di appartenenza.

        In Italia, è il Fratello iscritto nel ruolino della Tavola in conseguenza
dell’Investitura e del Giuramento; la titolarità della Patente di Corso, del Numero di Bitacora.

 

        “de tu misma caleta ni de ninguna del litoral”.

        “Del tuo stesso Porto nè di alcun altro Porto del litorale”,

        La norma non menziona la “Mesa”, la “Tavola”, la struttura locale dell’Associazione in cui i Fratelli sono arruolati per accudire alla navigazione: denominazione che pure doveva esistere quando fu formulato l’Ottalogo.

        Fa riferimento al luogo in cui essa è ormeggiata: la “caleta”, il “porto”.

        In senso più ampio, anzi, menziona ogni caletta, ogni porto del litorale.

        L’Ideatore dell’Ottalogo, l’H.no Anselmo Hammer, ha voluto così salvaguardare i buoni rapporti tra i Fratelli della Costa indipendentemente dalla Tavola e/o dalle Tavole di loro appartenenza.

        I Fratelli sono tra loro tutti eguali a qualunque Tavola Essi appartengano; non vi è tra Essi differenza, ma pari dignità; non diverso livello, ma pari considerazione; tra Loro vi è eguaglianza che impone a ciascuno di comportarsi verso l’altro con gli stessi sentimenti d’amicizia e di rispetto che si è soliti nutrire, con cui si è soliti rivolgersi al Capitano, al Padre Espiritual od Hermano Mayor.

        Nella Tavola regna l’ordine, l’armonia, l’amicizia fraterna.

        In navigazione ciascuno dei Fratelli assolve al proprio ruolo e svolge i propri compiti e gli incarichi che gli vengono assegnati dal Capitano, dal Luogotenente.

        In porto, all’ormeggio, fuori dal servizio, il Fratello conversa e si intrattiene amichevolmente nella Tavola ed in banchina con gli altri Fratelli, occupandosi dei problemi della nautica, della navigazione, del Mare; intrattenendosi e partecipando alle attività degli uomini del litorale, offrendo il proprio impegno, la propria esperienza; rendendosi utile in ogni circostanza in cui si debbano assolvere funzioni e/o servizi interessanti la nautica, il Mare.

        Il legame di Fratellanza, invece, potrebbe essere interpretato restrittivamente dai Fratelli, nel senso di privilegiare del loro affetto, della loro amicizia e considerazione i Fratelli della stessa Tavola, con cui convivono nelle riunioni, nelle attività, ritenendo così di avere assolto positivamente ai doveri che impone l’Ottalogo; escludendo implicitamente dal vincolo affettivo, dagli obblighi e dalle manifestazioni che esso comporta, i Fratelli della altre Tavole.

        Creando di fatto una gerarchia tra Fratelli verso i quali più intensamente con canali preferenziali o meno intensamente, fino alla sola e semplice accettazione formale del vincolo, si manifesti lo stesso sentimento, creando una disparità di trattamento profondamente iniqua che lo snatura, lo vizia, impoverisce fino a renderlo nei contenuti e nelle manifestazioni qualcosa di profondamente diverso ed opposto.

        Cosa possa diventare la pochezza dell’uomo anche in tema di sentimenti ed ideali d’amore, è una cosa incredibile!

        È a questo temuto fenomeno che l’Ideatore dell’Ottalogo ha voluto porre rimedio.

        Il sentimento di Fratellanza verso i Fratelli, derivando la natura ed i caratteri dall’Amore Universale, non conosce limiti e/o distinguo; tutto in esso è compreso e tutto di esso è manifestazione.

        Esso è innato nella natura dell’Uomo Buono che di questo sentimento vive, manifestandolo spontaneamente in ogni occasione.

        In noi, Fratelli Corsari, l’Amore di Fratellanza nasce dal nostro amore per il Mare, questo Elemento Acqueo, inteso globalmente nella Sua Essenza, nei suoi contenuti, nel suo mondo materiale, nella sue manifestazioni fenomeniche.

        Il rapporto dei Corsari con Esso è come quello esistente tra una particella ed il Tutto: di conoscenza intuitiva, di familiarità, di facilità di convivenza che consente al Fratello di viverci e di vivere di Esso, con i mezzi di cui riesce a disporre.

        Questo comune Amore, reso palese da comuni modi di vita e di relazione con il Mare e tutto ciò che lo riguarda, ha fatto sì che questi uomini si sono cercati e, trovati, hanno voluto rendere saldo questo Loro Sentimento dandosi delle Regole che hanno sugellato con un giuramento di fratellanza, di fedeltà e di obbedienza allo stesso Ideale.

        Per rendere più pregnante questo vincolo si sono idealmente richiamati, assumendone il titolo e gli atti, alla storica Fratellanza della Costa, nei suoi caratteri di comune vita in mare; di stretto vincolo associativo tra i suoi membri; di comune volontà di battersi in combattimento e di rischiare la propria vita non solo per acquisire con le prede i mezzi del loro sostentamento, ma anche in nome di un Ideale di Patria nella lotta contro il nemico comune.

        In virtù di questo ideale legame, l’odierna Fratellanza della Costa accomuna appassionati del Mare che tale loro sentimento d’amore, di rispetto, manifestano in attività che non siano rivolte a scopo di lucro; che per questo loro intimo sentimento comune esaltano i loro rapporti d’amicizia fino a qualificarli come fraterni, come gli uomini nati dagli stessi genitori, aventi in comune lo stesso sangue, le stesse qualità e gli stessi caratteri genetici.

        Ed insieme, affratellati, vivano questo loro rapporto con il mondo del Mare e, vivendolo, si preoccupino di preservare l’oggetto di tanto affetto, perchè viva la sua vita eterna nei caratteri e nelle connotazioni esistenti da sempre, perchè tale sia e rimanga nei secoli, per il bene di tutta la Terra e dell’Umanità .

        La Universalità di questo sentimento di Fratellanza non ha confini territoriali e temporali; in essa è compreso ogni Fratello di qualsiasi Tavola dello stesso porto e di ogni porto del litorale.

        Ed il litorale, come linea continua della costa al confine con tutti i mari del mondo, non ha limiti spaziali e temporali, ma tutto abbraccia, tutto contiene, tutto individua, tutto specifica.

        Il divieto di “attacco”, il dovere di Fratellanza verso il Fratello, non incontrano, pertanto, ostacoli di luogo; nè tanto meno di tempo, di lingua, di nazionalità, di religione; di interessi politici, economici, sociali, che astringono gli uomini di terra, chiusi nei loro fermi confini degli interessi nazionali; limitati dalle illusorie pretese di superiorità e/o coartati dalle necessità della sopravvivenza.

        In mare aperto siamo tutti uguali di fronte ad Esso, alla Sua immensità, di fronte alle Sue molteplici qualità e manifestazioni; di fronte alla vita ed alla morte che dà, preserva e toglie.

 

 

***

 

 


        2. La sintesi.

 

        Possiamo azzardare ora una interpretazione sintentica della Legge Seconda, che ci consenta di risalire al pensiero del Suo Ideatore.

        Individuato il primo precetto fondamentale della Fratellanza nell’“obbedienza” al Capo Spirituale, ecco rivolta al Fratello la prima esortazione in questa legge contenuta:

        “che tra Voi, Fratelli della Costa, non ci sia mai guerra, ma pace; che non si facciano o si guerregino battaglie, ma crociere e raduni; che si realizzi tra voi e si esalti l’amore di fratellanza; che si viva in comune la passione e l’amore per il Mare; così che possiate vivere in armonia, in amicizia in qualunque luogo vi troviate e per sempre”.

 

 

***

 

 

        3. I Principi della Legge Seconda.

 

        Da questa Legge quali Principi ne possiamo trarre?

        A me sembra:

        a) Principi della Pace e dell’Amicizia,

        b) Principio della Eguaglianza dei Fratelli.

        c) Principio di Tolleranza.

        d) Principio della Universalità del Precetto.

 

 

***

 

 

        4. Le applicazioni pratiche.

       

        Per le necessità pratiche di esecuzione della Legge, facciamo ipotesi concrete.

  –    Cosa accade se il Fratello Ti attacca;

  –    Cosa accade se ti attacca a ragione o a torto?

  –    Come devi reagire all’attacco altrui?

        La risposta mi sembra contenuta nella Legge Quarta: “Secondo come tu li tratti i tuoi Fratelli ti tratteranno; il Capitano loderà il tuo spirito fraterno o ti punirà”.

        Ne scaturiscono le seguenti affermazioni:

        - il Fratello non deve attaccare a torto.

        - il Fratello deve improntare il proprio comportamento a spirito fraterno.

        - Ma se è trattato male, se attaccato ingiustamente con armi ed ingiurie, ha diritto di reagire e può rispondere con gli altri Fratelli, riservando all’attaccante pari trattamento.

        - Badando acchè il suo comportamento sia improntato a spirito fraterno per non incorrere nel giudizio negativo del proprio Capitano .

        - Se è attaccato a ragione, deve riconoscerlo mortificando il proprio orgoglio, per avere la comprensione dei Fratelli e le lodi del Capitano.

        Cosa accade se l’attacco non sia rivolto solo al Fratello ma alla generalità dei Fratelli o a coloro che governano la Fratellanza?

        Attacco a torto: mi pare che in questo caso si sia spezzato il legame di Fratellanza; il fratello tale non è più e va sbarcato.

        Attacco a ragione: il Fratello ha il dovere di prendere tutte le iniziative che il caso richieda nelle sedi statutarie più opportune, perchè esponga le sue ragioni, denunzi fatti concreti e sia ascoltato; che sui fatti lamentati si apra un dibattito in cui i Fratelli, in spirito fraterno, esprimano le loro opinioni e la volontà collegiale.

        Nella speranza che tutto si concluda presto e bene, all’insegna del Vero e del Giusto, per il bene della Fratellanza della Costa.

 

 

 

 

Legge  Terza

 

 

        “Recibe en tu nave al Hermano que te visita: offricele

        refrigerio en tu mesa y il mejor coy de tu camarote”

 

        “Ricevi sulla tua nave il Fratello  che ti visita, offrigli

        un posto alla tua tavola  e la migliore branda della tua cabina”

 

        1. L’interpretazione. L’analisi.

        Interpretiamo il precetto contenuto in questa Legge.

 

        I termini di cui Essa si compone sono:

        “recibe” “ricevi”

        “en tu nave” “sulla tua nave”

        “al Hermano que te visita”, “il Fratello che ti visita”

        “Ofrecele”, “Offrigli”

        “refrigerio en tu mesa”, “un posto alla tua tavola”

        “y el mejor coy”, “e la migliore branda”

        “de tu camarote”, “della tua cabina”.

 

        Esaminiamoli singolarmente.

 

        “recibe” “ricevi”:

        Il termine è sempre imperativo; il comando rivolto al Fratello è di “ricevere”, accogliere con gli onori e l’importanza che l’evento richiede, il Fratello che viene a fargli visita.

 

        “en tu nave” “sulla tua nave”:

        è indicato il luogo di accoglienza che non può avere altra denominazione se non quella della “nave”; questo termine rappresenta in linguaggio nautico, il luogo in cui il Fratello vive stabilmente e non deve essere a mio avviso, circoscritto alla sua barca con cui naviga e su cui vive la propria esperienza marinara, ma qualunque residenza in cui lo stesso abbia una relazione di stato in luogo e di cui abbia libera signoria.

 

        “al Hermano que te visita” “il Fratello che ti visita”:

        Il Fratello visitatore deve presentarsi, mostrando al Fratello visitato le sue credenziali, perchè sia riconosciuto come tale. In Italia sono: la Patente di Corso e l’ultimo Registro delle Insegne Numerate ove risulta l’attuale suo regolare imbarco, la Tavola di appartenenza e la sua qualifica.

        Egli chiederà il permesso di salire a bordo della nave del Fratello; gli chiederà il permesso di essere ammesso alla sua residenza per essere accolto come si conviene.

 

        “ofrecele” “offrigli”:

        deve accoglierlo, mettendosi a sua disposizione per quanto possa occorrergli e bisognargli nella particolare circostanza .

 

        “ofrecele refrigerio en tu mesa”:

        In senso letterale significa, offrigli il rinfresco di cui ha bisogno per colmare la sua sete; “Refrigerio” fa venire alla mente i precetto di “dar da bere agli assetati” ma esprime, a mio parere, qualcosa di più.

        Perchè non è solo il gesto scarno, essenziale del “dar da bere” per colmare la sete altrui; è tutto un comportamento che comprende l’ospitalità “en tu mesa”, l’invito a sedersi alla tua tavola e nutrirsi dei piatti e delle portate che gli saranno offerti.

 

        “Un posto alla tua tavola” .

        In senso più ampio, mi sembra che voglia indicare l’offerta di una ospitalità che sia la migliore possibile; la più consona ad un fratello; ad un Tuo pari verso il quale nutri rispetto, amicizia, simpatia.

        Ammetterlo alla “tua tavola”, significa il miglior trattamento di ospitalità che si possa offrire, perchè lo si fa sedere con le persone più intime della tua famiglia, come uno di loro e pari a loro.

        “Un posto a tavola” è necessario per rifocillarlo ed alla occorrenza per sfamarlo se di tale aiuto abbia bisogno.

        “y el mejor coy de tu camarote” “e la migliore branda della Tua cabina”.

        Una branda è necessaria per permettere all’Ospite di riposare e di dormire.

        Ma al Fratello visitatore non deve essergli dato solo un posto su cui distendersi; gli è dovuta “la migliore branda”: il letto più comodo, più riparato, dove meglio possa riposare senza che sia svegliato o turbato nel suo sonno ristoratore.

        Ma anche “el mejor coy” “la branda migliore” non è sufficiente ad accogliere un Fratello che ti visita; occorre che sia quella “de tu camarote” “della tua cabina”, cioè la “branda che riservi a te o alla persona che più ti è cara”, perchè riconosci che è la migliore in assoluto, quella su cui, meglio delle altre, puoi distenderti e riposare tranquillamente in ogni circostanza di tempo e di mare; la più sicura, la più asciutta, la più comoda.

        Figurativamente si intende il “mettersi a disposizione per risolvergli l’eventuale problema che lo angustia, operando nell’ambito del giusto, del lecito, delle norme del convivere civile”; “delle proprie possibilità, ma con tanta buona volontà e di quelle degli eventuali altri Fratelli cui ci si possa nella circostanza rivolgere”.

        L’opposto è: l’accoglienza tollerata, mal sopportata, sbrigativa, distratta, semplicemente formale; che sottintende l’adempimento di un dovere senza nessuna partecipazione affettiva; senza nessun convincimento di assolvere ad un dovere gradito, che dà gioia, soddisfazione, serenità.

        Perchè si legge negli occhi del fratello riottoso la personale estraneità, l’indifferenza, la malcelata sopportazione, la tolleranza nell’atto che si compie; che si offre, purchè il sacrificio che l’ospitalità richiede, sia rapido ed indolore.  Perchè si vuole dimostrare che, se anche pesa il doverlo fare, si è in regola e si è assolto il dovere dell’Ottalogo.

 

***

 

2. La sintesi.

 

        Chiarito, nel modo che ci è stato possibile, il significato della Legge Terza, vediamo di darne una interpretazione sintetica, che ci consenta di risalire al pensiero del Suo Ideatore.

        Ecco la seconda esortazione:

        “adempi con gioia ed impegno ai tuoi doveri di ospitalità verso il Fratello”, sicchè lo stesso abbia ad esserne orgoglioso, abbia a rafforzare la sua credenza, la sua fiducia verso questa Associazione; il suo convincimento della serietà dei sentimenti d’amore su cui si basa e dei legami sinceri d’amicizia che da essi scaturiscono.

        E, portandoti a proprio ed ad altrui esempio, realizzi lo stesso precetto nel suo cuore e nei rapporti con gli altri Fratelli, perchè tutti indistintamente possano godere della stessa ospitalità e dello stesso fraterno trattamento.

        In questo modo si rinnova in ogni occasione e si perpetua nel tempo il Principio dell’Ospitalità tra i Fratelli della Costa; di volta in volta arricchendosi di nuovi pregi, di altre manifestazioni; tutti da ricordare, da raccontare, apprezzare per il sentimento di Fratellanza che ne è alla base; della buona volontà di fare del proprio meglio per dimostrarlo, di renderlo tangibile all’Ospite.

 

***

 

3. I Principi della Legge Terza.

 

        Quali Principi possiamo trarre dalla Legge Terza?

        a me sembra:

        a) Principio della Ospitalità tra Fratelli.

        b) Principio della Solidarietà.

 

***

 


4. Le applicazioni pratiche.

 

        Esaminiamo adesso qualche aspetto.

        I casi di ospitalità ed il modo come gestirli.

        L’ospitalità che è dovuta al Fratello è quella di “visita”.

        Cosa accade se è attorniato da una, più persone? Cosa accade se deve trattenersi non in visita, ma per più giorni?

        “Est modus in rebus” (vi è una misura per tutte le cose). È questione di educazione, di buon gusto, di rispetto reciproci.

        Nessuno dei Fratelli abuserà mai di questo diritto di visita per gravare sui buoni sentimenti dell’ospite e chiedergli più di quanto non sia garbatamente possibile, più di quanto lui stesso in eguali circostanze non sia pronto a dare.

        Ma nell’ospitalità sono compresi tanti piccoli servigi, tante gentilezze, tante comodità che fanno tanto comodo a Chi si trovi in luogo a lui estraneo, ove non si conosca nessuno e/o ove sia difficile comunicare se non si conosce la lingua.

        Le necessità del Fratello che visita e le possibilità per l’ospite di soddisfarle, anche con un solo atto di buona volontà, possono essere tante e tali che risolvergli anche un piccolo problema può essere motivo di grande ed imperitura gratitudine.

        Tutto è frutto di buona volontà, di spirito di servizio, di affezione verso la nostra Fratellanza della Costa.

        Il limite all’ospitare, al chiedere ed al fare è il risultato di un chiaro e leale rapporto tra Fratelli che hanno una occasione in più per intendersi e stringere più duratura e salda amicizia.

        La solidarietà tra Fratelli è una estensione del dovere di ospitalità ed è ipotizzabile ogni qual volta sia necessario intervenire in soccorso di un Fratello che si trovi in difficoltà in mare in navigazione o a favore ed a difesa di Esso che si trovi lontano dalla propria terra in contrasto verso altre persone, enti e lo Stato, per assisterlo e consigliarlo, per far valere una sua domanda giusta e lecita al cui accoglimento è interessato.
Tavola II

 

 

 

 

Legge  Quarta

 

 

        “Como trates a tus Hermanos seràs correspondido y el

        Capitàn elabarà tu Fraternidad a te castigarà”

 

        “Secondo come tu li tratti, i tuoi Fratelli ti tratteranno;

        il Capitano loderà il tuo spirito fraterno o ti punirà”

 

        1. L’interpretazione. L’analisi.

 

        I termini di cui questa Legge si compone sono:

        1) “Como trates a tus Hermanos seràs correspondido”;

             “Secondo come Tu li tratti i tuoi Fratelli ti tratteranno”:

 

        La norma regola il comportamento del Fratello nei confronti degli altri Fratelli.

        Qui non è disposto un ordine imperativo come quelli che abbiamo constatato nelle Leggi precedenti.

        Il comportamento del Fratello verso gli altri Fratelli è lasciato ad una sua libera scelta, quale conseguenza di una presa d’atto della maturità dell’uomo di cui si tratta.

        Un ordine in questo caso non avrebbe senso, ma anzi sarebbe, a mio avviso, un grave errore; sarebbe inutile e con conseguenze imprevedibili.

        Non ci sono quindi regole di comportamento da disporre perchè vengano rispettate ed a cui uniformarsi, ma solo la enunciazione di un Principio Morale esposto in termini felicemente semplici, scarni ed efficaci propri della Gente di mare.

        La regola è: “come tu li tratti, ti tratteranno”, “seras correspondito”:

        La Libertà di Scelta del Fratello è e deve essere incondizionata: in un senso o nell’altro, nel bene o nel male; nelle parole, nei comportamenti, negli atti.

        Che la sua decisione sia libera da vincoli e condizionamenti; sia frutto di una volontà consapevole liberamente determinata.

        Che sappia però il Fratello, che alla sua scelta corrisponderà l’equivalente attribuzione a Lui di tutto il merito od il demerito dell’azione compiuta.

        Il Fratello faccia ciò che ritiene di dover fare nei confronti del/dei Suoi Fratelli: si regoli come gli detta il cuore o la mente; o la convenienza, o il tornaconto o il personale egoismo:

        Nella Fratellanza c’è tanto affetto, amore, rispetto; se in questa atmosfera di sentimenti superiori il Fratello sceglie di agire nel male piuttosto che nel bene, nell’ostilità piuttosto che nell’amicizia; nell’indifferenza piuttosto che nella gioia; a Lui e solo a Lui sarà attribuito tale comportamento con le conseguenze che ne derivano: la giusta reazione degli altri Fratelli.

  *    Tutto può consapevolmente decidere e fare:

  –    Elevarsi via via, nelle idee, nei sentimenti, nei gesti, negli atti, nei comportamenti, lungo la ripida ed impervia scala dei valori umani, dello Amore Fraterno: dal semplice sentimento d’amicizia, silenzioso, affettuoso, colto dall’interlocutore nel gesto, nello sguardo amorevole che gli rivolge il Fratello; dalla disponibilità all’ascolto, alla conversazione, alla attenzione, alla solidarietà verso i suoi problemi; dalla tolleranza dei suoi limiti, dei difetti, delle sue manchevolezze; a tanti atti e comportamenti che denotano disponibilità e ferma volontà di sostegno, di aiuto, con l’attivarsi verso ciò che sia necessario fare per venire incontro al Fratello.

        Egli tutto può fare che rispecchi la esistenza di un intimo, sereno, certo, sentimento d’Amore Fraterno, senza nulla chiedere in cambio, eppure intimamente sicuro che il bene che ha seminato darà un raccolto; che la buona azione che ha compiuto, sarà ricambiata.

        Che l’affetto fraterno che ha così coltivato e manifestato sarà inteso nel suo giusto significato; apprezzato, riportato come fulgido esempio di Fratellanza; ricambiato per cento volte e cento volte tanto.

  –    O sprofondare nell’ostilità attiva, nella violenza verbale, nei modi, con acredine, in espressioni malevoli, ingiuriose o diffamatorie.

        O rimanere inerte, impassibile, disinteressato alle istanze, alle richieste di soccorso che gli vengono dal Fratello e girarsi e rigirarsi da un’altra parte, sordo ad ogni richiamo, ad ogni istanza.

        Od essere il Capitano a tenere volontariamente un comportamento impeditivo della collaborazione e della partecipazione del Fratello, rivolto ad isolarlo; ad escluderlo dall’attività della Tavola sì che ne rimanga fuori, abbandonato senza sua colpa in un’isola deserta.

        Che sappia che la sua scelta sarà la scelta dei suoi Fratelli; che questa scelta sarà di identico peso, di eguale misura; sarà sempre, anche se occorrerà tempo, ma sicuramente, inesorabilmente, oggettivamente, in perfetto equilibrio tra il ricevuto ed il reso; tra il non dato o non fatto ed il non reso.

        Quale esemplare manifestazione della Giustizia degli Uomini!

        Ma non necessariamente sarà una giustizia amministrata, applicata, decisa, che sarebbe conseguenza del caso eclatante di cui bisognerebbe prendere atto, conoscerlo per giudicare ed emettere la giusta sanzione secondo l’Ordinamento Statutario proprio di quella Fratellanza; quanto piuttosto la reazione spontanea del Fratello, dei Fratelli all’azione, omissione, negativa dell’altro Fratello; senza che sia necessaria una presa d’atto ufficiale, ma che si realizzi in via automatica, spontaneamente, quale applicazione di altra Legge, percepita consapevolmente da tutti gli uomini come Giusta:

        “Quel che fai ti sarà reso ora e sempre”.

        Azioni sbagliate, frutto di errore, di negligenza compiute in buona fede. Equivoci per erronee interpretazioni di un fatto, una parola, un’espressione, che possano turbare i buoni rapporti tra Fratelli, sono sempre possibili.

        In tali circostanze è sufficiente un chiarimento che spieghi i fatti o le espressioni dubbie e concluda la vicenda in una fraterna conciliazione.

  *    Questo precetto morale è diverso dallo:

        “ama il prossimo tuo come te stesso”, perchè: questo contiene un comando che proviene da un Essere Superiore, che è imposto al soggetto agente; è rivolto solo in senso positivo verso il bene; trasforma l’amore del sè, sicuramente egoistico, in amore verso gli altri; un amore reso equivalente, bilanciato tra la necessità, la convenienza, la soddisfazione dei bisogni, desideri verso se stesso con il riconoscimento che sia altrettanto dovuto agli altri in sentimenti d’amore, di aiuto, di rispetto, di stima altrettanto tangibili; in quant’altro speri, auspichi per sè debba riconoscerlo e darlo agli altri, al suo prossimo.

        Nella Legge Quarta è rivolto dall’Autore al suo pari; ad un uomo come lui, al quale riconosce, perchè l’ha intuita dentro di sè, la qualità suprema, primaria dell’essere umano, senza la quale non esisterebbe la Legge degli Opposti: l’esistenza del Bene Assoluto e del Male Assoluto; del bene e del male; del positivo, del negativo; del giusto e dell’ingiusto; la liberta, la schiavitù; il vero, il falso e via via tutto quanto esistente in essenza ed in manifestazione, in sempre maggiore più intensa consapevolezza:

        La qualità del libero arbitrio.

 

        2) “y el Capitàn elabarà tu Fraternidad a te castigarà”

             “Il Capitano loderà il tuo spirito fraterno o ti punirà”

 

        C’è comunque il Capitano, il Padre Spirituale, il Fratello Maggiore, che osserva amorevolmente, ma anche obbiettivamente il comportamento dei Fratelli della sua Tavola o della Tavola Nazionale.

        Annota e valuta le loro parole, i comportamenti nella Tavola, in mare, in banchina, verso i Fratelli, verso gli altri uomini.

        E rende al Fratello ciò che gli è dovuto per i suoi meriti e pure i demeriti.

        In rapporto, a quanto constaterà, lo loderà avanti a tutti perchè sia a tutti di esempio; perchè tutti gli riconoscano i meriti attribuitigli, sì da considerarlo un sicuro elemento per la buona navigazione della Tavola; un Fratello su cui poter contare nel momento del pericolo od a cui affidare, ove occorra, la conduzione della nave.

        Lo punirà avanti a tutti, perchè tutti capiscano che l’errore irresponsabile commesso in navigazione deve essere punito con mano ferma e senza debolezze; perchè ogni navigazione è sempre rischiosa e la cattiva condotta di uno, può mettere a repentaglio la vita della nave o la buona riuscita del progetto che si è elaborato per essere felicemente realizzato.

        Fuori da questi schemi, da queste Regole nei rapporti tra Fratelli, sopravviene l’incoerenza, la superficialità; non resta che il gioco puerile, ipocrita di voler apparire senza essere; di volersi ammantare delle penne del pavone senza averne la sostanza.

 

***

 

        La nostra è un’Associazione che abbiamo accettato quale erede dell’antica Fratellanza della Costa; abbiamo ammesso che questa Fratellanza in armi, sopravviveva per merito dei patti comuni, della disciplina gerarchica; della struttura associativa interna, improntata a principi di solidarietà e di previdenza; del potere disciplinare e sanzionatorio del Capitano.

        La Nostra è un’Associazione improntata all’Amore Fraterno, all’Amore per il Mare.

        Quali poteri ha oggi il Capitano sul destino del suo equipaggio, del suo Fratello?

        Nell’Ottalogo, il potere punitivo è lasciato alla saggezza del Capitano ma è chiaro che esso, allo stato presente, non può prevedere che l’ammonizione e, nei caso più gravi, attraverso sanzioni intermedie, lo sbarco definitivo.

        Consentendo ai Fratelli della Tavola di liberarsi dalla presenza di un uomo che si è dimostrato indegno di ornarsi delle insegne della Fratellanza e di fregiarsi del titolo di Fratello.

 

***

 

        Quanto abbiamo osservato è in relazione alla ipotesi comportamentale del Fratello tra Fratelli, regolata dal precetto contenuto in questa Legge.

        Dobbiamo però chiederci: cosa consente la presente Regola?

        Quale può essere il comportamento che il Fratello può tenere in piena libertà, senza il timore di dover incorrere nelle ire dei Fratelli, nel rilievo di demerito del Capitano?

   –   Cosa può fare per essere in regola con se stesso e/o per conquistare l’amicizia, la stima degli stessi Fratelli e del Capitano?

        Costruiamocela questa risposta!

        Occorre come prima cosa intendersi sui termini che ci vengono tramandati dalla tradizione corsara:

   *   I Corsari erano gli armatori privati che facevano la guerra marittima contro le navi di un paese nemico.

        Il nome di Corsaro deriva dal fatto che si trattava di correre il mare alla caccia delle navi nemiche.

        La guerra di corsa si distingueva dalla pirateria poichè era esercitata con il consenso espresso del monarca sotto le cui bandiere serviva il Corsaro a cui, dal XIV secolo, si rilasciava una formale autorizzazione: la lettera di marca o patente di corsa.

        Fin dal XII secolo sono note le imprese dei Corsari genovesi e veneziani nel Mediterraneo.

        L’ultimo Corsaro italiano fu Giuseppe Garibaldi che ebbe la patente di Corsa dalla Repubblica del Rio Grande del Sud, in guerra contro la Repubblica Orientale dell’Uruguay e l’Impero del Brasile. Siamo negli anni 1837-1839.

        I Fratelli Cileni, nella formulazione dei fondamenti della nostra Associazione, si sono richiamati alla guerra di corsa collegata alle conquiste coloniali d’oltre oceano ed alla lotta per il possesso delle nuove terre, fra Olandesi, Inglesi, Francesi, Portoghesi e Spagnoli.

        Questo fenomeno durò fino a quando, nel 1856 con il Congresso di Parigi, si potè raggiungere un accordo tra le maggiori potenze per l’abolizione delle guerre di corsa.

        È questo il soggetto che i Cileni e con loro, noi abbiamo preso come modello del Fratello della Costa della nostra Associazione.

   *   Poi vi erano i Filibustieri, soprannominati così perchè appartenenti alla Filibusta costituita nel 1630 nell’isola della Tortuga (san Domingo).

        I Filibustieri facevano scorrerie nei litorali della costa e lungo le rotte dei galeoni per l’Europa. Il loro vessillo era conosciuto e temuto in tutti i mari perchè avevano perizia nel navigare ed audacia incredibile negli abbordaggi. Uccidevano, depredavano, si arricchivano.

        La Francia se ne valse nelle sue guerre contro gli Olandesi e gli Spagnoli nel 1673; ma li distrusse nel XVIII secolo.

   *   I Pirati invece, sono coloro che compivano e compiono il reato di pirateria, perpetrato con violenza alla proprietà ed alle persone in alto mare, fuori da acque territoriali. Sono i banditi del mare. Nacquero insieme ed a scapito del traffico mercantile e fioriscono, ancora oggi, nei mari ove gli Stati non dispongono di un sicuro controllo militare marittimo.

        Olanda ed Inghilterra incoraggiarono ed aiutarono i Pirati che insidiavano la supremazia marittima spagnola nelle rotte Spagna-Caraibi. Tra questi il Capitano Morgan fu nominato dagli Inglesi governatore della Giamaica. E fu proprio costui che da governatore, nel XVII secolo iniziò un’opera di rastrellamento contro i Pirati che si concluse nel 1750.

        Dalla ricerca storica emerge un fatto che possiamo considerare attendibile: il fatto che venisse rilasciata la patente di corsa da parte di uno Stato per la sua utilità, anche a Filibustieri e, se fatto con disinvoltura, anche a Pirati, purchè bravi navigatori, impavidi combattenti. Con l’autorizzazione alla corsa, tutti diventavano “Corsari” ed erano così legittimati a proseguire la loro azione di pirateria intelligente: “Contro le navi nemiche sì, contro le nostre no!”

        Da qui l’utilità di servirsene e poi, se non si integravano, la necessità di disfarsene.

        Il concetto di Corsaro, moderno Fratello della Costa, risente di questa confusione dei ruoli propria della storia vissuta.

        Ma continuiamo la nostra disamina storica della vita del nostro Soggetto.

        I Filibustieri erano in maggioranza uomini di mare che avevano abbandonato, per lo più urgentemente, il loro luogo di residenza, per riparare nel nuovo mondo in cerca d’avventura e di ricchezza.

        Erano in maggioranza uomini, anche di pregio, diciamo poco inclini al rispetto delle regole del vivere civile, molto disinvolti nel linguaggio, nei modi e nei comportamenti.

        Era l’attività marinara comune che li associava e disciplinava in base a patti e convenzioni precisi e rigidi.

        Ma, nel loro ambiente, potevano vivere in assoluta libertà personale, nei rapporti con le loro donne ed in mare, in navigazione lungo le coste vicine ai loro covi.

        Normalmente liberi dal bisogno per i profitti delle loro scorrerie, nei covi passavano il tempo da gradassi a sollazzarsi, a burlarsi gli uni degli altri, in baldoria, in ubriacature, in risse, in atti di crudeltà.

        Questi convincimenti hanno orientato i moderni Fratelli della Costa verso un modello di Corsaro incline a vivere fuori dagli schemi e dai comportamenti che assume ogni giorno per il ruolo sociale che gli è proprio.

        La visione del suo Corsaro, consente al Fratello di appropriarsi in mare ed a terra tra i suoi Fratelli, di quella libertà che, gli permette di vivere, agire secondo l’estro, la fantasia, la sua creatività, per navigare lungo tutte le rotte del mondo e ove getti l’ancora, spaziare ove il caso, la fortuna od il destino lo porti.

        Il moderno Fratello ha trovato il suo modo di essere in questa Associazione tra Fratelli, libero da tutto, come è libero in mare, in navigazione sulla sua barca; libero al timone, alle scotte, alle vele, sulle onde, con i venti; con i colori del giorno ed il buio delle notti, sotto le stelle, tra le costellazioni; con la sua fantasia per creare e modulare nuovi, fantastici, romantici personaggi in cui immedesimarsi, da portare a nuova vita.

        La Fratellanza diventa così per il novello Corsaro, il mondo magico in cui entrare tenendosi per mano con altri uomini, tutti vestiti degli stessi colori e delle stesse insegne, ogni volta che lo voglia, per fare barriera contro la vita di ogni giorno, ove poter respirare una boccata d’aria pura, ritemprarsi, acquistare nuova forza e nuovo impegno per ritornare poi a lottare nella vita di ogni giorno .

        E così si incontrano tra noi uomini di chiara fama nel mondo sociale che si trasformano in giovani giocherelloni per divertirsi e divertire.

        Perchè tra noi, Corsari, tutto è un gioco preso e vissuto con serietà.

        Non si spiegherebbe altrimenti come è mai possibile che un Fratello che nella vita professionale è direttore della Associazione degli Industriali, si trasformi in fabbro per forgiare con le sue mani e con gli strumenti da lui stesso predisposti da una balestra d’autocarro, la Sciabola d’arrembaggio in puro acciaio, con elsa, lama incisi dei simboli della Fratellanza, con fodera, custodia, unica in tutto il mondo, proprietà della Tavola di Siracusa.

        Il limite nel nostro libero rapporto associativo è dato al Fratello dal precetto contenuto nella presente legge. Oltre quelli ovvi propri del vivere civile che, per supposizione, fanno parte del bagaglio morale dell’Uomo.

        Se quanto abbiamo fin qui discorso vi sembra conforme alla vostra esperienza di Fratelli e condivisibile, possiamo confortevolmente convenire che:

        “Fuori delle ipotesi regolate dalla Legge Quarta dell’Ottalogo, il moderno Corsaro - Fratello della Costa - ha tutto un suo mondo da condividere con gli altri Fratelli, in cui vivere insieme in piena libertà, in serenità (che sono così care) e soprattutto in allegria”.

 

***

 

2. La sintesi.

 

        Possiamo ora passare ad una interpretazione complessiva della Legge Quarta, che ci consenta di risalire al pensiero del Suo Ideatore.

        Mi pare che in Essa sia contenuta la terza esortazione:

        “Comportati in seno alla Fratellanza della Costa e verso i Tuoi Fratelli, manifestando a tutti ed in ogni occasione tutto l’amore, l’amicizia di cui sei capace, tutta la buona volontà di cui disponi; fai tutto per spirito di servizio, con sincerità, semplicità, senza chiedere o pretendere ricompense.

        Vivi, tutte le volte che ti è possibile, la Fratellanza della Costa, insieme ai tuoi Fratelli, pienamente, in serenità, in allegria per quel tempo dimentico dei problemi di ogni giorno, pur con misura e nei giusti limiti che pure conosci.

        Tutti i Fratelli apprezzeranno il tuo comportamento e ti renderanno merito incondizionato e duraturo”.

 

        Sia chiaro che la Fratellanza della Costa è anche preparata alle altrui azioni malevole e sa ad esse giustamente reagire; le sa gestire con distacco ed equità, ma anche con fermezza.

 

***

 

3. I Principi della Legge Quarta.

 

        Quali Principi ne scaturiscono?

 

        a) Principio di libertà di scelta e conseguente assunzione di

            responsabilità.

        b) Principio del Giusto Equilibrio tra il fatto ed il reso.

        c) Principio Punitivo.

        d) Principio di Libertà Corsara come evasione dalle strettoie della

            propria vita ordinaria.

        La presupposizione dell’esistenza del Libero Arbitrio e della Legge degli Opposti.

 

***

 

4. La applicazioni pratiche.

 

        Passiamo adesso ai fatti della vita pratica dei Fratelli e facciamo ipotesi concrete.

        Mi sembra che ci siano tre serie di fatti che rientrino nell’ipotesi di questa Legge:

        Una è quella della giusta reazione; un’altra è quella della giusta lode o della giusta punizione. La terza è quella di vivere i fatti nostri in libertà.

   *   La reazione del Fratello e/o dei Fratelli deve essere proporzionata al buono od al cattivo comportamento del Fratello; deve essere adeguata ad essi.

        La reazione del Fratello deve essere contenuta e ferma nel disapprovare il comportamento negativo del Fratello; deve essere corale da parte di tutti i Fratelli, tra loro compatti e solidali, perchè chi ha sbagliato capisca che non troverà sostegno, nè alleati; ma che, così agendo si è isolato; si renda conto che l’errore, la furbizia, non pagano; devono essere abbandonati e deve seguire la rotta della rettitudine e dell’amore.

 

   *   La lode e la punizione.

        La lode può essere presentata bene, ma schiettamente e senza ipocrisie, perchè sia dato più risalto alla buona azione, all’impresa compiuta. Può formare oggetto di premio e di riconoscimento di Titolo, perchè non sia dimenticata, ma rimanga agli atti della Fratellanza e nella memoria dei Fratelli.

        La lode al Fratello, riconosciutagli dal Capitano, è sempre accetta dal Fratello e ben accolta da tutta la Tavola; se ha rinomanza nazionale sarà oggetto di festeggiamenti e cerimonie con conferimento di premi e titoli.

        Alla lode si accompagna la gioia di Chi la riceve, di Chi la dà e dei Fratelli che vi partecipano.

        Grandi raduni, incontri, zafarranchos, sono organizzati tra più Tavole od a livello nazionale, in litorale od in navigazione; le relazioni, le premiazioni i conferimenti di titoli, le cerimonie per le investiture, segneranno eventi indimenticabili che fanno della Fratellanza della Costa un’associazione unica, particolare, inimitabile.

        Per concludersi con gli immancabili golpe de canon alla maniera cilena, italiana, con polvora blanca y nigra e il fragore delle batterie ed il tintinnio dei cristalli colmi di rum, alla buona sorte della navigazione e del suo capitano.

 

   *   La vita dei Fratelli, è vissuta nel loro mondo di fantastici Corsari, per quel che ci si possa concedere, in piena libertà.

        Libertà dall’età, dal ruolo sociale, dalle proprie attività lavorative, dai propri impegni politici, economici, familiari; è vissuta dimentichi di tutto: solo loro; solo noi Fratelli della Costa, tra mare e barca e vele e vento e notti chiare illuminate da luna e stelle; notti buie, gli occhi stanchi incollati alla lucina della bussola e governare, intuendone le onde nelle dimensioni, portata, pericolosità. Crepuscoli, aurore, immersi nei loro colori; negli odori di un mare spumeggiante, impregnati di salsedine negli occhi, nel viso, nei capelli, in tutto il corpo.

        Liberi in un gioco continuo, fatto e vissuto tra noi, con convinzione, con delicatezza, sobrietà, gioia in una altalena continua tra sali-scendi su onde sempre più grandi. Onde come palazzi in cui si sale arrancando di bolina per poi percorrere, stupefatti, i loro terrazzi appena mossi e ridiscendere alla puggia fermando la barca e facendo attenzione che, presi dall’euforia della velocità, non esca fuori dall’acqua con il rischio di ingavonarsi nella caduta.

        Il Diritto di Preda.

        La Tradizione corsara consente al Fratello di esercitare il diritto di preda.

        Si esercita, normalmente, sul Banderin Negro ma può essere rivolto ad altri beni di Tavola ove si rispetti nel rituale, signorilità, buon gusto, spirito goliardico.

        Il rituale si sviluppa in varie fasi:

        1) l’acquisizione della Preda. La si deve conquistare con destrezza, con l’inganno, con malizia, mai con la forza o la violenza alle persone e cose. La Preda è tale se è un bene intangibile della Tavola e non può ammettere donazione o abbandono.

        Se si è scoperti bisogna abbandonarla e il gioco finisce lì.

        2) la Dichiarazione di possesso della Preda. Il depredante deve dichiarare al depredato il suo stato di possesso sulla cosa.

        3) L’esercizio del diritto di riscatto.  Il depredato deve esercitare tale diritto dichiarando al depredante la sua disponibilità a pagare il riscatto.

        4) L’incontro in zafarrancho comune ove ufficialmente si procede alla riconsegna della Preda ed al pagamento del riscatto in “barilotti di rhum”.

 

 

 

 

Legge  quinta

 

 

        “No tengas envidia de la nave de tu Hermano ni de sus velas y motores”.

        “Non invidiare la nave del tuo Fratello, le sue vele o i suoi motori”.

 

 

        1. L’interpretazione. L’analisi.

        Occupiamoci dell’interpretazione del precetto contenuto in questa Legge.

 

        “No tengas envidia”

        “Non invidiare”

 

        Anche questo è un ordine imperativo che deve essere applicato dal Fratello.

        L’ordine, in questo caso, non è rivolto ad eseguire “un comportamento” del Fratello come i precedenti “obbedisci agli ordini”, “non attaccare”, “ricevi”; ma si indirizza alla radice di esso: al pensiero, alla mente del soggetto da cui l’idea promana: è vietato al Fratello di nutrire pensieri d’invidia nei riguardi di un altro Fratello.

 

  a)   Perchè l’invidia non si armonizza con il sentimento di Fratellanza.

        È considerato pertanto riprovevole avere invidia tra Fratelli.

        È ammirevole il sentimento opposto: del rallegrarsi!

        Mi posso rallegrare se il Fratello ha una barca migliore della mia, apprezzando il fatto che sia riuscito a scegliere con più competenza, con migliore discernimento, la barca, le vele, i motori migliori; quelli che gli danno migliore resa quando gliela si chiede.

        Mi posso pure rallegrare del fatto che il Fratello abbia acquistato una barca più grande, più comoda, più lussuosa della mia; che abbia acquistato ed io no; che possegga, detenga una barca bellissima ed io no; od anche una barca molto più costosa della mia. Che sia stato in condizione di acquistare scafo, vele o motore costruiti con progetti, prodotti, tecniche modernissimi che ne moltiplicano l’efficienza.

        Mi posso rallegrare del fatto che il Fratello riesca a stare in mare per più tempo di quanto non possa fare io. Che non rimetta come rimetto io.

        Mi posso rallegrare delle qualità marinare del Fratello, della sua capacità di affrontare il mare in navigazioni d’altura impegnative e rischiose; apprezzarlo per l’impegno, il disinteresse, lo spirito di servizio con cui vive la Fratellanza della Costa; con cui si impegna in compiti, iniziative che promuove e che realizza a favore della nautica e per il Mare.

        Ed i casi di gioia per quel che ha o possa fare il Fratello sono infiniti, come infinita deve essere la gioia nel constatarlo.

        Senza per questo nutrirne invidia.

 

  b)  Perchè l’invidia corrode alla radice il sentimento di Fratellanza.

        Come un virus subdolo, si insinua tra le basi psicologiche di esso Sentimento, facendogli perdere vitalità, forza, convincimento, svuotandolo ed annientandolo in breve tempo.

        L’invidia se non combattuta dal Fratello nella sua mente al suo primo apparire, porta con sè altri sentimenti del pari negativi che ne moltiplicano le conseguenze dannose. Porta dalla fratellanza alla estraneità; dalla collaborazione alla rivalità; dall’amicizia all’inimicizia fra Fratelli. Porta alla competizione fra loro, concentrata nei segni apparenti di ricchezza esteriore, che nulla hanno da spartire con il comune Amore per il Mare, con l’Amore Fraterno.

        E dove la competizione non è possibile, l’invidia può portare all’isolamento del Fratello invidiato, colpevole non dichiarato per avere nave o vele o motore che superano in bellezza, potenza o semplice valore economico quelle della maggioranza dei Fratelli di Tavola.

        Gli stessi effetti dell’invidia, nella forma dell’ostracismo, produce il disprezzo del Fratello che non possiede nave, vele, motori rispetto ad altri.

        Simile all’invidia è il complesso d’inferiorità che colpisce il Fratello per non possedere i segni apparenti di ricchezza di cui l’altro gode; per tale suo stato d’animo non riesce ad essere aperto, spontaneo, partecipe della vita di Tavola e si sente sempre in sospensione tra l’essere Fratello ed il non esserlo.

        Simile all’invidia è il complesso di superiorità che attanaglia il Fratello che possiede la barca più costosa, più potente, quale frutto di ricchezza che sfoggia per distinguersi dagli altri Fratelli; per pretendere, in virtù di essa, riconoscimenti, titoli, incarichi che non merita e che esercita, purtoppo, come espressione di un potere e non per spirito di Fratellanza e di servizio.

        Questa mentalità e questi comportamenti sono in violazione della presente Legge.

 

  c)   Non sono le barche, le vele, i motori più grandi, più potenti, che danno una sorta di superiorità in mare. Una barca su cui navigare da cinque o da venti metri; delle vele in cotone o in dacron o nei tessuti delle ultime generazioni; un motore da sette o da duecento cavalli e più; cosa cambiano nel modo di vivere la esperienza della navigazione? Nel coraggio nell’affrontare le stesse situazioni di pericolo, di rischio di avaria, di vita, di fronte ad un mare difficile e dalle condizioni proibitive?

        Di fronte a simili realtà il valore dell’uomo e all’occorrenza solo l’amore fraterno, la solidarietà fra uomini può rendere la navigazione sicura, può venire in aiuto, a sprezzo di ogni pericolo, con qualunque mezzo piccolo o grande che sia.

        Non è la varietà dei mezzi di navigazione che danno sicurezza o fanno la differenza; ma il carattere, la forza interiore, la tenuta degli uomini: e queste qualità non suscitano invidia, che è propria della gente dappoco, ma solo ammirazione tra pari.

        E pari devono essere tra loro i Fratelli della Costa.

 

        d) Non vi deve essere competizione tra Fratelli; vi deve essere collaborazione.

        L’esperienza dell’uno deve essere messa a disposizione degli altri perchè acquisiscano nuova conoscenza, nuova maestria nel campo nautico, da esercitare a giovamento di altri.

        La competenza, i mezzi, gli strumenti di uno, devono essere messi spontaneamente a disposizione della Fratellanza se tanto è necessario od utile per assolvere ad un bene comune o per realizzarne i Principi, perseguirne le finalità.

        Vi deve essere partecipazione attiva ad ogni livello perchè ciascuno dia un contributo in idee, in attività di volontariato individuale ed in concorso con gli altri in nome della Fratellanza, quale espressione del nostro amore per il Mare ed al servizio di ogni comune, generale interesse.

 

***

 

2. La sintesi.

 

        Possiamo ora compendiare la sintesi della Legge Quinta.

        “Lo spirito di Fratellanza della Costa si nutre e si arricchisce di sentimenti d’amore che i Fratelli devono vivere tra di loro, rifuggendo da ogni pensiero, atto, comportamento che possa inquinarne la purezza e la vita. Prima fra tutti l’invidia di uno verso l’altro per tutto ciò che sia o che possegga”.

 

***

 

3. I Principi della Legge Quinta.

 

        Quali ne scaturiscono?

 

        a) Il Principio dell’Amore Fraterno.

        b) Il Principio di Pari Dignità tra Fratelli.

        c) Il Principio di Collaborazione tra Fratelli.

        d) Principio del Volontariato per Spirito di Servizio.

 

***

 

4. Le applicazioni pratiche.

 

        Esaminiamo qualche applicazione pratica della Legge.

        Quali conseguenze possano scaturire dai comportamenti ipotizzati nelle pagine precedenti?

        L’invidia è certo un sintomo molto grave di scarso sentimento di Fratellanza fino alle estreme conseguenze della estraneità tra Fratelli e della inimicizia tra loro!

        Perdurando essa nell’animo del Fratello e consolidandosi nei pensieri e nei suoi comportamenti, non vi è dubbio che avrà effetti malevoli che creano disarmonia, inimicizia, rivalità, in un ambiente ristretto in cui è difficile convivere se non si è animati dalle migliori intenzioni, da puri sentimenti.

        Passare dall’armonia tra Fratelli alla disarmonia; creare turbamenti negli animi dei più, lacerazioni insanabili, il passo è breve, con conseguenze gravi anche per la serenità della navigazione e la sicurezza della Tavola.

        Se poi in questo turbinio di sentimenti si fa coinvolgere o vi partecipa il Capitano, la rotta della Tavola ne sarà condizionata ed il suo destino nefasto potrà essere questione di tempo.

        A meno che non intervenga il Maggiorente statutariamente delegato ad intervenire od il Capitano Nazionale che ne assuma il comando, il tempo necessario per riportare la nave in porto ed affidarla a buoni maestri d’ascia locali che la rimettano in sesto per riprendere il mare con l’equipaggio rinfrancato o selezionato o rinnovato.

        È certo che l’invidia tra Fratelli è il peggiore dei mali; per questo occorreva evidenziarlo in una Legge apposita, senza peraltro indicarne rimedi e sanzioni tanto estesa è la gamma delle sue modulazioni e, in corrispondenza, le possibilità personali e/o collettive di combatterla e reprimerla.

 

****

 

        Esaminiamo altre applicazioni dei superiori Principi.

 

   *   Dal Principio dell’Amore Fraterno scaturisce la pratica del Gemellaggio tra Tavole di litorali diversi entro e fuori i confini delle rispettive Tavole Nazionali.

        Le Tavole gemellate sugellano, con apposito trattato riportato nel titolo del Banderin Negro di esse, un patto di amore fraterno tra tutti i loro componenti.

        L’amore fra questi Fratelli, se sempre coltivato, è più intensamente sentito, perchè scaturisce da legami d’affetto più forti; perchè è rafforzato dal fatto di sentirsi tra loro come i fratelli gemelli che vivono la loro vita prenatale e la comune nascita con un legame viscerale ed istintivo che li fa, seppur diversi, unici.

        Ma questo Patto di Gemellaggio va oltre i limiti della vita dei gemelli, perchè vincola i componenti delle Tavole Gemellate, finchè le stesse saranno in navigazione .

   *   Dai superiori Principi scaturisce la pratica dell’alternanza tra Fratelli alla conduzione delle Tavole.

        La conduzione di una Tavola impegna il Capitano ed i suoi collaboratori in idee, iniziative, attività sempre onerose ed impegnative.

        Con il passar del tempo ci si stanca e si esaurisce la propria carica d’intenti. La conduzione diventa un’abitudine e la Tavola langue agli ormeggi o fa piccole uscite fuori dal porto.

        L’alternanza tra i Fratelli a questi incarichi è il toccasana, perchè essa dà la possibilità a ciascuno di esprimere con nuovo e rinnovato impegno i Principi dell’Ottalogo. Così a ciascuno vengono riconosciuti i propri meriti e la Tavola vive la sua vita al livello più alto delle possibilità dei Suoi componenti, passando dai meriti di un Capitano a quelli dell’altro.

        È come nella staffetta in cui i componenti della stessa squadra impegnandosi al massimo, si trasmettono il testimone per conquistare l’ambito traguardo.

        Tra noi si alternano i Fratelli più volenterosi e più stimati alla conduzione della Tavola, l’uno accanto e dopo l’altro, dando ciascuno il meglio di sè in stretta collaborazione e con l’unico intento di servire la Fratellanza ed i Fratelli.

        Nel nostro mondo straordinario ove gli incarichi seppure onerosi sono un servizio reso esclusivamente alla Fratellanza, il Fratello che si offre con questo intento, merita la migliore accoglienza e la migliore branda della cabina.

 

        “Al Capitano che sopravviene ponti d’oro”!

 

        perchè toglie dalla ambasce di un impegno difficile il Capitano uscente che così, finalmente, si concederà il meritato riposo, tra l’amicizia e la riconoscenza dei Fratelli.

        La gioia della sostituzione fa sì che l’alternanza al comando avvenga in piena armonia tra i Fratelli, quale conseguenza di accordi che evitano contrasti, sgradevoli contrapposizioni, confronti che sono sempre separativi perché creano disdicevoli rivalità.

        Tra Fratelli sono vietati i duelli a due, gli abbordaggi tra molti e le battaglie navali tra Tavole.

        Tra Fratelli e tra Tavole si deve navigare tutti in formazione, in base a piani comuni previamente scelti, per la cui riuscita ognuno si assume la sua responsabilità in base al ruolo che gli è stato assegnato; a cui tutti spontaneamente collaborano con il massimo impegno, perchè così vuole la legge del Mare e della Fratellanza.

 

 

 

 

Legge  Sesta

 

 

        “Trae al Piloto sin puerto a tu caleta y sino posee otra

        riqueza que su corazon, embarcale en tu yate y considerale

        como Hermano”.

 

        “Accompagna il Pilota senza porto alla tua base e, anche se

        non possiede altra ricchezza che il suo cuore, imbarcalo

        sulla tua nave e consideralo come Fratello”.

 

 

1. L’interpretazione. L’analisi.

 

        I termini di cui questa Legge si compone sono:

 

        “Trae” “accompagna”;

        “al piloto” “il pilota”;

        “sin puerto” “senza porto”;

        “a tu caleta” “alla tua base”;

        “y” “e,”;

        “sino posee otra riqueza que su corazon”

                        “anche se non possiede altra ricchezza che il suo cuore”;

        “embarcale en tu yate” “imbarcalo sulla tua nave”;

        “y considerale como Hermano” “e consideralo come Fratello”.

 

Esaminiamoli singolarmente.

 

        “trae”, “accompagna”:

        il termine spagnolo e la traduzione italiana danno l’idea del  doversi attivare per accompagnare con amicizia, in modo volenteroso, per guidare, “al Piloto”, “il Pilota”.

        “Al piloto” “il pilota”; è colui che conduce un mezzo che si muova in acqua; in particolare, la nave.

        È colui che ha l’attitudine, la qualifica, lo stato di comando alla guida della nave; che decide secondo la sua volontà, organizzando l’uscita ed il rientro del mezzo, assumendosene la responsabilità della navigazione.

        In particolare, è lo skipper dei cabinati da diporto, delle barche a vela ed a motore;

 

        “sin puerto” “senza porto”;

        è il pilota che non ha un porto, una meta di riferimento; o che non conosce a sufficienza il litorale in cui naviga o in cui si è smarrito; che non ha una rotta precisa da seguire per arrivare in porto, a destinazione.

 

        “a tu caleta” “alla tua base”;

        è la cala, la insenatura che hai scelto per il tuo ormeggio.

        Tanto l’ormeggio temporaneo quanto il porto ove risiedi e ove sei ancorato stabilmente.

        Accompagnalo lì, in modo che abbia un posto, un ormeggio sicuro come il tuo; riparato quale è il tuo per te.

        “Accompagna il pilota senza porto alla tua base”, è il primo dovere che la Legge Sesta impone al Fratello della Costa.

 

        E specifica:

a)     “Accompagna il pilota anche se non possiede altra ricchezza”, “y sino posee otra riqueza”

        La norma si riferisce alle ricchezze materiali per specificare che esse non hanno peso alcuno per decidere il comportamento del Fratello verso il pilota.

 

b) “Y sino”, “Anche se”:

        Alle ricchezze materiali eventualmente possedute dal pilota la Fratellanza è indifferente; La ricchezza materiale del pilota è irrilevante; essa non gioca alcun ruolo per decidere del suo imbarco e della sua considerazione od importanza.

        È per la norma essenziale che il pilota abbia e dimostri d’avere una sua ricchezza interiore.

        È questo il requisito che la Fratellanza ricerca nel pilota perchè possa essere imbarcato sulla nave del Fratello ed essere considerato come tale.

 

c)     “Que su corazon”, “che il suo cuore”:

        La ricchezza del suo Cuore. Ecco cosa è determinante per avere considerazione del pilota da parte del Fratello.

        È la ricchezza dei suoi sentimenti. Sentimenti positivi: d’amore per il Mare, e le altre cose create; d’amicizia per gli uomini, di buona volontà di operare per mantenere le qualità naturali delle cose, per alleviare le sofferenze degli altri esseri; di spirito di servizio per attivarsi senza alcun tornaconto personale, per l’appagamento del bisogno di essere stato utile; il conseguimento della serenità d’animo per avere fatto del proprio meglio.

 

d)    “Embarcale en tu Yate” “imbarcalo sulla tua nave”;

 

        Se tale ricchezza riscontri nel pilota senza porto, imbarcalo sulla tua nave, nella certezza che con esso ti troverai bene; con esso puoi navigare e dividere con lui le gioie ed i rischi della navigazione.

 

e)     “y considerale como Hermano” “e consideralo come Fratello”.

        Questo pilota, che abbia questa sua ricchezza interiore, che hai imbarcato sulla tua nave, puoi trattare come se fosse tuo Fratello.

 

***

2. La sintesi.

 

        Tracciamo ora la sintesi di questo precetto nella speranza di averlo interpretato esattamente.

        A me sembra che l’Ottalogo, con questa Legge, regoli i rapporti tra Fratelli della Costa e gli altri appassionati del Mare.

        Mi sembra che, fra questi uomini, la Legge privilegi “i piloti”; quegli uomini che, per svolgere attività simile a quella dei Fratelli; per nutrire naturalmente i migliori sentimenti nei rapporti con il mondo della nautica, siano i più affini al carattere ed alle qualità di costoro.

        Con questi uomini i Fratelli possono tenere relazioni per le attività di comune interesse; collaborare per raggiungere risultati utili per le cose, beni ed attività, che stanno loro più a cuore; convivere in navigazione nella stessa nave; trattarli e considerarli come se fossero Fratelli.

 

        “Y considèrale como Hermano” “e consideralo come Fratello”.

        La norma non dice: “fallo Fratello”, ma solo “consideralo” come tale.

        L’Ottalogo infatti offre altre indicazioni per determinare i requisiti che deve possedere un uomo per essere ammesso nella Fratellanza della Costa; deve avere naturalmente quelle qualità spirituali che scaturiscono dai suoi Principi.

        La naturale predisposizione all’attenzione, alla considerazione, all’obbedienza verso il Capitano, Capo Spirituale o Fratello Maggiore; deve essere naturalmente un uomo pacifico, sereno, distaccato, controllato; deve avere naturalmente la predisposizione a trattare gli altri con signorilità, familiarità, amicizia; senza invidiarne le capacità e le ricchezze; deve trattare tutti indistintamente con grande solidarietà, interesse, spirito sportivo ed altruistico; senza orgoglio ma con tanta modestia; senza essere verso gli altri violento, ma pacifico, sereno, innocuo; dimostrando sempre ed in ogni circostanza il suo grande amore per il Mare.

        Queste qualità caratterizzano la ricchezza interiore del Fratello ed esse occorre ricercare nel pilota e nell’uomo di mare o appassionato del Mondo Marino perchè possa essere ammesso tra noi.

 

***

3. I Principi della Legge Sesta?

        A me sembra suggerire:

a)     Il Principio di Socialità, di Apertura, di reciproca Attenzione, di Collaborazione tra la Fratellanza della Costa e le altre associazioni che abbiano stesso oggetto ed identiche, simili finalità;

 

b)    Il Principio di Convivenza.

        Buona, serena convivenza, tra il Fratello della Costa e gli altri Uomini di mare non Fratelli che abbiano gli stessi sentimenti, gli interessi del Fratello, produttrici di utili effetti per il Mare e il suo mondo.

 

c) Principio d’Interdipendenza.

        La Fratellanza della Costa non è un mondo a sè, ermetico, avulso dal resto del mondo, chiuso ad ogni relazione con le altre associazioni, con gli altri uomini che vivono nel pianeta Mare.

        Non è una comunione d’amore e d’amicizia che fa la felicità, la gioia dei suoi componenti magicamente distaccati dal resto del mondo e dove per affinità di sentimenti, per un vivere insieme cordiale si preferisce chiudere ogni accesso al mondo esterno dove pure si vive tutti, per dimenticare, in questo nostro, gli affanni, i pericoli, che in quell’altro anche noi siamo costretti a vivere, a convivere.

        La Fratellanza non è un paradiso terrestre che ci siamo creato per noi, fatto di mare, di barche, di vele, di navigazioni; da vivere e da spartire con altri Fratelli e in cui vivere per conto nostro in un egoistico, felice isolamento.

        La Fratellanza non è questo o, se volete, non è solo questo.

        La Fratellanza della Costa vive nel mondo che la circonda, convivendo in ogni litorale, in ogni porto, la realtà naturale, sociale, culturale degli altri uomini; con questa realtà di tutti i giorni e di tutte le circostanze Essa deve fare i conti, convivere ed a volte scontrarsi, se tale esigenza lo richiedono la Sua natura, i Suoi Ideali, i Suoi Scopi.

 

d)    Il Principio di Promozione, Collaborazione, Vigilanza, Controllo, delle vicende di vita del Mare e dei suoi abitanti, utenti e componenti .

 

        Fin dove pensate che possa l’Amore per il Mare spingerci ad attivarci per Esso?

        Al semplice godimento estetico delle Sue qualità cromatiche, della sua immensità, della sua quiete, della sua forza, della sua ricchezza, della sua vita?

        Al coinvolgimento emotivo denso di sensazioni, di sentimenti, di impegni mentali, fisici, per viverci dentro, in superficie per solcarlo dall’uno all’altro dei mari, da un litorale all’altro, unità sperdute in tanta immensità seppure distinte eppure tanto vicine?

        All’impegno comune di vigilanza, difesa delle sue qualità, perchè siano preservate dagli attacchi esterni tesi, in nome di interessi particolari egoistici, ad impoverirlo, a danneggiarlo nella sua salute, nella sua essenza vitale?

        E se a tale tutela possa spingerci il nostro amore, verso quali rotte, con quali intendimenti, con quali mezzi?

 

 

 

***

 

 

4. Le applicazioni pratiche.

 

 

        Esaminiamo adesso l’aspetto pratico della Legge.

        I buoni rapporti personali portano con sè possibilità di collaborazione, tra il Fratello, la Tavola e il pilota; la, le Tavole le associazioni, gli enti, gli organismi locali e nazionali, in cui esse sono inserite ed operano, per svolgere insieme tutte quelle attività tendenti al miglioramento delle condizioni del Mare, del mondo marino; delle relazioni tra questi e gli uomini in ogni aspetto: sportivo, diportistico, scientifico, ambientale.

        Per me il Fratello della Costa è “il Corsaro” della Storia, che si batte a sprezzo della sua incolumità, in osservanza della Patente di Corsa conferitagli con il giuramento dell’osservanza delle Leggi della Filibusta ed in nome della Regina.

        È l’uomo senza macchia e senza paura - rarissimo ai nostri tempi - che vive per realizzare il suo Ideale d’Amore per il Mare ed agisce coerentemente ed in conseguenza.

        È un moderno Cavaliere del Tempio alla costante ricerca del Santo Graal interiore e, riconquistatolo a se stesso e conosciutolo nell’essenza e nella sostanza, si è impegnato a custodirlo e difenderlo dagli attacchi del Male, in eterna vigilanza.

        Animato da tali qualità, reso forte del suo interiore convincimento, consapevole dei propositi che l’appartenenza alla Fratellanza della Costa gli impone, formula piani per realizzare attività nautiche. Elabora progetti coinvolgendo altri per approfondirli, perfezionarli e poi realizzarli.

        Partecipa della vita sociale in cui è inserito ed in cui vive per estrinsecare il suo amore per il mare mediante quelle attività che quale singolo od in gruppi ed associazioni siano le più idonee a diferderlo ed a salvaguardarlo, secondo la sua indole, le sue capacità, il suo carattere; ma anche, secondo le circostanze contingenti, le manchevolezze che riscontra, coinvolgenti il Mare, le attività umane a questo collegate in tutti i loro aspetti.

 

 

 

 

Legge   Settima

 

 

        “No seas orgulloso ni violento; al serlo, conseguiras que

        tus Hermanos se alejen de ti y quedaras solo con tu peste”

 

        “Non essere orgoglioso nè violento, altrimenti i tuoi

        Fratelli ti abbandoneranno e resterai solo con la tua peste”.

 

 

        1. L’interpretazione. L’analisi.

 

        I termini di cui questa Legge si compone sono:

        “No seas orgulloso ni violento”; “Non essere orgoglioso nè violento”.

        “al serlo, conseguiras que tus Hermanos se alejen de ti”;

                        “altrimenti i tuoi Fratelli ti abbandoneranno”.

        “y quedaras solo con tu peste”; “e resterai solo con la tua peste”.

 

 

Esaminiamoli singolarmente.

 

        “No seas orgulloso ni violento”; “non essere orgoglioso nè violento”.

 

        Il precetto regola:

  a)   l’atteggiamento interiore del Fratello per risalire da esso alla sua personalità e tratteggiarne il carattere e la natura, in armonia con le qualità ideali che egli deve possedere.

        “No seas orgulloso”: non riempirti d’orgoglio; non dimostrare d’avere di te … grandissima stima; non fare pesare sugli altri questa tua debolezza. Non menare di te grande vanto come se tu fossi il migliore a sapere, a conoscere, a dire, a fare.

        Non essere, in questo comportamento, pesante verso i Fratelli che ti ascoltano ed hanno la ventura di convivere con te nella stessa Tavola o di imbattersi con te.

        Evita di schiacciare gli altri sotto il peso delle tue “insuperabili qualità” vere o presunte.

        Il genio che tu sei rischia di non essere apprezzato perchè non ha pari con cui confrontarsi; rischia di fare attorno a sè il vuoto perchè gli altri sono e si sentono solo normali, con pregi e difetti, con azioni compiute ed incompiute, indovinate e sbagliate e la tua vantata perfezione ad essi è estranea, come estraneo resta chi la sbandiera.

        Nè miglior fortuna trovi con altri al pari di te orgogliosi, perchè due stelle così brillanti di luce propria, per questo loro preteso splendore, non s’incontrano mai, devono essere sole ed uniche, lontane dalle altre, ognuna per sè.

        Accantona l’idea d’essere orgoglioso e sìi invece modesto, umile; sii prudente; cela i tuoi pregi, le tue qualità perchè “esse sono tue”; perchè tali non sono più se le publicizzi; se senti il bisogno di vantartene le sminuisci, dimostri di non possederle affatto o solo in minima parte.

        Perchè devono essere gli altri a scoprire queste tue qualità di uomo, di navigatore, di Fratello, di Corsaro ed accorgersi che ce le hai; ed attribuirtele e per questo, nel loro intimo, stimarti e comportarsi verso di te con familiarità, amicizia, stima, fiducia.

        Sii leggero, etereo nella conversazione; parla per concetti e dati oggettivi anche nel raccontare le tue esperienze, senza indulgere ad alcun cenno personale da cui spicchino qualità che pensi di avere, meriti da attribuirti e che vuoi far conoscere agli altri.

        Sii riservato nei tuoi fatti personali; ma sii con misura gioviale, amico simpatico ed allegro con i tuoi Fratelli perchè loro si sentano con te a loro agio; possano parlare con te tranquillamente e serenamente, senza essere costretti a misurare le parole; costretti alla diffidenza come si rimane di fronte a persone di cui non ci si fida, di cui si debba temere la falsità, l’ipocrisia, l’indifferenza, la estraneità.

        Sii mite ed innocuo; mantieni il tuo comportamento entro i limiti del Vero, del Giusto, del Bello.

        Sii, del pari, creativo di buoni sentimenti d’amicizia, di propositi di Fratellanza; di idee positive ed utili, per il bene dell’Associazione, per la attuazione delle Sue finalità ed Ideali.

        Di esse, fanne partecipi gli altri Fratelli; scambia con essi opinioni, perchè approfondite e rese perfette con l’apporto di tutti, concordemente si possano realizzare.

 

        “Ni violento” “non essere violento”.

        Non è solo l’orgoglio che avvelena i rapporti tra Fratelli, ma anche la violenza che l’uno manifesta verso l’altro o gli altri.

        Quale violenza?

        Innanzi tutto il divieto è rivolto all’io, al soggetto.

        È da rimuovere ogni forma di violenza che ha causa nel carattere, nell’indole, nella personalità del Fratello.

        La violenza nasce, a mio modesto parere, come moto della personalità del soggetto albergando nella sua indole, tra le pieghe del suo carattere; associandosi alle sue sensazioni, alle sue reazioni, per montare d’intensità ed espandersi in tutto l’aspetto fisico, per coinvolgere l’animo, la mente, la volontà e sfociare, incontrollata ed incontrollabile, in manifestazioni di violenza nelle parole, nei gesti, nelle espressioni, negli azioni e nei comportamenti.

        Questa violenza, celata o palese, contenuta od esplosiva, verbale o gestuale o, peggio ancora, malauguratamente aggressiva, non ha nessun aggancio con la natura, l’indole, le qualità del Fratello della Costa. Non rientra nel suo quadro ideale.

 

        L’Uomo ed il suo Mare.

 

        Il Mare quale elemento liquido è per sua natura mutevole. Ha densità, ha consistenza tali da consentire la gallegiabilità di masse più leggere ed a queste di spostarsi velocemente dentro, in superficie ed in planata su di esso.

        Il Mare risente dell’influsso del vento, delle perturbazioni atmosferiche che incidono sulla sua superficie. E quel liquido che per ore, giorni è apparso immobile, piatto, sembra animarsi e, dalle piccole increspature, passare ad onde sempre più alte, fino ad essere enormi, frangenti rumorose, spumeggianti e distruttive.

        Ed i colori del Mare?

        Del pari mutevoli, variano con il passare delle ore, in relazione al tempo, ai colori del cielo, al percorso del sole, alla sua densità e consistenza, alla vicinanza delle coste, ai riflessi; a volte come specchio d’immagini perfette, a volte in distorsione di immagini appena percepite in contrasto ed in sovrapposizione di altre reali alcune quiete, serene, altre perturbate, violente; ma indipendentemente da queste, a volte gioiose, divertenti entusiasmanti, tal’altre drammatiche, distruttive in una inesorabilità senza rimedio, senza speranza.

        L’uomo subisce l’influenza del Mare.

        I mutamenti che Esso manifesta sono vissuti dall’uomo con sensazioni, intuizioni, sentimenti positivi o negativi in relazione al suo carattere, alle sue esperienze; alle capacità intellettive e tenuta psico-fisica, sue.

        Si crea una relazione tra queste due entità in cui le caratteristiche, le manifestazioni dell’uno influenzano o si contrappongono o si bilanciano con la sensibilità, le qualità, il coraggio, la bravura dell’altro.

        Ogni esperienza di questa vita comune lascia nell’uomo un segno nel fisico e nel carattere. Il superamento di difficoltose, difficili esperienze di navigazione temprano il carattere dell’uomo che affronta i problemi della vita con maggiore fermezza, imperturbabilità.

        La quiete, l’immensa distesa dell’uno trasmette serenità gioia, sicurezza all’altro; la violenza del primo tempra la resistenza, la volontà dell’altro; la rende ferma in misura proporzionale alla bisogna per far fronte e superare la situazione contingente, il pericolo. Sangue freddo, intuizione, decisioni immediate e pronte azioni, sono tutte qualità che l’uomo di mare trae da sè, sperimentandole, mettendosi alla prova, manipolandole impiegandole e ricostruendole ad ogni necessità, ad ogni occasione di intervento.

        Ma non tutto è positivo nei rapporti tra l’uomo ed il suo mare.  In ogni manifestazione esiste un equilibrio tra i due opposti, la via di mezzo tra l’esatto e lo sbagliato, il corretto e l’erroneo come l’andatura di bolina in linea con il letto del vento, in costante e duraturo equilibio tra l’eccesso dell’orza e della puggia che consentono il mantenimento della via nel miglior rendimento.

        Dall’esperienza con il proprio mare c’è chi trae qualità individuali tendenti a sollevarne lo spirito in una visione elevata della vita sempre più chiara e consapevole.

        C’è chi si lascia trascinare verso il basso, assimilando nel proprio aspetto fisico la mutevolezza, la violenza, la pericolosità del mare; assestandosi verso l’instabilità del carattere, l’incontrollabilità delle passioni, la violenza degli atti.

        L’esperienza propria in mare è vissuta drammaticamente lasciando nel carattere, nella personalità i segni opposti della cieca violenza fino al totale annientamento del sè e della vita.

 

        Il Compilatore dell’Ottalogo e di questa norma in commento, da buon navigante e conoscitore dell’animo umano, ha voluto mettere un limite fermo al comportamento del Fratello imponendogli la non violenza in ogni momento, in ogni aspetto, in ogni circostanza.

 

  b)  “Non essere orgoglioso nè violento!”. Non manifestare mai con parole, espressioni; nei modi, negli atti, nei comportamenti, pensieri, propositi orgogliosi o violenti.

        Reprimi in te ogni gesto di superiorità, ogni moto d’ira sul nascere perchè essi non pesino sui tuoi Fratelli, non li mettino in imbarazzo od a disagio; non provochino in loro reazioni contrarie allo Spirito ed al carattere della Fratellanza della Costa..

        La nostra Unione Fraterna non è effetto di necessità, di consanguineità; non è obbligata da utilità, da interessi materiali, sociali, comuni.

        La nostra Fratellanza esiste perchè comune tra i Fratelli sono sentimenti positivi, espressione della nobiltà d’animo, dell’amore di uomini verso il Mare; d’ammirazione verso la Natura; di fiducia e sicurezza verso la barca che ci consente di vivere intensamente questi rapporti; d’amicizia, rispetto, verso altri uomini ai quali ci si sente simili, per dimostrare d’avere le stesse qualità, di vivere gli stessi sentimenti.

        “Al serlo, conseguiras que” “altrimenti”

        Se tante qualità positive a qualche Fratello non sono comuni o non sono da costui condivise; se sono turbate dalla natura orgogliosa o violenta di qualcuno tra noi, allora è necessaria da parte degli altri Fratelli, una giusta reazione.

        L’equilibrio che tiene insieme legati i Fratelli si è rotto; la catena che li tiene uniti si è logorata irrimediabilmente; le comuni idee, i comuni sentimenti d’amore e d’amicizia sono dimenticati e perduti per sempre; vengono a mancare i presupposti etici, le comuni qualità di rispetto, di stima che, questi uomini, rende pari gli uni agli altri; essi non si rispecchiano più in tutti e lo splendore prima presupposto o ritenuto in qualcuno di noi, ha lasciato il posto all’opacità della sua personalità, al buio nero di un’anima ormai perduta.
        “tus Hermanos se alejen de ti”; “i tuoi Fratelli ti abbandoneranno”.

 

        È meglio lasciar crogiolare questo uomo orgoglioso e violento sotto la furia delle sue stesse fiamme divoratrici ed attendere pazientemente , ottimisticamente che si trasformi in Fratello.

        E, se proprio è refrattario ad ogni benevolo Principio, non resta che abbandonarlo al suo destino.

        Abbandonarlo in un’isola deserta, perchè abbia tempo tutta la vita per meditare sul suo carattere e sulla sua indole asociali ed emendarsi.

        Se tanti buoni sentimenti sono, per disgrazia, estranei alla totalità dei fratelli di una Tavola tanto che non ce ne sia da salvarne nessuno, non resta da fare altro che affondarla o lasciare che essa, priva delle insegne e della Bandiera della Fratellanza, navighi solitaria e senza assistenza alla deriva verso il suo destino nefasto e metterne in cantiere un’altra da costruire in modo da soddisfare i veri sentimenti della Fratellanza della Costa.

 

        “y quedaras solo con tu peste”; “e resterai solo con la tua peste”.

 

        L’orgoglio e la violenza sono per l’uomo nella società civile, e segnatamente per un Fratello imbarcato in una Tavola, malattie gravi, perniciose e contagiose: per questo chi ne è affetto, deve essere abbandonato.

        Un atteggiamento tollerante, debole di mal intesa fratellanza, rischia di infettare tutta la Tavola ed i sintomi negativi della peste dell’uno si trasmettono subdolamente su un altro e poi su un altro ancora dei Fratelli ed in men che non si dica, tutti i componenti della Tavola ne sono affetti, finchè la Tavola non più governata e governabile non navighi in preda al caos per fare scempio di sè.

 

***

2. La sintesi.

 

        Se quanto abbiamo fin qui ragionato, può essere da Voi condiviso, spingiamoci in una sintesi della Legge Settima.

        Il divieto contenuto in questa Legge contribuisce a tratteggiare i requisiti naturali e spirituali che deve possedere il Fratello; caratterizzano i contenuti della Associazione.

        La esclusione dall’ambito di Essa degli uomini orgogliosi e violenti. è un ulteriore elemento di specificazione del tipo d’uomo che costituisce il Corsaro della moderna Fratellanza della Costa.

        Quest’Uomo, l’Ottalogo caratterizza in ogni sua parte dell’aspetto spirituale, mettendo in secondo piano quello fisico, ragguagliato in qualità e tenuta all’esigenze della Sua navigazione.

        La prevalenza, in questa raffigurazione del Fratello Ideale, l’Ottalogo la dà alle sue qualità spirituali ricercando in Esso l’equilibrio tra le sue componenti fisiche, mentali, spirituali, senza eccedere ed indulgere in sentimenti ed atti negativi di ostilità; ricercando in Esso la maturità del carattere, il distacco dagli interessi personali, la visione altruistica della vita e di servizio verso chi ne ha bisogno, nelle relazioni sociali, nei rapporti con i Fratelli e con gli altri naviganti ad Esso vicini, sì da manifestare a tutti, in ogni circostanza, amore, amicizia, buona ospitalità, solidarietà.

        Ma tutto questo considerato, mi sembra troppo poco per dare l’Idea del contenuto Spirituale, dei Valori Etici che sono a fondamento dell’Ottalogo della Fratellanza della Costa.

        Su quest’argomento si impone un ulteriore approfondimento, per quello che mi sia possibile fare, nella speranza di avvicinarmi in qualche modo, anche per contrapposizione, alla Verità che si cela oltre le sue parole, le sue espressioni, i suoi precetti.

 

***

3. I Principi della Legge Settima.

 

        Nel mondo ideale tratteggiato dal precetto contenuto in questa Legge Settima. Quali Principi ne possiamo trarre? O quali altri ne siano confermati, rafforzati nei loro contenuti?

 

a)     Il Principio della Ricerca della Maturità, della Saggezza dell’uomo.

 

        A me sembra che risultino meglio specificate le qualità del Fratello della Costa: quella della maturità dell’uomo; di consapevolezza dei propri pregi e dei propri difetti nello impegno di coltivare i primi e controllare i secondi; di verità verso se stesso e verso gli altri sì da conoscere e riconoscere i propri limiti e le proprie possibilità; di vivere esclusivamente in base alla capacità reali di ciascuno, senza false illusioni, in perfetta aderenza con sè stessi, in modestia e semplicità.

 

b)    Il Principio della Non Violenza. Della pace interiore

 

        Non violenza verso i Fratelli e gli altri uomini.

        Della Pace interiore come mezzo per sviluppare le relazioni tra gli uomini, con tutti i corollari che, a tanto Ideale, fanno da complemento e di ampia manifestazione.

        La disponibilità alla collaborazione; lo spirito di servizio; la solidarietà, il volontariato, in ogni aspetto della vita come uomo solo o come inserito in società naturali e civili; nei rapporti con la natura come vissuti nel pianeta Terra, con tutto ciò ch’è in esso di esistente quale Sua perenne manifestazione.

 

***

4. Le applicazioni pratiche.

 

        Esaminiamo adesso l’aspetto pratico e facciamo ipotesi concrete.

        Come ci si comporta con un fratello orgoglioso o violento?

        L’Ottalogo è in proposito chiaro e lapidario: che sia abbandonato per essere lasciato solo con la sua peste!

        Nessuna debolezza, nessuna pietà, nessun falso od erroneo sentimento di Fratellanza, falso od erroneo sentimento di tolleranza, ma un fendente netto: la malerba deve essere tagliata, il tumore asportato, se no può infettare la Tavola e da questa può propagarsi alle Tavole vicine, senza più possibilità di controllo, con il rischio di tutto appestare, tutto degradare al livello umano più basso.

 

        Come l’acqua, accumulata inavvertitamente in sentina, rischia di appesantire la barca e rallentarne i riflessi e la manovrabilità; rende la sua navigazione pesante, difficile e rischiosa; toglie ad essa agilità, velocità, efficienza; rischia di deteriorarsi e deteriorare il resto del carico e delle provviste.

        Come l’acqua di sentina impone al navigante la necessità di disfarsene, per ripulire e ripristinare il tutto in modo che ne sia eliminata ogni concausa ed ogni effetto negativo alla vita di bordo ed alla felice navigazione, così l’uomo orgoglioso e violento deve essere isolato, messo in condizione di non rendere la vita della Tavola difficile. In condizione di non influire negativamente sulla serenità e spensieratezza dei Fratelli; di offuscarne la limpidezza e la luminosità dei rapporti e della reciproca convivenza. E se proprio l’amorevole rimprovero, il necessario isolamento non lo corregge ma anzi ne accentua le negative manifestazioni, si profila la necessità di abbandonarlo, per riconquistare la serenità e la gioia perdute, a tutta la Tavola.

 

 

 

 

Legge  Ottava

 

 

        “El amor al Mar debe ser el culto de tus dias; haz

        sacrificios a El observando estas Leyes”.

 

        “L’Amore per il Mare deve essere il motivo della tua vita;

        Sacrificala a tale culto osservando queste Leggi”.

 

1. L’interpretazione. L’analisi.

 

        L’espressione che occorre interpretare per comprendere l’intera portata di questo precetto è: “el culto de tus dias”, che nella versione italiana è tradotto con “il motivo della tua vita”.

        “El culto de tus dias” a me pare che dia l’immagine di una pratica diuturna ed ininterrotta.

        Secondo me l’espressione è più impegnativa della sua traduzione italiana “il motivo della tua vita” che è pure imponente come dovere morale e materiale.

        Il testo originale sembra a me più rafforzativo perchè non vuole lasciare spazio a distrazioni, debolezze, acquetamenti, rinunzie.

        Sembra dire: “nulla die sine linea”! non lasciare che trascorra un giorno senza che tu abbia manifestato con il pensiero, la parola, l’azione, il tuo amore per il Mare.

        “El culto” poi richiama alla mente l’idea della credenza religiosa verso l’Essere Soprannaturale da cui noi tutti discendiamo, dipendiamo, nel cui Amore tutti ci ricongiungiamo.

        Qui, per noi, l’oggetto del culto non è il mare nel suo aspetto fisico, che tale non potrebbe mai essere, ma è “l’Amore” per esso.

        L’Amore quale essenza dell’esistenza stessa dell’uomo; quale manifestazione delle sue stesse qualità spirituali; quale “riflesso” individuale, personale dell’Amore Universale che tutto crea ed ha creato; che tutto contiene e tutto muove, secondo regole rispecchianti sicuramente un Piano che ci è sconosciuto ma di cui siamo parte e strumenti inconsapevoli.

        La pratica diuturna di questo culto d’Amore trae causa in noi stessi, nella nostra natura, nella nostra indole non solo di uomini, ma di Fratelli della Costa.

        Quegli uomini cioè che hanno la loro essenza animica e di conseguenza la loro natura manifesta in armonia con la prima, orientata e focalizzata sul raggio dell’energia cosmica che li predispone a pensare, per indursi ad operare, in armonia con Esso Amore verso questo Elemento della Creazione, nei Suoi molteplici aspetti naturali che ne sono espressione.

        Questo el amor al Mar “debe ser”, deve essere el culto de tus dias! “deve essere”: il comando è rivolto al Fratello come un imperativo che non ammette distrazioni, allentamenti, pause, rinunzie.

        Cosa deve essere manifestazione diuturna di quest’Amore del Fratello per il Mare?

        La mia modesta, timida risposta è: qualunque manifestazione di quest’Amore! Dalla più semplice ed innocua, quale quella semplicemente contemplativa; in qualunque modo conoscitiva, raffigurativa, descrittiva; a quella di convivenza contigua; di partecipazione alla vita; di interessamento, d’azione per la sua salvaguardia e tutela.

 

        “Haz sacrificios a EL observando estas Leyes”.

        “la tua vita sacrificala a tale Culto osservando queste Leggi”.

 

        Il comando è: a El, a tale Culto e quindi “alla pratica diuturna di manifestare il tuo amore per il mare, sacrifica la tua vita”.

        Sacrificare la propria vita è: dedicarsi ad uno scopo nella vita, profondendo in esso ogni impegno, ad esclusione o in prevalenza rispetto a tutti gli altri, per tutta la durata della tua vita.

        Per noi Corsari questo comando si traduce in un impegno, assunto con giuramento solenne, profferito in una cerimonia vibrante qual’è quella dell’investitura, d’amore del Mare.

        D’amare il Mare tus dias.

        Come amarlo?

        “observando estas Leyes”!

        Il precetto è questo:

        “Osserva queste Leggi e sarai Fratello della Costa. Praticale sempre, ogni giorno della tua vita; falle tue in modo che di Esse tu ne resti impregnato; finchè il loro sapore, i loro colori, il loro odore non siano penetrati a fondo nella tua intima essenza; di Esse non ne sia pervasa l’anima tua, talchè ad esse impronti la tua vita d’uomo di mare e di terra applicandole spontaneamente, naturalmente nei tuoi rapporti con il Mare e con gli altri uomini, perchè tu stesso ne esca trasformato, migliorato in buon senso, in saggezza, in una più elevata visione della vita, una più consapevole partecipazione ai doveri morali dell’uomo verso se stesso, verso la Natura e verso l’Umanità.

        E da questa osservanza ricavi le regole del tuo coerente vivere civile sì da essere in pace con la propria coscienza; essere notato ed apprezzato dagli altri uomini; così da costituire per essi esempio di rettitudine, di bontà, di serietà, di saggezza.  Da costituire un punto sicuro di riferimento con cui confrontarsi lealmente, con cui operare in piena armonia per il bene della Natura qual’Essa è stata creata e dell’Umanità”.

 

***

2. La sintesi.

 

        Le leggi dell’Ottalogo quindi non sono solo regole di condotta associativa, perchè, incidendo profondamente nell’animo dell’uomo, lo trasformano facendone un Corsaro.

        Il valoroso Condottiero che, all’insegna della Bandiera della Fratellanza della Costa, fedele ad un giuramento, coerente con le sue scelte di vita di uomo di mare, si batta disinteressatamente per Amore del Mare, per difenderne l’integrità, la salute, finchè forza, volontà, ingegno abbia in corpo.

 

***

3. I Principi della Legge Ottava.

 

        “L’Amore per il mare deve essere il motivo della tua vita; Sacrificala a tale culto osservando queste Leggi”.

 

          Ora tutto è più chiaro ai nostri occhi; tutto meglio si definisce e si completa.

        L’Amore è l’Elemento Essenziale, il Principio fondamentale dell’Associazione dei Fratelli della Costa.

        Essa vive e si sviluppa all’insegna di questo Sentimento.

        Esso nasce con l’uomo; si manifesta in questo rapporto di unione esistenziale con il Mare; si espande, per uscire dai confini personali, per coinvolgere, altri uomini che per loro natura e per loro scelta già vivono di Esso.  Raggruppa così uomini affini fra loro, per operare in attività pratiche comuni, per condividere la stessa vita, sensazioni, sentimenti, tutti collegati al Mare.

        Li unisce e li affratella per creare fra tutti amicizia sincera, rispetto ed attenzione reciproci, lealtà nei loro rapporti, nelle attività tutte finalizzate a rendere manifesto esso Amore per il Mare. Questi sentimenti, queste attività, questo vivere comune; questo convivere per anni, per un’intera vita nella stessa Tavola in comune navigazione, gli uni accanto, gomito a gomito, con gli altri, sono fatti tutti che creano sempre nuove esperienze comuni, ricordi di vita comune; che favoriscono lo sbocciare di un sentimento d’amicizia perpetua che s’insinua nel loro animo fino a diventare patrimonio indelebile di questa loro felice esistenza.

        Sono conquiste personali del Fratello della Costa perchè lui se le è create in sè e per sè; perchè della loro bellezza egli solo può nutrirsi e vivere in pace con sè stesso, in armonia con gli altri; nei suoi occhi l’immagine della conquistata serenità interiore; in essi, il colore del suo Mare, il riflesso delle sue vele e della sua barca; nelle sue azioni l’impronta dell’Amore Universale che gli fa trascendere questo mondo, questa sua esperienza terrena, per trascinarlo in altre realtà, altre navigazioni lungo altre rotte alla ricerca dell’Oceano dell’Eternità.

        Tutto questo, per noi Fratelli, non costituisce un onere; non è un sacrificio.  E’ con gioia interiore che ci si appresta ogni volta a ripetere gli stessi gesti, gli stessi atti di navigazione, ciascuno di noi in tutti i mari del mondo, in un rito comune fatto di manovre, di sensazioni, di sentimenti che trascendono in prospettiva, nel ricordo i fatti contingenti, per assurgere a componente essenziale del carattere dell’io, delle qualità del Sè trasformato da una visione, da un’idea tutta nuova di questa nostra esistenza ora illuminata dalla vera Forza che muove tutte le cose: la forza dell’Amore Perenne, dell’Amore Universale.

 

***

 L’Amore tra i Fratelli

        Adesso trasferiamo il contenuto di questa Legge su noi stessi, a livello personale; dal dato oggettivo al soggettivo, per analizzare quali siano i nostri doveri .

        Abbiamo concluso la nostra indagine sui contenuti dell’Ottalogo pervenendo a questo risultato: L’Amore è l’Elemento primo, il Principio fondamentale dell’Associazione dei Fratelli della Costa.

        Dobbiamo pertanto dedurne che l’Amore è l’elemento comune tra noi ed il Mare; tra noi, Fratelli.  Conseguentemente, tra noi e gli altri. Tra noi e tutto il resto del mondo.

        Tra noi Fratelli.

        Esaminiamo questo aspetto: l’amore, l’amicizia sincera tra noi, l’affetto fraterno.

        L’Ottalogo ci dà tutte le indicazioni; quando affronta comportamenti negativi, ci dà ordini precisi e ci minaccia sanzioni, abbandoni e sbarchi.  Ci offre un modello da seguire per costruirci una rotta precisa, che abbia una meta, attraverso gli ordini del Capitano quale Padre Spirituale.

        Costruisce attorno alla nostra persona il modello di Fratello, completo come la nostra divisa, con l’insegna indelebile della Fratellanza.

        Indossandola, tutti gli altri ci riconoscono come Fratelli della Costa e ci attribuiscono caratteri e qualità, meriti e demeriti, che la loro immaginazione, la loro esperienza nei rapporti interpersonali, loro suggerisce.

        Indossandola noi ci confermiano Fratelli della Costa, ne assumiamo la natura, il ruolo, i destini.

        Ma come facciamo, cosa dobbiamo fare, Chi ci insegna ad amarci come fratelli, ad amarci come amiamo il nostro mare?

        Chi ci libera da quel che ordinariamente siamo, per sgombrare la nostra personalità dalle incrostazioni egoistiche ed orientarci, predisponendoci interiormente, all’amore per gli altri?

        È pazzia, è illusione o è una possibile realtà?

        Davvero il nostro amore per il Mare, l’amore per la nostra vita di uomini di mare quali diportisti, sportivi; il nostro amore per l’avventura in mare in barca, ad armeggiare con il timone, le manovre, le vele, le onde, è tale da compiere il miracolo di farci accantonare la parte egoistica di noi, mettere da parte i nostri interessi separativi, per consentire il libero accesso, nel nostro animo, di un sentimento d’amicizia verso altri uomini?

        È mai possibile che un tale miracolo accada sol perchè abbiamo con costoro una comune passione, un comune sentimento d’amore, insiti nella relazione tra ciascuno di noi ed il desiderio nostro di praticare gli sport nautici e la necessità che questo avvenga sull’elemento liquido chiamato Mare?

        Davvero la nostra pretesa, la nostra illusione di sentirci Corsari, attribuendo così a noi le migliori loro qualità; i nobili ideali di Patria, di fedeltà alla Regina al Re, che loro noi abbiamo attribuito per via delle loro patenti di corsari. Assegnando loro il ruolo non solo egoistico di depredare ed uccidere, ma anche lo scopo ideale, altruistico, realizzato a rischio della loro vita, di difesa della Patria contro il nemico. Assumendo su di sè ogni onere, ogni rischio senza copertura alcuna, senza difesa alcuna se non la loro, pochi contro tutti gli altri organizzati militarmente in flotte ben equipaggiate, disciplinarmente strutturate, professionalmente gestite. Davvero questi nostri pensieri, questi nostri convincimenti, possono operare in noi questo miracolo?

        Dobbiamo davvero credere che vi possa essere in tutto questo nostro pensare, una Forza che ci spinga a trasformare il nostro essere, da come ci siamo costruiti per prepararci ad affrontare i problemi della vita; per raggiungere gli scopi prefissatici per soddisfare la nostra personalità. Una forza che ci spinga a trasformarci nella nostra intima consistenza, sì da ospitare, nutrire, riconoscere questo nuovo sentimento d’amore?

        Consentire che questo sentimento sia presente in noi, condizioni le nostre scelte, ci predisponga e ci inviti ad un comportamento che non sia il normale naturale egoistico tornaconto?

        Che non sia la passione per un comune interesse che ci porti reciproca ricchezza economica; per un rapporto che soddisfi reciprocamente i nostri sensi; che appaghi le nostre sensazioni o la nostra personalità. Ma che sia manifestazione d’amore verso altri uomini diverso da questi, perchè concepito tra sentimenti d’altra natura, questa volta puri e nobili come solo l’animo umano riesce a formulare ed a nutrire?

 

        Esempi della natura di quest’Amore tutti noi ne abbiamo studiato ed avuto conoscenza perchè Esso accompagna da sempre la crescita dell’Umanità; perchè è stato già formulato, riconosciuto, esposto e praticato in mille modi.

        E’ l’amore platonico; è l’amore del “dolce stil novo”; l’amore tra i Cavalieri della Tavola Rotonda; tra i Cavalieri del Tempio; tra i Crociati in Terra Santa; tra i Moschettieri del Re; tra i Vichinghi, i Greci votati a conquistare altri litorali; di Ulisse, di Enea, di Cristoforo Colombo e degli altri Navigatori, per avventurarsi a scoprire nuove terre.

        È l’amore verso il prossimo, verso chi soffre, verso gli indifesi, i bisognosi, che spinge l’uomo ad adoperarsi in difesa dei più deboli per aiutarli a vivere, a riprendersi, per offrire loro una mano di sostegno, di solidarietà, d’aiuto.

        È l’amore verso questo mare che tutti sfruttano e nessuno aiuta; che tutti saccheggiano, distruggono, senza che ci sia qualcuno che preservi, ricostruisca; questo Mare che non lamenta le proprie ferite, benché per esse rischia di impoverirsi, di ammalarsi, per morire.

        L’Amore della Fratellanza della Costa si richiama a questi concetti d’amore; si compone di queste stesse qualità umane per assumere in concreto i caratteri che, in queste pagine, ci siamo sforzati di chiarire a noi stessi, bene o male che sia; nella speranza che Chi ci legge ne tragga motivo di più attenta riflessione e migliore e più lucida elaborazione.

        Perchè questo miracolo d’amore avvenga, non è sufficiente la sola appartenenza alla Fratellanza della Costa.

        Occorre il convincimento profondo delle verità contenute nello Ottalogo; l’applicazione sincera ed onesta di Esso; occorre che ci sia una nostra naturale, spirituale predisposizione.

        L’uomo egoista, egocentrico, legato strettamente al suo personale tornaconto, reso greve dal desiderio di affermare se stesso con qualunque mezzo, avrà difficoltà a concepire, a capire, a praticare, con convincimento, onestamente e sinceramente l’Amore del Fratello della Costa.

        Uomini di questa natura possono esservi tra noi e di questa presenza dobbiamo prendere atto come un fatto naturale e necessario.

        Ma questo stato di cose non deve scoraggiare nessuno, perchè nessuno di noi è perfetto; perchè ciascuno di noi viene da lontano; siamo sconosciuti a noi stessi; non sappiamo quale saranno le nostre scelte, le nostre rotte, le nostre mutazioni; quale destino incombe sulle nostre anime.

        Allora dobbiamo ritenere che la conquista di questo Amore è per noi Fratelli della Costa, un fatto personale.

        Entriamo in Fratellanza ed in essa ognuno di noi inizia la navigazione con una partenza diversa; si muove in base ad handicap diversi, ma senza abbuoni e senza un rating che metta alla pari gli uni con gli altri.

        Segue la sua rotta, incrociando la propria con quella di altri Fratelli; affiancandosi ad alcuni si da seguire spontaneamente una meta comune; distanziandosi da altri che hanno diverse qualità e caratteristiche di velocità, di bravura, di maestria. Allontanandosi da altri con i quali non esistono affinità, intese degne di essere incoraggiate, coltivate, sviluppate. Ma con tutti dialogando, partecipando, intervenendo, solidarizzando, perchè ognuno possa uscire dalle proprie secche; allontanarsi dal mal tempo; entrare felicemente in porto.

        A tutti indistintamente ci è data l’occasione di aprire l’animo all’amore fraterno, alla giusta e retta comprensione dell’Ottalogo, alla capacità di intuirne i Principi, gli Ideali, per comportarci da Fratelli con maggiore consapevolezza e comprensione.

        L’Amore Fraterno è quindi una nostra conquista personale, ricercata da ciascuno di noi con attenzione, voluta con determinazione; praticata in conseguenza, finchè non faccia parte del nostro mondo interiore, della nostra vita di ogni giorno; finchè non sia manifestata in idee, comportamenti, piani.

        Sgombriamo quindi l’animo dai pensieri egoistici; dalle sensazioni, dai sentimenti che condizionano negativamente i nostri comportamenti; ripuliamolo da questi sentimenti negativi che ci separano dagli altri, con un ben colpo di spugna; rendiamolo semplice nella formulazione dei pensieri, sincero verso noi stessi, onesto nei nostri intendimenti; illuminiamolo con questa timida, tenue luce d’amore e dedichiamo a questa Luce tutta la nostra attenzione, perchè prenda forza e vigore, finchè si trasformi in faro su cui puntare i nostri occhi; su cui portare la rotta della nostra vita, perchè ci indirizzi verso nuovi, più ampi orizzonti, verso mete più alte ed appaghi la nostra sete di conoscenza, di saggezza e d’amore.

 

***

 

4. Le applicazioni pratiche. L’investitura.

 

        Se il fine della Fratellanza è l’amore per il Mare in tutte le possibili, lecite attività pratiche, il mezzo per appartenervi è  l’esserne investiti in cerimonia solenne.

 

        La nostra Investitura.

 

        È essa il fulcro su cui si muove e ruota l’elemento personale della Fratellanza della Costa.

        È il punto d’arrivo dell’Aspirante e quello di partenza del Corsaro.

        Per il primo sancisce il suo ingresso all’Associazione; per il secondo il suo diritto a fregiarsi del titolo di Fratello della Costa; ad issare sul pennone più alto della nave su cui naviga la propria insegna; ad essere accolto dagli altri Corsari da Fratello; ad agire, ad operare nel rispetto e nell’osservanza dell’Ottalogo e dei Principi cui si ispira la moderna Fratellanza della Costa.

        All’Investitura gli Aspiranti non arrivano spreparati perchè hanno frequentato la Tavola di appartenenza da almeno due anni, partecipando agli Zafarranchos organizzati sulla terra ferma, nei covi dei Fratelli od in mare in navigazione ed all’ormeggio.

        La vita di una Tavola corsara non è fatta solo di bevute del tradizionale rhum, scandite dal golpe de cagnon battuto dai Fratelli; della partecipazione alle uscite in mare, individuali o collettive, lungo qualunque rotta, in crociera o in regata; non è fatta solo di studi, approfondimenti, conversazioni su vari aspetti della navigazione, sulle tecniche ed esperienze del governo ed utilizzo della barca nelle molte attività marinare; o su quanto possa formare, in relazione al Mare, oggetto di attività nautiche, amministrative o legislative.

        La vita di Tavola si dispiega e si sviluppa sulla base di una salda e sincera amicizia tra uomini, legati dal comune amore verso il Mare; da una comune visione del ruolo che questo Elemento vitale svolge a favore dell’Umanità; da una comune esperienza vissuta in mare e soprattutto, dal rapporto di fratellanza scaturente dalla adesione completa ai contenuti dell’Ottalogo.

        In questa nuova atmosfera, così diversa da quella che si vive tra persone che si trovano insieme, in banchina con le barche all’ormeggio o per la appartenenza ad un club nautico, l’Aspirante, coinvolto emotivamente e spiritualmente, comincia a conoscere e capire cosa leghi, cosa animi queste persone all’apparenza simili a tutti gli altri naviganti; nella sostanza impegnati a conseguire uno scopo comune: vivere ed applicare Regole di buona umanità, di corretta condotta verso gli altri uomini di mare, verso il Mare.

        La reciproca comprensione e l’evidente apprezzamento dei superiori Principi, sfociano nella comune attenzione e nella disponibilità a prendere in esame l’imbarco dell’Aspirante nella Tavola. Così, decorso il biennio, i Fratelli di Tavola si riuniscono e all’unanimità ne decidono l’ammissione per presentarlo al Consiglio Grande e Generale, che delibererà, se non vi siano opposizioni, sul suo definitivo arruolamento.

        La delibera è l’epilogo di un procedimento che inizia con la presentazione ai membri del C.G. e G.  dell’Aspirante da parte del Luogotenente della Tavola o di un suo padrino, che ne magnificherà le qualità di buon marinaio e buon Aspirante; prosegue con l’intervento di un componente il C.G.  e G.  in funzione di “avvocato del diavolo”, che ne metterà in evidenza una qualche manchevolezza per porre il Consiglio in condizione di decidere con la necessaria prudenza.

        Perchè detta ammissione sia perfetta ed efficace, occorre procedere alla investitura del novello corsaro.

        Questa avviene nel corso di un’apposita cerimonia solenne, suggestiva e densa di significati simbolici.

        Data la sua importanza, altre Fratellanze della Costa vi procedono alla presenza dei soli Fratelli ed in convento riservato.

        In Italia, poichè essa è anche occasione di gioia per tutti gli interessati, è tradizione che si celebri in Zafarrancho nazionale, alla presenza dei parenti dell’arruolando oltre che dei Fratelli, delle loro Schiave e dei Maggiorenti della Fratellanza.

        Gli elementi essenziali sono:

        - la “sciabola d’arrembaggio”, forgiata in puro acciaio, con incisi i simboli della Fratellanza della Costa. In Italia ne è esempio la sciabola della Tavola di Siracusa forgiata all’incudine da mastro Pino.

 

        - L’Ottalogo da recitare nella sua lingua originale ed in quella italiana;

 

        - Gli officianti:

        il Gran Maestro della Fratellanza Italiana (in sostituzione del Luogotenente);

        Lo Scrivano Maggiore (nelle vesti del Contromaestro);

        L’Armero Major (in sostituzione del Tenente).

 

Le fasi della cerimonia.

 

        Lo Scrivano Maggiore invita tutti gli astanti a fare silenzio ed a partecipare con il necessario raccoglimento all’evento solenne che sta per compiersi; quindi presenta gli aspiranti (che sono stati già predisposti dai rispettivi padrini o madrine con la benda nera che copre l’occhio sinistro), chiamandoli con il loro cognome e per Tavola di appartenenza: costoro confluiscono al centro della sala ove si svolgerà la cerimonia.

        Dice il Gran Maestro: “Andiamo ad investire i nuovi Fratelli della Costa. Scrivano Maggiore, portate gli aspiranti”.

        Lo S.M.: “Vi presento gli Aspiranti che hanno meritato di entrare nella nostra Fratellanza”.

        Di fronte agli aspiranti è il Gran Maestro, assistito dall’Armero Major che custodisce la “sciabola d’arrembaggio” con la quale si procederà alle investiture; il G.M. ha in mano la pergamena su cui è vergato l’Ottalogo in lingua spagnola. Alla destra del Gran Maestro, è lo Scrivano Maggiore con in mano la pergamena dello Ottalogo in italiano.

        Nella penombra ed al discreto suono del coro del Nabucco, si compiono gli atti della cerimonia:

        Il Gran Maestro, rivolto agli Aspiranti: “Applaudite, in questo modo dimostrate il vostro ingaggio volontario nella fraterna Nave della Costa”.

        Lo S.M. fa eseguire l’applauso.

        “Togliete la benda”. (I padrini, le madrine eseguono).

        Il G.M.: “Da questo momento siate Fratelli coscienti dei vostri atti e tendiate ad una perfetta visione dell’orizzonte”.

        Lo S.M. invita ogni aspirante ad inginocchiarsi sul ginocchio destro ed il padrino/madrina a porsi alle sue spalle.

        Agli Aspiranti inginocchiati, Il G.M.: “Mettete la mano destra sopra la patente originaria e la sinistra sopra l’omero destro”.

        Il Gran Maestro recita una per una le Leggi dell’Ottalogo in spagnolo e lo Scrivano Maggiore gli fa eco ripetendole in italiano.

        A lettura completata il Gran Maestro invita gli aspiranti a promettere fedeltà all’Ottalogo e rispetto delle delibere legittimamente assunte dagli organi della Fratellanza della Costa.

        Quindi gli stessi prestano solenne promessa.

        Mentre la sala si illumina completamente, le note del Nabucco assumono il volume della solennità.

        L’Armero Major, sguainata la sciabola d’arrembaggio, con essa, procede all’investitura di ciascun fratello imponendola nell’ordine sulla spalla sinistra, sulla destra e sulla testa.

        Nel mio biennio di G.C., procedendo personalmente alle investitura dichiaravo: “ti nomino, ti costituisco, ti creo, Fratello della Costa”.

        Poi invitandolo ad alzarsi, dicevo: “Tu sei mio fratello”.

        Proseguendo lo S.M., consegna a ciascuno di essi la personale “patente di corsa”, il “banderin negro” con il numero di “bitacora”.

        Una calda stretta di mano ed un rude abbraccio sugellano l’avvenuto imbarco.

        Il G.M.: “Un nuovo Fratello della Costa entra a far parte dell’Associazione”!

        Flash, trambusto trasformano quella sala prima silenziosa ed attenta in una festa goliardica in cui i neo ammessi, ancora confusi ed emozionati, cedono all’arrembaggio dei Fratelli, delle Schiave, degli amici e parenti che se li contendono in abbracci, congratulazioni e gesti affettuosi.

        Man mano i festeggiati si disperdono nella grande sala; i clamori si attenuano e la gioia, l’allegria riprendono il tono composto di sempre.

        Tutti si è consci che un grande evento si è compiuto; un evento che garantisce, nel futuro, il perpetuarsi dell’Idea e dello Spirito della Fratellanza della Costa custodito negli animi dei nuovi, giovani Fratelli; che conferma il convincimento che altri uomini, altri Fratelli si adopereranno per assolvere con buona volontà e con la modestia dei loro mezzi, ruoli benefici nel mondo multiforme della marineria.

        Il G.M.: “Ciascuno al proprio posto”.

        “Scrivano Maggiore, ordina una bordata di tre scariche in onore di tutti i Fratelli del Mondo che aumentino i propri effettivi con l’ingaggio di questi nuovi Fratelli della Costa”.

        Lo S.M. fa eseguire i tre colpi de canon.

 

***

 

5. Le norme per effettuare lo Zafarrancho.

 

        Vi sono specifiche norme disposte per effettuare lo Zafarrancho ordinario e per le investiture, applicate in Valparaiso durante lo Zafarrancho del 3 Luglio 1953 ed approvate successivamente dal Consiglio dei quindici; pubblicate in Italia nel Primo Diario di Bordo – anno 1957 – stampato a cura della Fratellanza Italiana.

 

        A - Procedura d’inizio della navigazione:

 

        Ogni assistente  prenderà posto davanti alla propria sedia.

        Il Contromaestro procederà ad assegnare le sedie degli invitati, se vi saranno.

        Luogotenente: "In posizione di abbordaggio" (Ciascuno dei Fratelli si metterà in piedi con le braccia incrociate davanti al petto, che rappresentano simbolicamente le tibie incrociate); "Andiamo a dare inizio a questo zafarrancho, che una volta di più riunisce i Fratelli della Costa, il cui orizzonte è di costruire un’amicizia fraterna, sopra la base dell’amore per il mare, ispirandosi all’esempio che ci diedero gli antichi naviganti che fecero del mare il proprio sacro focolare".

        (Tutti si siedono ciascuno sulla propria sedia).

        Il Luogotenente, in seguito procede a tracciare la rotta, indicando i differenti rombi ed il numero di coloro che provvederanno ad eseguirli.

        Chiama gli invitati con menzione dei loro titoli ed onorificenze e gli allievi che hanno sollecitato l’ingaggio.

        Quindi si naviga lungo la rotta tracciata.

 

        B - Procedura per l’Investitura di nuovi affiliati.

 

        Si procederà a questo atto immediatamente dopo aver tracciata la rotta e non più di due volte per anno.

        Nell’intervallo (intanto che il Luogotenente inizia la navigazione), i candidati saranno trattenuti dal Contromaestro od altro Ufficiale, fuori dalla sala; con un fazzoletto rosso o nero sopra la testa; una benda nera sopra un occhio e con le mani legate con una cintura nera ed incrociate sopra il petto.

 

        Luogotenente: “Andiamo ad investire i nuovi Fratelli della Costa. Contromaestro, porta gli allievi”.

 

        Contromaestro: (porta gli allievi) “Vi presento gli allievi (e li chiama con il loro cognome) che hanno meritato di entrare nella nostra Fratellanza”.

        (Dà lettura della investitura in modo <che sia > visibile da parte di tutti gli assistenti <astanti>).

 

        Luogotenente: “Applaudite!” (il Contromaestro dà il via).

        "In questo modo dimostrate il vostro ingaggio volontario nella fraterna nave della costa”. “Togliete la benda!” (il Contromaestro esegue).

        “Da questo momento siate Fratelli coscienti dei vostri atti e tendiate ad una perfetta visione dell’orizzonte”.

        “Mettete la mano destra sopra la Patente Originaria (o, in mancanza, su un libro di tradizioni marinare) e la sinistra sopra l’omero destro”.

 

        Tenente: (legge l’Ottalogo e lo farà a voce alta). (alla fine i candidati diranno) “Lo prometto!” (li avrà avvisati in anticipo)

 

        Il Luogotenente consegna a ciascuno le insegne inserendole nell’occhiello della giacca ed una bandierina nera. In seguito lo felicita con un abbraccio ed una stretta di mano.

        Quindi ordina: “Ciascuno al proprio posto” (tutti siedono).

        “Contromaestro, ordina una bordata di tre scariche in onore di tutti i Fratelli del Mondo, che aumentino i propri effettivi con l’ingaggio di questi nuovi Fratelli della Costa”.

 

        Contromaestro: (Dirigendosi <rivolgendosi> ai Fratelli di tutti gli ordini) “Todo el mundo in piè”

        “Preparate le batterie!” “Allistar las baterias!”

        “Pronti?” “Listos?”

        “Fuoooco!” “Fuego!”

        (Colpo all’unisono di tutti gli assistenti <partecipanti> con la palma di una mano sopra la tavola).

            “Pronti?” “Listos?”

             “Fuoooco!” “Fuego!”

        (terminate queste cannonate),

        “Orzaa a la derecha!”

        “Orza a la izquierda!”

        “Todo el mundo sentado”

 

        Luogotenente (ordina): “Continuate la mangiatoria”.

        (Ciò significa che potranno attaccare il rancio, tranquillamente).

 

        C - Svolgimento della rotta.

 

        (Dopo essere passato qualche tempo, il Luogotenente indica il Fratello che dovrà tracciare il “rombo”).

 

        Luogotenente ordina:“Contromaestro prendi il fischietto per imporre il silenzio”. (il C.Maestro lo fa fino a quando non si sente più volare una mosca).

        Il Fratello indicato fa il suo discorso.

        Al termine gli si tributa un applauso generale.

        Il Luogotenente, sottolineando il tenore dell’esposizione, ordinerà al C. Maestro di consegnare un pugnale al parlatore, simbolo che sta a significare l’apprezzamento della sua valentia, cavalleria ed intelligenza.

        Nel caso che il discorso non abbia soddisfatto, gli si invierà una tibia, ciò che costituisce una minaccia di morte se non rimedierà con le sue azioni future.

        Mentre il Fratello parlatore gradisce, in piedi, il pugnale, il Luogotenente si alza in piedi e propone: “Un brindisi per il Fratello che tracciò il rombo”.

        (Tutti alzano il proprio boccale e bevono in onore del parlatore).

 

        D - Chiusura dello zafarrancho.

 

        Luogotenente ordina: “Mettersi in posizione di abbordaggio!”

        (Ognuno si mette in piedi, con le braccia incrociate).

        “Tenente, proceda a dar lettura dell’orazione”.

        Tenente: “Mare, io - Fratello della Costa - Ti formulo la mia promessa: elogiare le tue meraviglie e la tua forza; aiutare i miei Fratelli e qualunque navigante in pericolo; servire gli equipaggi e le navi; proclamare che il vivere sopra le tue acque significa la prosperità dei popoli e l’allegria degli uomini”.

        “Consacrarti i miei migliori momenti ed obbedire alla Tua costante lezione di bellezza e libertà” .

        “Sarò fedele con Te, con i miei Fratelli e con tutti gli uomini che si sono consacrati a Te, Mare Sovrano”.

        “Conservami sempre a Tua immagine e somiglianza, per difendere la Libertà in ogni momento, fino alla morte”. (Coro delle voci degli assistenti, all’unisono):

        “Così sia!”.

 

        - Fine dello zafarrancho.

 

        Luogotenente (termina lo zafarrancho con le parole di congedo):

        “Buon viaggio fino al prossimo approdo”.
TAVOLAIII
PARTESECONDA

IPRINCIPI

 

 

 

 

I  PRINCIPI  DELLA  FRATELLANZA  DELLA  COSTA

 

1. I Principi.

          Dalla disamina ed interpretazione delle singole Leggi dell'Ottalogo, abbiamo tratto alcuni Principi.

 

          Quelli espressione della Prima Legge, sono:

         

          a) Principio della Fratellanza della Costa .

          b) Principio della Gerarchia Spirituale .

          c) Principio dell'obbedienza spirituale .

 

          Abbiamo evidenziato la funzione del Capitano quale Padre Spirituale - Fratello Maggiore.

          Appare un metodo del “come se”.

 

          Della Legge Seconda:

 

          a) Principi della Pace e dell'Amicizia,

          b) Principio della Eguaglianza dei Fratelli.

          c) Principio di Tolleranza.

          d) Principio della Universalità del Precetto

 

          Della Legge Terza:

 

          a) Principio della Ospitalità tra Fratelli.

          b) Principio della Solidarietà.

 

          Della Legge Quarta:

 

          a) Principio della libertà di scelta nelle azioni e conseguente

               assunzione di responsabilità.

          b) Principio del Giusto Equilibrio tra il fatto ed il reso.

          c) Principio Punitivo.

          d) Principio di Libertà Corsara, come evasione dalle strettoie della

               propria vita ordinaria.

 

          Della Legge Quinta:

 

          a) Principio dell'Amore Fraterno

          b) Principio della Pari Dignità tra i Fratelli.

          c) Principio di Collaborazione tra Fratelli.

          d) Principio del Volontariato per Spirito di Servizio.

 

          Della Legge Sesta

 

          a) Principio di Socialità.

          b) Principio di Convivenza tra il Fratello della Costa e gli altri

              Uomini di mare.

          c) Principio d'Interdipendenza.

          e) Il Principio di Promozione, di Vigilanza, sulle vicende di vita del

              Mare e dei suoi abitanti, utenti e componenti .

 

          Della Legge Settima:

 

          a) Principio della ricerca della Maturità, della Saggezza dell'uomo.

          b) Principio di Non Violenza verso i Fratelli e tra questi e gli altri

               uomini.

 

          Della Legge Ottava:

 

          a) Principio d'Amore  quale elemento essenziale della

              Associazione del Fratelli della Costa.
          2. L'ipotesi di una Dottrina.

 

          Se questi sono i Principi che scaturiscono dall'esame analitico delle Leggi dell'Ottalogo, in base ad Essi dovremmo essere in grado di trovare una dottrina convincente che costituisca la loro base comune, da cui sia scaturito il piano che avevano in mente i Suoi Fondatori per caratterizzare l'Associazione.

 

          Proviamoci.

          Quali erano i propositi dei Fratelli Cileni, Fondatori della Fratellanza della Costa, quando elaborarono le Leggi dell'Ottalogo?

          Sicuramente contenevano più idee comuni, per Loro ritenute essenziali per formulare di Essa la struttura ideale.

          Quali?

          Occorre, secondo me, ripercorrere la loro stessa rotta.

 

          1) In base alle notizie storiche sui Corsari, chiamati Fratelli della Costa, che ai loro tempi popolavano le coste cilene vivendo ivi stabilmente e creando una discendenza tutt'ora esistente integrata con il resto della popolazione, 7 amici, uomini di mare, velisti, diportisti, riuniti da Alfonso Leng nella sua mesa familiar  il 4 di Aprile del 1951 e poi ancora riuniti nel successivo mese d'Agosto per iniziativa di Anselmo Hammer, hanno messo insieme alcuni semplici concetti.

          Dalla loro comune passione per l'attività nautica sono risaliti alla stessa passione che animava i Corsari loro antenati. Lo spirito d'avventura di costoro, vissuto sull'oceano in navigazione con qualunque tempo, lo hanno riscontrato in loro stessi quale indimenticato, nascosto retaggio di cotanti loro antenati.

          Nella consapevolezza di questo ritrovato legame naturale, hanno approfondito i caratteri di quella Fratellanza della Costa, nella struttura sociale, nella organizzazione militare, negli scopi; hanno rilevato una nobiltà d'intenti nel ruolo che essi assumevano quali titolari della concessione della Patente di Corsa.

          Si sono entusiasmati nel ripercorrere le loro avventure di naviganti e di combattenti, all'insegna del Banderin Negro, sotto la guida di capitani valorosi che rispettavano per il loro coraggio e maestria; ai quali si votavano in obbedienza e fedeltà, affratellandosi tra loro, stretti in un vincolo di solidarietà e di assistenza reciproche.

          Ne hanno realizzato una visione romantica della loro vita avventurosa in mare e l'hanno trovata consona alla loro mentalità, alla loro esperienza di sportivi velisti e diportisti .

 

          2) Da queste Idee, ne sono scaturiti i propositi.

          Era possibile a loro pochi costituire per sè e per altri appassionati di mare, naviganti lungo le coste cilene, una associazione che incarnasse l'amore per il mare e la navigazione, lo spirito d'avventura, di fraterna amicizia che legava loro e che sicuramente doveva legare tra loro i Corsari, seppure fossero uomini rudi, adusi agli abbordaggi, alle razzie, alle ferite, a dare od avere morte?

          D'accordo, ricercarono e formularono un insieme di idee tra loro conducenti ed un piano per dare ad esse un corpo associativo, una forma esteriore completi sì che potesse il tutt'uno nascere, crescere e vivere la sua vita.

          E' pensabile che siano pervenuti alla formulazione delle idee fondamentali per gradi:

          - La denominazione dell'Associazione era già trovata:

          "Fratellanza della Costa".

          - Da qui il nome dei soci, "Fratelli della Costa".

          - Quindi il legame di Fratellanza che doveva legare i soci.

          - I concetti di Fratelli e di Fratellanza, diventavano i primi punti fermi della costruzione dottrinaria.

          L'Associazione così assumeva caratteri propri che l’ avrebbero differenziata da tutte le altre sportive aventi per oggetto l'attività e gli sport nautici: Essa era una "Fratellanza".

          Il termine è comunemente usato sia in associazioni che ordini religiosi e laici, per indicare lo stretto vincolo esistente tra i loro componenti: un vincolo fraterno, simile a quello derivante dalla consanguineità, vissuto per conseguire uno scopo comune.

          Qui il "vincolo" di Fratellanza e di Fratello, era caratterizzato dai richiami storici alla struttura sociale della antica Fratellanza della Costa ed ai Corsari.

          A questo ideale riferimento era associata l’attività nautica dei soci, da vivere nella pratica sportiva insieme con amicizia fraterna.

          - All'amore dei Corsari verso la loro Patria lontana, alla rispettosa obbedienza verso il Re e la Regina che concedevano loro le patenti di Corsa, si sostituiva il “culto dell'Amore” per il Mare e l'obbedienza verso il Capitano - Padre Spirituale - Fratello Maggiore.

          A questo Amore per il mare i soci avrebbero dedicato le loro disponibilità di tempo, in una costante attenzione che li avrebbe coinvolti per tutta la vita.

          - L'organizzazione sociale dell'Antica Fratellanza, poi, doveva essere riportata, in quanto compatibile, nella struttura della Associazione, a livello nazionale e locale.

          Cosicchè a livello territoriale, l'organizzazione interna dei soci doveva avere le caratteristiche di una nave corsara in servizio armato, la Mesa, con il comando affidato ad un Capitano, collaborato dagli ufficiali e dall’equipaggio.

          Le attività formali, il linguaggio degli uomini della Mesa, le loro modalità di esecuzione, dovevano ricalcare quelli propri della marineria tradizionale cilena, nei comandi alla voce, nei segnali, per regolare le manovre in uscita, in navigazione, nell'incrociare altre Mese ed agli ormeggi.

          Gli zafarranchos sarebbero stati le riunioni dei Fratelli della Mesa. I Golpe de Canon sarebbero stati i brindisi con boccali colmi di rhum!

          - L'Insegna della Fratellanza racchiusa nel classico Banderin Negro, non poteva essere più il teschio con le tibie incrociate, simboli di ardimentose battaglie navali; ma oggetti essenziali d'uso marinaro comune, facilmente riconoscibili e riproducibili: "l'Ancora ed i Remi" a cui si

dovevano aggiungere le stelle come segno di sicuri meriti di navigazione dei Fratelli.

          - Ora occorreva dare ai Fratelli le Regole che li avrebbero governato.

          Queste Regole dovevano essere poche e essenziali per caratterizzare la Nuova Fratellanza; dovevano racchiudere in modo sintetico, ma completo ed efficace, i modi di comportamento dei soci tra loro, con gli altri, verso il mare.

          Le Regole dovevano avere contenuti di ispirazione esclusivamente marinara e nella struttura simili ai Comandamenti biblici; dovevano avere i requisiti della generalità e dell'astrattezza del precetto nelle forme del comando o del divieto; della semplicità ed accessibilità, si da potere essere applicati ad ogni caso concreto dell'attività del Capitano, dei Fratelli, nella Mesa e nel litorale.

          Dovevano inoltre esprimere la visione, il carattere spirituale di Fratellanza della Associazione, insieme alla rilevanza spirituale del Capitano che, ricalcasse, nel suo aspetto ideale, la figura del Padre Spirituale o del Fratello Maggiore.

          Alla loro formulazione e redazione si dedicò l'H.no Anselmo Hammer realizzando l'Ottalogo il 7 di Novembre del 1951.-

          I suoi contenuti semplici nella forma e nel linguaggio, hanno fatto sì che l'Ottalogo fosse svincolato dal momento contingente, per assumere una portata generale, libera da confini territoriali, di tempo, di destinatari.

 

          In questo modo è accaduto che un'Idea nata tra pochi, in un litorale della lunga costa cilena, ha trovato in sè la Forza, l'energia spirituale, per varcare i confini di quella provincia, dello Stato Cileno; per varcare i confini degli Stati di tutto il mondo; entrare nell'animo degli uomini di mare ed assumere caratteri e livelli mondiali.

          Agli Hermanos Leng, Hammer ed agli altri cinque che tra loro la formularono; a quei Fratelli Cileni che insieme l'hanno realizzata; che sono rimasti increduli di tante sincere adesioni; sconvolti per la portata mondiale di questo fenomeno associativo; soddisfatti dall'attecchire e prosperare della loro Idea Originaria in qualunque litorale della terra, tra uomini tra loro diversi in linguaggio, civiltà, modi di vivere e sentire, tutti accomunati dal sentimento di Fratellanza e d'Amore per il Mare. A questi Fratelli Cileni Fondatori, non rimane altro che dire:

          "siamo stati Noi!"

          E godere commossi di questa loro creatura che ha la forza spirituale per coagulare intorno a sè tanti appassionati proseliti in tutto il mondo.

 

          Tanta fortuna può essere il frutto di una moda? E se tale sia, quanto potrebbe ancora durare?

          - Io vedo che molti dei Fratelli anziani che si staccano dalla Mesa per ragioni d'età, mantengono viva la gioia che ha suscitato in loro l'appartenenza alla Fratellanza della Costa.  Mantengono vivo e forte il sentimento del suo spirito goliardico, vissuto in allegra compagnia, senza limiti, come senza confini è stata la loro navigazione, condivisa tra amici sinceri travolti dalla stessa sana passione.

          Un caro e dolce ricordo dei “giochi di mare” di una età spensierata, vissuta pienamente in un mondo diverso dall'ordinario, scelta in contrapposizione a questo, fatta di esperienze di navigazione in piena libertà, dimentichi dei problemi e delle angustie della vita di tutti i giorni.

          Essi mantengono vivo e fermo l'apprezzamento, la affezione per i Principi dell'Associazione ed integro il legame spirituale di Fratellanza che li ha uniti agli altri Fratelli e quello d'amore con il Mare.

          Mantengono intatta l'intima gioia di essere stati Fratelli fra Fratelli ed avere vissuto con essi nelle riunioni, in mare, gli stessi sentimenti di fraternità e d'amicizia sinceri.

          - Constato che molti Fratelli vivono questo loro rapporto con l'Associazione in piena armonia con se stessi e con gli altri, con sincera ed onesta adesione ai Suoi Principi. Incontrarli, ascoltarli, star con loro insieme, diventa un'intima gioia comune che rasserena ed affratella.

          Allora dobbiamo convenire che finchè la Fratellanza della Costa attingerà la sua ragione di esistenza nei sentimenti d'amore dei suoi componenti per il mare e per la loro vita in mare, d'amore fraterno tra loro; finchè vivrà questi buoni sentimenti con lo stesso spirito d'avventura dei vecchi Corsari delle Americhe; finchè comprenderà e giustificherà il legame spirituale verso il Capitano, per stare uniti sotto una guida e praticare il culto del mare; finchè i suoi uomini realizzeranno questo culto, andando per mare e godendone e cantandone le Sue bellezze; impegnandosi da soli o in gruppo o uniti ad altri, in attività di servizio aventi per oggetto il mare e la nautica.

          Fino a quando tanto accadrà, l'Associazione troverà in sè le ragioni e la forza per continuare a vivere intensamente, profittevolmente, spericolatamente.

 

          3) Dalla superiore probabile ricostruzione del nascere delle idee portanti dell'Associazione, dovremmo ora ricavarne il piano completo dell'opera ed individuarne i principi che sono stati presupposti dai Fondatori quale base ideale della Associazione.

          Cerchiamoli in ordine di generalità, d'importanza, di regolamento della sua vita.

 

          - Sui caratteri generali dell'Associazione .

 

          a) Come la vecchia Fratellanza dei Corsari, la Nuova doveva avere gli stessi caratteri, posposti dal piano guerriero allo sportivo. Come i vecchi Corsari, i nuovi dovevano sentirsi tra loro Fratelli per impegnarsi in attività consone allo scopo di questa nuova versione della Fratellanza.

 

          Principio della Fratellanza della Costa (Legge Prima).

 

          b) Come la vecchia Fratellanza, nei vascelli su cui navigava, nei covi in cui viveva in comunità, era governata dai capi corsari a cui era dovuta dagli ufficiali e dagli equipaggi obbedienza nella pronta esecuzione degli ordini; al comandante del vascello, fedeltà e lealtà; nella Nuova era necessaria la stessa subordinazione verso il Capitano. Ma una subordinazione adatta alla nuova visione della Fratellanza della Costa e quindi con contenuti e caratteri spirituali.

          Da qui il Principio della Gerarchia Spirituale, quello dell'obbedienza spirituale contenuti nella Legge Prima.

 

          - Sui caratteri e sul comportamento dei Fratelli.

 

          a) Essi dovevano essere tra loro tutti eguali; dovevano essere tra loro in pace ed in amicizia fraterna; essere tra loro tolleranti per i loro difetti ed i loro errori.

          Da qui scaturivano i  Principi della Pace, dell'Amicizia, della Eguaglianza dei Fratelli; il Principio di Tolleranza, quello della Universalità del precetto, contenuti nella Legge Seconda.

 

          b) sul comportamento dei Fratelli tra loro nel caso di visita di Fratello estraneo alla Mesa.

          Quando lo si fosse visto in porto, nel litorale, inalberare il Banderin Negro, occorreva incontrarlo, farsi riconoscere, mettersi a disposizione e, all’occorrenza, dargli ospitalità e, al bisogno, solidarietà .

          Principio della Ospitalità tra Fratelli, Principio della Solidarietà, contenuti nella Legge Terza.

 

          c) Ancora sul comportamento del Fratello verso gli altri Fratelli.

          Il Fratello doveva comportarsi secondo amore e coscienza, ma liberamente e spontaneamente; con spirito fraterno, giusto, libero da condizionamenti e pregiudizi.

             Nella Mesa, ancor più che nel proprio gruppo familiare e sociale, le buone e le cattive azioni commesse avrebbero avuto un peso e giuste conseguenze.

          Principio della libertà di scelta e conseguente assunzione di responsabilità.

          Principio del Giusto Equilibrio tra il fatto ed il reso.

          Principio Punitivo,

          Principio di Libertà Corsara, contenuti nella Legge Quarta.

 

          d) Sul rapporto d’amicizia tra Fratelli.

          Esso non doveva essere una semplice relazione tra soci appartenenti allo stesso club, improntata a civiltà, buona educazione, cordialità; fatta di buona conversazione in base ad interessi comuni ad esso, ad attività collegate alle sue finalità. Doveva essere un'amicizia ancora più stretta di quella che poteva legare persone unite da una comune passione per lo sport nautico e/o d'amore per il mare.

          Doveva essere un'amicizia fraterna come quella dei vecchi Corsari della tradizione marinara.

          E quindi essere un'amicizia tra uomini, uniti da una vita vissuta in idee, sentimenti, esperienze, sensazioni comuni; un’amicizia basata su una comune intesa e pratica di vita e di attività ideate, preparate ed eseguite in stretta collaborazione, in buona armonia e con reciproca gioia e soddisfazione.

          Fatta tra uomini che avevano in comune il bisogno di impegnarsi  in promozioni, attività, opere benefiche, rivolte al beneficio del Mare ed agli aspetti che essi si sentivano di approfondire e le problematiche da affrontare.

 

          Dalla Legge Quinta:

          Principio dell'Amore Fraterno

          Principio della Pari Dignità tra i Fratelli.

          Principio di Collaborazione tra Fratelli.

          Principio del Volontariato per Spirito di Servizio.

 

          e) Ancora sui rapporti tra i Fratelli e gli altri uomini del litorale.

          In questo loro impegno benefico a favore del mare e delle attività relative, dovevano renderne partecipi ed associarsi con altri uomini, con associazioni od enti che a questi sono preposti per la riconosciuta necessità di unire le forze e raggiungere traguardi comuni utili e duraturi.

 

          Dalla Legge Sesta:

 

          Principio di Socialità.

          Principio di Convivenza tra il Fratello della Costa e gli altri Uomini di mare.

          Principio d’Interdipendenza.

          Il Principio di Promozione, di Vigilanza, sulle vicende di vita del Mare e dei suoi abitanti, utenti e componenti .

 

          f) Sui doveri del Fratello verso se stesso.

          La pratica di questa vita associativa, con i caratteri ed i contenuti che via via si sono specificati, avrebbe avuto sicuramente conseguenze nel carattere e nell'animo del Fratello della Costa.

          L’avrebbe predisposto ad essere più riflessivo, a meditare meglio sulle scelte di comportamento, in base ad una più lucida consapevolezza delle cose da fare e degli scopi da conseguire.

          Questa nuova mentalità, questo nuovo ruolo di vivere il mare e la propria passione per lo sport nautico, sicuramente avrebbe inciso sul suo carattere, sulla sua maturità di uomo, rendendolo più saggio, più equilibrato, più giusto.

          Sarebbe cresciuto in spiritualità ed avrebbe trovato più facilmente il giusto mezzo e le giuste soluzioni nell'affrontare i problemi che la vita di Fratello della Costa e di uomo, gli avrebbero posto davanti.

 

          Dalla Legge Settima:

          Principio della ricerca della Maturità, della Saggezza dell'uomo.

          Principio di Non Violenza verso i Fratelli e tra questi e gli altri uomini.

 

          g) Seguendo queste sue rotte spirituali e realizzandole nella sua vita di ogni giorno, avrebbe compreso che la Legge che regola la vita di ogni essere vivente, uomo, animale, pianta, elemento, non è la sopraffazione del più forte sul più debole; nè la necessità che impone scelte obbligate qualunque siano nei contenuti e nelle conseguenze; ma è l'Amore.

          È l'Amore che governa la vita ed i destini del mondo; che regola la vita di ogni essere e cosa vivente. Ed è ad Esso che noi Corsari dovevamo rivolgere la nostra attenzione, uniformare le nostre azioni, preordinare i nostri programmi; per rendere di Esso testimonianza, per contribuire alla Sua realizzazione.

 

          Dalla Legge Ottava:

          Principio d'Amore quale elemento essenziale della Associazione dei Fratelli della Costa.

 

          Pertanto la dottrina ideata dai Fratelli Fondatori e posta a base dell'Associazione  risulterebbe così formulata:

          Esiste un Amore che ha creato e governa l'universo, da cui deriva l'amore dell'uomo verso tutti gli esseri viventi e le cose create; da cui deriva l'amore dell'uomo di mare verso il mare.

          Esiste un Amore che tiene unito tutto il creato, da cui deriva l'amore tra gli uomini; da cui deriva l'amore fraterno propugnato dalla Fratellanza della Costa.

          È quest'amore che unì i Fratelli della Costa del Mar dei Caraibi tra loro, nel loro mondo, nelle mese, nei covi, con le captive, nelle famiglie.

          È lo stesso amore che unisce i nuovi Fratelli della Costa.

          Esiste tra gli uomini differenza tra la loro personalità, nel carattere, nelle attitudini, nei sentimenti.

          Esiste tra loro un grado diverso di evoluzione spirituale, che li differenzia gli uni dagli altri, creando in ciascuno differente maturità, saggezza.

          Questi Fratelli più saggi tra i Fratelli sono chiamati ad assumere la conduzione e la responsabilità della navigazione della mesa .  Ad essi, in quanto tali, è riconosciuta una supremazia spirituale ed ad essi è dovuta obbedienza spirituale.

          Con essi al comando, in collaborazione tra tutti, è possibile tracciare le rotte più adatte, seguirne gli itinerari da porto in porto, superando le difficoltà che le vicende della navigazione impongono, per pervenire alfine alla meta desiderata.

          Per arrivare a tanto non basta l'amore fraterno e la fiducia nel Capitano, occorre che i Fratelli non siano violenti; occorre che pongano in essere comportamenti tra loro armonici, necessari per praticare una rotta sicura e veloce, scevra da pericoli che potrebbero sviarne o ritardarne il percorso.

          Occorre inoltre convincersi che una navigazione ha esito felice se intrapresa da tutti in collaborazione, in solidarietà; se ciascun Corsaro ed ogni mesa siano supportati dalla presenza amorevole, vigile ed attiva degli altri che seguono la stessa direzione, sì che l'esito finale, la conquista del porto sicuro, dipenda da ognuno e da tutti.

          La meta della navigazione dei Fratelli della Costa è l'Amore per il Mare.  Il suo culto è l'applicazione delle Leggi dell'Ottalogo.

 

***

 

          3. La realtà associativa.

          Questo stato di grazia dell'Associazione ha incuriosito ed attirato molti estranei ad Essa.

          Bisogna prenderne atto come un fenomeno che è insito nella struttura di ogni organismo vivente naturale od associativo; che vive in continuo equilibrio tra le sue forze contingenti positive e negative, con il sopravvento ora delle une o delle altre nel periodo breve; che vengono filtrate dal decorso del tempo; che lascia nel lungo periodo il soggetto sempre identico a se stesso ancorato alla Sua carica Ideale, ai Suoi Principi.

          Bisogna prenderne atto e nutrire la segreta speranza che la forza spirituale dell'Ottalogo sia tale da riuscire a trasformare con il tempo e l'età i soci più riottosi ai sentimenti d'amore, d'amicizia, di Fratellanza.

          Sono uomini attratti dal carattere necessariamente esclusivo della Fratellanza, del suo numero chiuso; del fatto che si è arruolati solo per chiamata e dopo un lungo periodo di aspirantato.

          Ci sono uomini che ritengono gratificante per loro farne parte, indipendentemente dall'adesione spirituale ai suoi Principi ed alle sue Regole.

          Si dicono: Quella è un'elite? io ci devo essere!

          Entrati che sono, o se ne allontanano perchè rimangono estranei ai suoi Principi, ai sentimenti d'amore di cui Essa vive e con cui nutre i Fratelli, perchè con il tempo tutto a loro sembra artefatto, di maniera; non reggono a lungo la loro finzione e se ne vanno.

          O ne colgono solo l'aspetto più pittoresco, il goliardico, il divertente delle riunioni, delle abbuffate, dei rumorosi golpe de canon innaffiati col rhum; godono egoisticamente dei pregi di quest'Associazione dove tutti si chiamano Fratelli ed offrono amicizia ed attenzione.

          O ne colgono l'aspetto gerarchico distorcendone il significato, attribuendo ad esso un potere di supremazia, di cui è necessario appropriarsi per mantenerlo il più a lungo possibile, nel bisogno di avere riconoscimenti, gratifiche, incarichi sempre più, ai loro occhi, importanti.

          Così accade che ci sono i luogotenenti a vita, che non rinnovano mai la cariche elettive; che mantengono la carica nonostante la Mesa abbia perduto vitalità ed equipaggio e rimanga in vita solo nominalmente.

          Accade che cumulano più cariche elettive e titoli ed incarichi, perchè tutto vogliono, per gratificarsi verso se stessi, i loro familiari ed amici, verso gli altri Fratelli e gli estranei; per continuare ad esercitare un potere nell'ambito della Mesa locale e/o nazionale.

            Questi aspetti deteriori insiti nella vita delle Mese, i Fratelli Fondatori, presi dalla verità delle loro idee, dalla genuinità del loro entusiastico convincimento, sicuramente non se li auguravano.

            Noi li tolleriamo, perchè sono transitori.

 

 

 

 

I  Fondamenti  Spirituali

 

 

 

 

 

1.     La Verità.

 

        La verità, secondo me, ha la stessa struttura delle scatole cinesi: dentro una ne è contenuta sempre un'altra e così via fino all'ultima.

        La differenza è che, nella filosofia delle scatole cinesi la maggiore contiene sempre la minore e la più piccola tra esse, una sorpresa. In esse si va quindi dalla più grande alla più piccola, con esito finale.

        Nella filosofia della verità avviene il contrario: ogni verità, per piccola che sia, contiene sempre in sè il seme di una verità maggiore.

Da una verità, una volta assimilata, ne scaturisce quindi un'altra, via via sempre più ampia, fino a raggiungere l'ampiezza e la bellezza della Verità Infinita.

        La verità inoltre ha il pregio di portare con sè luminosità interiore al soggetto che la recepisce. Chi la conosce, per piccola che sia, di questa fioca luce adorna il proprio animo e la sua mente acquisterà, in modo relativamente costante, la luce di essa. Perchè relativamente costante?  perchè, se non coltivata, non vissuta, prima o poi esaurirà la sua carica luminosa, sarà soppiantata da pensieri d'indifferenza, da tante menzogne e sarà costretta all'oblio.

        Nell'uomo allora sparisce il vago senso della luce interiore, la leggera presenza dell'intima gioia e compare la pesantezza dei pensieri, l'oppressione degli interessi personali, delle necessità dell'io. Passerà dall'elevazione spirituale alla pesantezza materiale.

        La verità scaturisce nell'uomo da un'idea appena accennata che, provenendo dagli intimi recessi dell'animo, si presenta alla sua attenzione dapprima debolmente e dai contorni sfocati, poi più nitidamente e consapevolmente finchè non illumini la mente dei suoi contenuti, con una forza ed uno splendore pari alla sua portata, alla verità che contiene. Acquisita che sia, l'uomo vi ritorna con la mente, ne approfondisce ogni aspetto, per avere, man mano che consegue conferme, maggior certezza di essa. Arricchisce il suo animo di queste ulteriori intuizioni e con esse, con il suo intimo profondo convincimento, accresce la sua luce interiore. Essa è divenuta ormai un suo patrimonio spirituale e su di essa egli può basarsi per andare alla ricerca di nuove felici intuizioni.

        Bisogna però essere prudenti nei propri convincimenti, perchè in noi esseri umani imperfetti, ogni verità è sempre relativa in quanto filtrata attraverso la personalità di ciascuno. Essa è soggetta alla spinta di sensazioni, di desideri, di passioni, di emozioni, che inducono l'uomo a travisarne il contenuto.  Essa può inoltre essere dall'uomo manipolata per convenienza od opportunismo, ma anche per abitudine a mascherarla o a nasconderla.

        Dobbiamo allora convenire che la pratica della verità è innanzi tutto una conquista difficile e preziosa per l'uomo e presuppone una sua scelta prioritaria, di metodo e di vita: quella di sforzarsi di mantenere il suo animo puro; quella di ricercarla con mente sgombra da pensieri, opinioni pregiudizievoli; libera da condizionamenti esterni che possano influenzare in qualunque modo la pratica intuitiva. Quella di dichiararla e viverla con coraggio e con perseveranza.

        Il tutto dipende anche dalla qualità delle sue capacità intuitive: accade infatti che, nonostante le migliori intenzioni ed il massimo impegno del soggetto, la verità non entri pulita, nitida nella sua mente, ma confusa, mescolata ad altre idee, a pensieri contingenti; in parte travisata o nascosta, per cui è appresa per quanto gli consentano le sue capacità intellettive, la sua pratica alla riflessione, alla meditazione, il suo grado di evoluzione.

        Ne consegue che, se la prima verità è effettivamente tale, la seconda che ne deriverà avrà buone probabilità che lo sia. Questa seconda avrà maggiore luminosità della prima perchè sarà il risultato della somma delle due, nella mente e nell'animo dell'uomo. Se invece la verità è frutto di una distorsione della visione interiore, come quella dell'oggetto riflesso nell'acqua, essa sembrerà tale all'uomo solo perchè ne avrà tutte le apparenze.  Anche di essa l'uomo si sentirà a suo modo illuminato e da essa cercherà di trarne altre. Ma non potrà trovarne, perchè non ne esistono se non costruendosele intellettualmente nell'errore, nell'illusione che siano vere. Esse non hanno luce propria ma quella che lo stesso soggetto, credendo di averle trovate, ha loro donato ed ad esse attribuito. Prima o poi, queste false verità perdono lucentezza fino ad opacizzarsi del tutto e scomparire per sempre. L'uomo le abbandona e, se animato da forza interiore protesa alla conoscenza, riprenderà il suo cammino di ricerca con più esperienza e maggiore prudenza di prima.

        Ma torniamo alla verità.

        Alla prima ricerca lo spinge una forza interiore non sempre consapevole. Alla prima verità che intuisce è inondato nell'animo oltrechè di quella luce che essa contiene, anche di gioia interiore e dal desiderio, il bisogno di proseguire.

        Con il tempo, con la pratica costante che consente all'uomo una migliore visione interiore; con l'aiuto, i suggerimenti necessari di chi la stessa via ha già percorso, poco per volta arricchirà l'animo suo di nuove verità che gli consentiranno di fare anche nella vita scelte coerenti, convinte, vigorose, nella intima speranza di contribuire a realizzare, secondo le proprie inclinazioni, qualcosa di buono, di bello, di giusto; non solo, non tanto per sè che già gode della conoscenza delle sue intime verità e della luce interiore che gli infondono, quanto per gli altri suoi amici esseri viventi, tutti partecipi delle stesse verità perchè di esse componenti insostituibili.

        La verità acquisita quindi trasforma l'uomo nel carattere, nella personalità, nell'animo suo. Lo migliora intimamente ed elevandolo spiritualmente, lo porta con sè lungo vie inusitate, rotte mai prima percorse; per mari, verso orizzonti, lungo litorali sconosciuti; verso la luce del sole, per esserne scaldato e rinfrancato dopo la lunga laboriosa navigazione. La verità posseduta e vissuta coerentemente, condivisa con pochi o molti altri, fa sentire l'uomo, questi uomini, più leggeri nell'animo, come liberati dalle pastoie dell'egoismo del sè inferiore, più pronti e ben disposti ad operare, accomunati da un comune destino.

        Conquisteranno serenità e gioia interiori e paghi di avere agito in armonia con la loro natura, si presenteranno così trasformati al loro ultimo appuntamento con questa loro vita.

 

***

2.     Ipotesi di una dottrina interiore.

 

        L'Ottalogo, come lo abbiamo analizzato ed interpretato, contiene un ordinamento completo, in sè armonico, idoneo a regolare la vita dei Fratelli della Costa.

        La nostra indagine sui suoi contenuti, sui Principi cui si ispira, sulle Leggi che ne regolano l'attività; sulle stesse attività che potrebbero realizzarsi, può dirsi conclusa.

        A questo punto dobbiamo domandarci:

        L'Ottalogo contiene oltre le verità che fin qui, bene o male, abbiamo ricercato, altre verità meno evidenti, più intime, che costituiscano il fondamento di quelle esteriori contenute nelle Sue Leggi?

        Secondo il nostro ragionare preliminare dobbiamo ritenere che, se l'Ottalogo contiene verità, deve necessariamente contenere il seme di altre, che dovrebbero essere cercate, evidenziate, acquisite nella loro consistenza.

        Vogliamo provare a ricercarle?

        L'Ottalogo evidenzia Principi che soddisfano il nostro senso interiore dell'umana saggezza.

Li abbiamo accettati di buon grado perchè Li abbiamo riscontrati nelle più intime nostre convinzioni.

        A me sembra che in Essi ci siano le basi per tracciare nuove rotte, come dei novelli Colombo, per attraversare l'oceano e toccare nuove terre mai esplorate; che ci siano le basi per avvicinarci ad altre verità, più remote, più arcane.

 

***

 

2.a.  Il numero 8.

 

        Vi siete sicuramente chiesti: "Perchè un Ottalogo?"

        Perchè non un decalogo a simiglianza delle leggi di Mosè?

        Quando da aspirante lo chiesi al mio Luogotenente e fondatore della Tavola di Siracusa, Nino Pellegrino, mi rispose, tra il serio ed il faceto, che le nostre leggi erano un "minus" rispetto a quelle e quindi era giusto che fossero otto! Era come dire: "erano otto di quelle Dieci"; se ti sei posta la domanda, la risposta devi trovartela da solo! In effetti il richiamo al Decalogo era stimolante e doveva esserci una ragione.

        Ma anche su questo punto fondamentale della Nostra Fratellanza della Costa è da chiedersi: Le Leggi sono Otto per puro caso o a ragion veduta? Sono tutte essenziali o qualcuna è riempitiva per arrivare all'otto? Vi è alternativa a qualcuna di Esse come è stato fatto da qualche Fratellanza nazionale, forse con leggerezza?

        Posso esporVi i miei pensieri in proposito. Li esaminerete, correggerete se lo riterrete, o amplierete o specificherete secondo le Vostre valutazioni.

        A mio parere l'otto dell'Ottalogo è stato per i Fratelli Fondatori una scelta voluta consapevolmente, a preferenza di qualsiasi altro numero.

        A mio parere i Fratelli Fondatori hanno voluto creare una correlazione, tra le nostre Leggi ed i punti cardinali della bussola che usiamo come strumento indispensabile di orientamento per la nostra navigazione. Otto sono quei punti essenziali ed otto le nostre Leggi.

        Come gli otto punti della bussola, i quattro punti cardinali ed i quattro intermedi, regolano la nostra navigazione, orientata a 360 gradi, per tutte le rotte di tutti i mari del mondo, così le nostre Otto Leggi regolano tutto il nostro mondo di Corsari. L'Ottalogo contiene le Leggi che ci fanno Fratelli della Costa, ci indicano la via della Fratellanza e dell'Amore; tutto in Esso è contenuto e compreso. In Esso vi è saggezza, vi è fratellanza, tolleranza. La Rosa dei Venti contiene nel suo cerchio, tutte le potenzialità di una navigazione basata sulle certezze della rotta da un porto di partenza ed uno d'arrivo. Essa infonde sicurezza, serenità, volontà di navigare. Ad ogni punto cardinale corrisponde una nostra Legge e come le rotte sono preordinate in una direzione per arrivare a destinazione, così le nostre Leggi ci indicano il comportamento da tenere per conseguire un risultato. Acquisite e fatte nostre tutte le Leggi; navigato che abbiamo per tutte le rotte, avremo realizzato, da Fratelli della Costa, il nostro Amore per il Mare.

        L'Otto quindi è il punto di partenza della Fratellanza; l'otto è in armonia con il nostro essere Fratelli della Costa: nelle regole del vivere e del navigare.

        Un numero diverso di leggi avrebbe creato un distacco tra l'arte dell'andare per mare e l'ideale e la pratica dell'essere Fratelli; avrebbe evidenziato una disarmonia, una dissonanza tra i due.

        L'Otto è quindi il numero elettivo della Fratellanza della Costa.

        Occorre ora ricercare se vi siano tra esso ed i caratteri della Fratellanza altre convergenze, per essere più consci del loro intimo legame.

        In numerologia l'8 è il risultato del cubo di due. Contiene pertanto due entità. L'8, infatti, è formato da due cerchi posti l'uno sull'altro e legati fra loro in un punto comune.  Il primo cerchio, più in basso, raffigura il mondo in cui noi viviamo. È il mondo della nostra esistenza terrena; delle nostre personali navigazioni in terra e per mare; delle tempeste, della bonacce, delle brezze, che la Fortuna ci riserva; delle nostre scelte sulle rotte da seguire secondo i nostri intendimenti, le nostre aspirazioni. Questo è per gli uomini il mondo dei desideri da soddisfare; delle illusioni che il loro sè crea nella convinzione che il raggiungere la sua massima espansione in ricchezza, bellezza, rispetto, potere, ammirazione, invidia, costituisca condizione necessaria per avere la felicità.

        Il secondo cerchio rappresenta l'altro mondo. Qui non esistono più le nostre apparenze; non v'è la realtà di sogno della nostra esistenza, simile a quella di un film in cui i personaggi vivono la loro storia imprigionati nelle vicende che si proiettano. Questo altro è il mondo della Realtà, della sola e nuda Verità.

        È quello ove si trova l’Oceano dell'Eternità.

        Se saremo stati nel mondo delle apparenze, ove tutto dipende dalla libertà di scelta, dalla fermezza delle nostre coscienze, buoni Fratelli, uomini probi, conquisteremo lo status di Corsaro e potremo navigare in eterno in quell'Oceano. In caso contrario naufragheremo in questo mare delle illusioni per rimetterci di nuovo alla prova e ritentare la navigazione di bolina lungo quello misterioso stretto passaggio di congiunzione.

        L'8 è giustamente indicato come il numero del Paradiso e penso che nessuno di noi che viviamo ad ogni uscita l'intima gioia di andare per mare, si arrischierebbe a metterne in dubbio questa rispondenza, proiettando su quell’Oceano la propria navigazione.

        A livello del sè, l'8 è l'intuizione. Rappresenta l'intelletto (il cerchio inferiore) che mediante la conoscenza intuitiva (il punto di contatto), si eleva al di sopra di ciò che è terreno per entrare nel cerchio superiore, che rappresenta la perfezione conseguita.

        Nei tarocchi l'ottava lama rappresenta la Giustizia bendata che regge i due piatti della bilancia. È l'8 posto con l'asse orizzontale. Ed il punto di contatto tra i due piatti è quello su cui si crea l'equilibrio tra gli opposti stati dell'essere: la via di mezzo che deve essere seguita per mutare il sé inferiore nel Superiore.

        Anche questa relazione e questa immagine costituiscono un input rivelatore per una giusta interpretazione dell'Ottalogo.

        Adesso scomponiamo l'8 per ricercarne altri possibili significati: 8 è il primo numero cubico: è la terza potenza del 2. Ed il 2 è il primo numero femminile. Femminili, nel sistema pitagorico, sono tutti i numeri pari e quindi anche l'8. Questa caratteristica dell'8 ci induce a ritenere come ammissibile la chiamata delle donne nella Fratellanza, allo stesso modo degli uomini, ove ne abbiano i requisiti.

        La presenza di Fratelli donne nella Fratellanza Italiana non deve essere ritenuta come un fatto eccezionale da tollerare, ma l'applicazione di un Principio connaturato all'Ottalogo: Corsari si diventa per il particolare rapporto d'amore che si crea tra l'essere umano ed il Mare; di Fratellanza tra questi esseri umani, indipendentemente dal loro sesso e senza riguardo alcuno alle molte categorie che gli uomini di terra sogliono individuare per differenziarsi, quali la nazionalità, la lingua, la religione, lo stato sociale e qualunque altro orpello che si sovrappone alla natura dell'uomo.

        Tra gli uomini, a mare, non ci sono differenze di sorta; non ci sono ricchezze, censo, ruoli, grandezze, che possano selezionarli di fronte alla sua maestà, alla sua grandezza. Siamo tutti troppo piccoli, tutti uguali, tutti bisognevoli, all’occorrenza, dello stesso soccorso, di identica solidarietà. In mare siamo tutti accomunati da identico destino. È questa consapevolezza propria degli uomini di mare che li pone più vicini alla Verità.

        L'8 è formato da due 3 + 2.

        Il 3 è il più sacro tra i numeri ed è maschile. Rappresenta la completezza in ogni manifestazione della vita: ieri, oggi, domani; passato, presente, futuro; inizio, metà, fine. In numerologia è di buon augurio; è associato alla creatività, alla completezza, realizzazione, giovinezza, maturità e compimento.

        Il doppio 3 legato dal 2, ci richiama l'immagine geometrica dei due cerchi legati tra loro in un punto. E ci suggerisce un’altra relazione: quella del sè inferiore, nei caratteri propri dei suoi aspetti fisico, animico, di spirito, in relazione al Sè superiore nelle Essenze d'anima e di spirito, legato al primo dall'essere in vita.

        Concediamoci una breve pausa di riflessione:

        Abbiamo iniziato la nostra navigazione dalle Leggi dell'Ottalogo assunte come punto di partenza, per ricercare le giuste regole della nostra condotta e le abbiamo trovate. Siamo arrivati alla constatazione che lo stesso Ottalogo sottintende anche altre indicazioni che per il Fratello della Costa possono essere l’inizio di una sua interiore navigazione, verso quali mete? Per quali rotte?.

 

***

 

2.b.  La ricerca: la Legge Prima.

 

        Il precetto che invita alla riflessione ed alla meditazione su suoi possibili contenuti più segreti è esposto nella Legge Prima:

        "obbedisci con rispetto agli ordini del Capitano come se

        fossero dati dal tuo Capo Spirituale o Fratello Maggiore".

        Abbiamo rilevato - e mi sembra che su questa interpretazione nessuno di noi possa avere dubbi - che l'obbedienza di cui si parla, si basi su una gerarchia spirituale e sul comune convincimento di operare per il bene comune in reciproca collaborazione.

        L'obbedienza quindi è un volontario allineamento mentale del Fratello rispetto ad idee di saggezza, che gli sono trasmesse dal Capitano, visto come il Capo Spirituale, il Fratello Maggiore e che sono da lui condivise.

        L'allineamento è la predisposizione dell'animo del Fratello su un'idea che, esaminata e vagliata nella propria coscienza, è dallo stesso ritenuta ed accettata come vera e giusta, perchè non solo non lo turba, ma anzi gli crea gioia, entusiasmo, volontà di fare, di collaborare per realizzarla.

        Abbiamo anche ammesso che il Capitano, che formula, elabora e comunica queste idee condivisibili, deve essere il Fratello al quale riconosciamo le qualità superiori del Capo Spirituale o del Fratello Maggiore.

        I termini essenziali della relazione sopra descritta, a mio parere, quindi sono:

        il Fratello ed il Capitano-Capo Spirituale quali uniti dal vincolo della Fratellanza della Costa; la dipendenza gerarchica spirituale del primo rispetto al secondo; l'allineamento, la sintonia tra i due nella formulazione, trasmissione ed accettazione di un'idea, di un comando, di un piano; la disponibilità e buona volontà a realizzarli, concordemente ed armonicamente.

 

***

2.c.  Situazione analoga su un piano diverso.

 

        Poniamo ora come possibile l'ipotesi che abbiamo fatto le nostre esperienze di navigazione per lungo e per largo attraverso l'oceano del primo cerchio; che siamo giunti al suo estremo limite: allo stretto punto di passaggio con il cerchio superiore. Che siamo pervenuti nella “Selva oscura” di dantesca memoria. Quale la rotta da seguire?

        I soggetti della Legge Prima, i loro rapporti, il risultato, ci suggeriscono altra situazione analoga su un piano diverso, il mentale.

        Potrebbero trovarsi per questa via i fondamenti spirituali della nostra Associazione.

        A mio avviso, i termini del nuovo rapporto potrebbero essere: il soggetto agente o sè inferiore; la sua mente, quale interludio di mezzo; il Sè superiore; il vincolo indissolubile di esistenza nelle due diverse sfere che li lega. Il rapporto di subordinazione spirituale che si crea tra il sè inferiore ed il superiore; l'allineamento del primo rispetto al secondo; la trasmissione tra i due, di idee, di verità che sgorgano in manifestazione e consapevolezza dal profondo dell'io della nostra coscienza. La buona predisposizione e volontà del sè inferiore a coglierle, comprenderle ed ad esse uniformarsi nei propri comportamenti, nelle scelte della propria vita.

        Se tale ipotesi è possibile, l'Ottalogo, contenendo le regole di condotta della vita del corsaro; contenendo le basi spirituali a cui attingere per viverle intimamente, sarebbe un sistema di vita completo, idoneo ad indicarci la rotta da seguire per conquistare l'Armonia Interiore. Ed acquisitala, per godere dei suoi luminosi, immediati effetti nel carattere, nella personalità; nel modo di pensare, di agire, di comportarci. Per manifestare la conquistata armonia col nostro modo d'essere, di vivere. Per condividerla con gli altri Fratelli, del pari contagiati dallo stesso status interiore e dalla sua bellezza; ed esprimerla nei rapporti con gli altri, per operare in attività comuni con partecipazione spontanea e spirito altruistico; per trasmettere loro l'impegno e la volontà di rendersi utili per il bene comune.

        Questa conquistata, realizzata armonia sarebbe lo stretto passaggio che ci porterebbe a navigare nell'Oceano dell'Eternità.

 

***

2.d. La rotta dell'intuizione.

 

        È ragionevole, è ammissibile, è vera questa analogia? Sono vere queste ipotesi? Queste prospettive? Questi risultati?

        Per l’uomo che cerca convincimenti seguendo la rotta del proprio raziocinio, per pervenire alla prova concreta dell'esistenza dell'anima e delle relazioni sopra descritte, è facile ammettere che tutto questo non è ragionevole.

        Ma questo dipende dal fatto che il metodo che si vuole usare non è assolutamente adeguato.

        Esso può andare bene per le cose proprie di questo mondo, che cadono sotto i nostri sensi; che possono essere individuate, misurate, catalogate, elaborate nelle loro qualità fisiche, chimiche, atomiche; va bene per le idee che possono formare oggetto di studio, di conoscenza, elaborazione e conclusione, su basi sperimentabili.

        Ma oltre questa conoscenza vi è quella che scaturisce dall'intuizione che non è meno vera, che è più profonda, che non è assoggettata ai ristretti limiti del razionale, non perchè non lo sia, perchè abbia abbandonato le regole della logica pura, ma perchè le ha trascese, addentrandosi in un mondo la cui esistenza non vuole essere dimostrata ma solo intuita; un mondo che va oltre i confini della realtà sensoriale contingente, per spaziare in altre dimensioni, ove si naviga per rotte diverse, verso orizzonti sconosciuti; ove quell'Amore per il Mare che noi corsari sentiamo al punto da farne il culto della nostra vita, è una componente di un Amore più grande che tutto abbraccia e tutto sostiene.

        È il mondo del Reale, della Conoscenza, della Verità; distinto da questo nostro, delle apparenze, dei desideri, delle illusioni: di “Maya”; dell'ignoranza: di “avidya”.

        Il problema della natura dell'uomo ritengo che ciascuno di noi lo abbia già risolto a livello personale secondo proprie scelte di vita - di tutto rispetto - consone al proprio grado di evoluzione interiore.

        Quindi non è per noi, in questa nostra ricerca, un problema.

        Questa sezione è dedicata infatti a chi all'esistenza dell'anima crede per intima convinzione o per fede religiosa.

 

***

 

2.e.  Proseguiamo nella nostra indagine.

 

        Nella norma in commento il Corsaro deve eseguire con rispetto i comandi del Capo Spirituale.

        Si tratta di due soggetti in carne ed ossa, che comunicano tra loro con la parola, i gesti, gli atti.

        Se tanto potesse accadere tra l'uomo ed il suo spirito, allora tutto sarebbe molto semplice, tutto sarebbe acquisito, scontato, risolto.

        Forse un giorno si arriverà a tanto; forse vi è stato un tempo in cui questo rapporto esisteva ed era comune realtà; tanto certamente è accaduto ed accadrà ancora a tanti Uomini.

        Per ora, allo stato di evoluzione spirituale dell'uomo comune, così non è.

        Ed allora dobbiamo ritenere che l'analogia che abbiamo presupposto come vera non regge al primo impatto?

        Non regge se noi pretendiamo di applicare le regole di questo mondo (del dialogo tra due soggetti diversi, esistenti nella stessa dimensione) ad un'altra realtà, interiore al soggetto pensante, ove coesistono, in varie modulazioni di materia corporea e sottile, il cervello - la mente - l'anima, per loro natura viventi in dimensioni diverse.

        La seconda, la mente, come espressione degli altri due ed in sè come soggetto caratterizzato da una tra le innumerevoli loro combinazioni o stadi intermedi, a seconda della prevalenza dell'aspetto fisico sull'animico; del grado di evoluzione e di luminosità di questo.

        A realtà diverse, regole diverse.

        Posta per vera l'esistenza di queste tre entità nei loro aspetti, occorre ricercare come sia possibile.

        - la disponibilità e la dipendenza dal primo alla seconda, per legarsi alla terza;

        - l'allineamento tra questi nella trasmissione, formulazione ed accettazione di una e più idee, di una e più verità;

        - la volontà e l'impegno di accettarle, di realizzarle, armonicamente, che abbiamo riscontrato nella Legge Prima e nei rapporti interpersonali tra Corsaro e Capitano.

 

***

 

2.f.  Il metodo del "come se fossero".

 

        È l'Ottalogo che ci deve suggerire tale possibilità e tanto fa indicandoci il metodo dell'approccio e della comunicazione dall'una all'altro, nell'espressione: "…come se fossero dati…".

       

        Prima di inoltrarci in questa nuova analisi, occorre che richiamiamo alla nostra memoria certe nostre esperienze di navigazione, perché, a me è accaduto, che si rivelassero illuminanti.

        Mi riferisco all’esperienze delle navigazioni notturne, al timone, con mare calmo, l’atmosfera nitida, pulita, con il cielo cristallino e tutte le stelle nel firmamento.

 

        Il compagno del turno riposa accanto in pozzetto o in cabina, perché non c’è motivo di stare in due all’erta ed il timoniere resta solo, uno  sguardo stanco alla bussola per controllare che la rotta sia quella giusta e lo sguardo attento alla stella che, alta nell’orizzonte per quanto basti, è stata scelta per indicare la rotta da seguire in quell’ora; per fare riposare un pò gli occhi ed i muscoli del collo doloranti dalla fatica, con una posizione più confortevole, che metta a proprio agio.

        Sono le ore, le lunghe ore che si trascorrono in solitudine sulla barca che va lentamente con un fruscio appena avvertito sul mare in lieve movimento.

        Tutto attorno è silenzio ed anche noi siamo silenziosi per non disturbare gli uomini che riposano da basso, stanchi della navigazione e dei loro turni in coperta, alle manovre.

        Ed il silenzio è dentro di noi perché non vogliamo distrarci con pensieri vaganti, ma mantenere la presenza mentale in questa atmosfera in cui, lentamente, ci inoltriamo.

        Sono le ore in cui si è soli con sè stessi, con tanto tempo a disposizione per riflettere e meditare sui misteri dell’esistenza, della vita, della nostra presenza lì in quel momento, con pochi altri legati insieme da un unico destino.

        Lo sguardo vaga intorno sull’acqua appena illuminata, che si muove debolmente e, poi, si volge in alto a guardare ed ammirare il firmamento. Stelle e stelle e costellazioni tutte che trasmettono luce, in continuo pulsare, per tutto l’universo. Quale profondità d’immagine in uno spazio ed un tempo infiniti!

        Quanta vita, quanta forza in esso sono contenute e da esso si sprigionano inondando di sè tutto il creato!

        Quale mistero è racchiuso in questo universo silenzioso, quale ne è l’origine e quale la vita!

        Ci sentiamo piccolissimi di fronte a tanta immensità, fin quando non cominciano da questa prima smarrita sensazione, ad elaborare i nostri pensieri:

        Anche questa nostra Terra fa parte di Esso. Anche la Terra ha la stessa origine, partecipa della stessa Vita. Anche la Terra ed i suoi abitanti vivono di questa stessa energia. E dove in essi c’è vita, lì v’è lo stesso punto di luce, la stessa scintilla, per piccola, infinitesimale che sia rispetto all’universalità del Creato, che fa parte, che è componente seppure minima di questa unica Energia che lo sostiene e fa vivere!

        Anch’io, anche noi, allora, siamo parte di Esso; facciamo parte di questa Sua immensità; anche noi abbiamo dentro qualcosa che è in comune con l’energia che fa vivere il resto del mondo! che ci mantiene in vita, che ci fa pensare, decidere, agire, allo stesso modo, a somiglianza con il Tutto.

        Tali prime riflessioni ci rinfrancano e ci invogliano a continuare a meditare entro di noi sulle similitudini, partendo ora dal particolare, da come sentiamo di essere fatti, di essere, per immaginare come potrebbe essere il minimo, il micro, ad immagine del massimo, del macro.

 

        Si avverte, allora,  un senso di immedesimazione tra il sé della nostra coscienza e queste immagini esterne  contenute nei nostri pensieri.

        La persona è immobile; lo sguardo è rivolto all’interno a contemplare queste immagini di comune immensità. La mente è viva e concentrata a guardare, a scrutare per rendersi conto, per capire cosa accade e cos’è.

        Fin quando la forza interiore, le circostanze ce lo consentono.

        Gli uomini da basso riposano, ma restano vigili attenti al movimento della barca, ai rumori che sentono per cogliere qualche sintomo di cambiamento che impone di stare all’erta per intervenire. Qualcuno sente questa atmosfera irreale per la mia lunga immobilità e si accerta e mi chiama: “ Gigi, come va?” “Tutto bene, riposa, non sono stanco!”.

        Tutto svanisce e si ritorna con l’attenzione al presente, alla guida; si ricomincia a parlare, a bere qualcosa; la barca si rianima, qualcuno sale in pozzetto per guardarsi attorno, perché ognuno vuole gustare un pezzo di quella atmosfera di sogno.

 

        Queste esperienze si ripetono finchè non passano da quegli accadimenti naturali, spontanei, ad altri espressamente ricercati, voluti. Ed allora si arricchiscono di nuove qualità, di altre intuizioni, fino ad acquistare la struttura e la consistenza di un metodo di concentrazione, di meditazione.

***

        L'uomo nel cerchio della propria coscienza, solo con se stesso, libero da ogni influenza esterna, sgombro da ogni sensazione, passione, necessità, interesse, che possano sviarlo; si concentrerà, in serena meditazione e si predisporrà a formulare pensieri ed idee, con quella limpida, oggettiva, benefica, lungimirante visione, quale potrebbe scaturire da un rapporto diretto tra lui e l'anima sua; creerà pensieri, idee come se fosse la sua anima a formularli; a meglio chiarirli, a riformularli in modo più chiaro, equilibrato, giusto; come se fosse la sua anima a suggerirglieli, trasferendoli da una realtà (la sua intangibile eppure lì esistente ed immedesimata nello stesso soggetto), in un'altra (quella delle apparenze, delle sensazioni, dei sentimenti, dei concetti); ed attraverso questo sottile, ideale passaggio, sentirle nascere e portarle in manifestazione nella mente e nella consapevolezza del sè inferiore perchè le scriva come sotto dettatura e le dichiari.

        Pensieri appena nati ma già idee con la consistenza, la forza, la luminosità proprie di quelle destinate a percorrere un lungo cammino tra gli uomini; destinate ad essere trasmesse per essere conosciute, per essere condivise, per essere realizzate nel tempo senza fine, nello spazio senza limiti, dagli uomini tra altri uomini.

        Perchè, questi uomini, con la loro buona volontà e spirito di altruistico, tra loro organizzandosi, le realizzino nei loro effetti benefici, secondo ed in armonia con lo scopo ultimo per cui vennero formulate e trasmesse.

        Perchè contribuiscano alla elevazione spirituale di ciascuno di essi; all'elevazione spirituale degli uomini che ne siano coinvolti, in qualunque modo toccati dalla loro benefica natura e, loro tramite, a quella dei popoli tutti.

 

***

2.g.  Il sesto senso.

 

        Questo fenomeno intuitivo del soggetto costituisce quello che è chiamato sesto senso o senso esoterico, definito da Alice Bailey (La Via del Discepolato pag. 613 - editrice Nuova Era, Roma) come il potere mentale di mettersi in sintonia con i pensieri più vasti, per discernere quei concetti che metteranno il soggetto in grado di influenzare la sua vita, il suo ambiente e di rivestire di nuovi ideali la materia pensativa rendendoli più facilmente riconoscibili nel mondo del pensiero e della vita quotidiana.

        Abbiamo di questa ipotetica realtà, l’esempio evidente nella trasmissioni radiofoniche. La realtà apparente è data da una radio ricevente accesa che posta in sintonia con un’altra trasmittente lì invisibile, capta e ritrasmette nel loro esatto contenuto, le onde sonore all’ascoltatore.

        È chiaro che la pratica del "come se fosse" è solo illusione di un fenomeno intuitivo che non è spiegabile con i normali processi conoscitivi; eppure il progresso spirituale dell'uomo può essere calcolato in proporzione della sua conquista di questa illusione, che tuttavia lo porta nella pura atmosfera e nella luce della sua coscienza spirituale.

        L'uomo muovendo come punto di partenza dalla coscienza, viene in contatto con ambedue le realtà (luce della sua anima e l'energia della forma) ed impara a poco a poco a dissipare il velo delle apparenze, aiutato dal costante aumento della luce dell'anima.

        Il velo dell'illusione si può paragonare al momento, a noi naviganti ben noto, che precede l'alba.

        In barca a vela, in lenta navigazione nella immensità di un mare che non evidenzia confini, le cose familiarmente note si vedono appena, attraverso una nebbia, una bruma che vela le forme del mondo; si scorgono più per intuizione che per effettiva loro visione.

        È un periodo intermedio, misterioso, in cui la realtà delle cose è nascosta dall'irreale immaginario.

        Quindi appare, a poco a poco, l'albeggiante luce del sole che fa individuare le sagome, dà ad esse il volume ed i colori. E la realtà che ci circonda si manifesta in tutta la sua vitalità.

        Allo stesso modo, appare una tenue luce nella coscienza.

        Segue un interludio tra le percezioni proprie della coscienza animale e di quella spirituale; poi l'entità più fortemente sintonizzata scaccia la più debole e se il sopravvento è dell'anima, avviene il distacco dalle manifestazioni sensoriali della persona ed il definitivo suo allineamento con essa.

        Se la prevalenza è della coscienza del sei inferiore il chiarore appena percepito rimane avvolto nella nebbia; la luce fioca appena accesa si spegne al soffiare del vento delle sensazioni e tutto si perde nell'oblio.

        Quella occasione è svanita nel nulla ed occorre predisporsi a riaccendere la radio per captare nuovi suoni, nuove idee, nuove verità.

***

        Appagati da queste intuizioni, possiamo ora ritornare alle nostre modeste aspirazioni, proprie delle nostre personali possibilità.

        Per la generalità dei Fratelli della Costa, le idee, le verità sono quelle contenute nelle Leggi dell’Ottalogo; sono i Principi che da Esso scaturiscono e che si sono impegnati ad individuare ed applicare.

        Sono Essi che abbiamo approfondito per conoscere meglio noi stessi e per decidere che rotta fare e dove andare.

        A queste idee, ai precetti che ne sono scaturiti, abbiamo cercato di trovare il Fondamento Ultimo: quello che lo stesso Ottalogo ci ha suggerito velatamente, sforzandoci di esprimerlo come meglio abbiamo potuto.

        Tutto quello che abbiamo riscontrato è il Suo mondo ed il nostro mondo; con Esso, per Esso possiamo ora vivere in miglior armonia con noi stessi, con il nostro Mare, sulle nostre barche, lungo le rotte che sceglieremo, e con gli uomini per unirci tutti insieme in un unico sentimento d'Amore.

 

***

3.     La verifica.

 

        Di quanto abbiamo ora intuito fu consapevole il Padre dell'Ottalogo che tanto scrisse perché questo voleva dire? Od è una costruzione che, seppure in armonia con quanto contenuto e ricercato nella prima parte di questo lavoro, ad essa si aggiunge come una nuova edificazione non progettata nè prevista?

        È una domanda a cui nessuno di noi, è allo stato, in grado di rispondere. La risposta forse potrà essere data in un futuro prossimo o remoto in dipendenza della futura evoluzione dell'uomo-corsaro.

        Se quanto ritenuto oggi come vero fa parte della filosofia dell'Ottalogo, con il tempo esso sarà assimilato da tutti noi e vissuto nella convinzione della sua necessaria inclusione; se no, rimarrà un'illusione fantastica, certo allettante, forse remota.

        Al presente possiamo porci un'ultima domanda:

        Alla luce di quanto ragionato e dedotto, cambia qualcosa nell'idea della Fratellanza della Costa da noi finora conosciuta e vissuta?

        Con la riformulata conoscenza dei risvolti più intimi dell'Ottalogo cosa è ora per noi la nostra Associazione?

        A mio parere è soltanto e sempre se stessa! bella, piacevole, disinvolta, non pretenziosa, impegnativa quanto ci basti.

        Solo che adesso di Essa abbiamo maggiore consapevolezza. In Essa abbiamo trovato una finestra che, se aperta, ci permette di vedere l’infinito. Ora ne abbiamo maggiore rispetto perchè finalmente ne abbiamo capito il valore, la portata, l'insegnamento e tocca a noi decidere cosa farne e cosa essere noi, per Essa.

        È certo che non possiamo più vagamente ignorarla.

        Essa ci offre la possibilità di migliorare noi stessi e con noi, i rapporti con il resto del mondo.

 

        Ogni istante che viviamo mutiamo in qualche cosa. Il tempo che viviamo scandisce costantemente la nostra vita dall'inizio alla fine, negli episodi contingenti come nei fatti che la caratterizzeranno per sempre.  Ma siamo noi, sono le nostre scelte, i nostri comportamenti che la qualificheranno al nostro stesso giudizio, in positivo od in negativo.

        La vita è molto lunga perchè il giudizio sull'uomo possa essere frutto di equivoci, di mistificazioni o di interessati atti di clemenza.

        Prima o poi riconosceremo le nostre verità ed i nostri meriti od i demeriti verranno fuori e ciascuno di noi si darà sempre ciò che gli è dovuto.

        Per quanto impegno, per quanta fantasia ci possiamo mettere, non troveremo mai un giudice più rigoroso della nostra coscienza.

 

I  propositi

del  Fratello  della Costa

 

 

1  -  Essendo    Corsaro,    da    Fratello    della    Costa,    navigherò    per    i  mari    nazionali    e    del    mondo    e  lascerò  agli  altri  uomini  un  ricordo  piacevole  del  mio  passaggio.

 

2  -  Essendo  Corsaro,  da  Fratello  della  Costa,  navigherò  per  i  mari  nazionali  e  del  mondo  e  renderò  testimonianza  del  mio  Amore  per  il  Mare.

 

3  -  Essendo  Corsaro,  da  Fratello  della  Costa,  navigando  sulla  mia  Tavola,  renderò  testimonianza  delle  condizioni  di  vita  del  Mare,  della  sua  fauna,  della  sua  flora  .

 

4  -  Essendo  Corsaro,  da  Fratello  della  Costa,  navigando  sulla  mia  Tavola,  renderò  testimonianza  agli  uomini  di  mare  del  loro  comportamento  verso  il  Mare,  nel  bene  e  nel  male.

 

5  -  Essendo  Corsaro,  da  Fratello  della  Costa,  navigando  sulla  mia  Tavola,  renderò  testimonianza  agli  uomini  di  mare  del  loro  comportamento  verso  gli  altri  uomini.

 

6  -  Rendendo  testimonianza  a  questi  uomini,  mi  associerò  e  simpatizzerò  con  coloro  che  operano  nel  bene,  astenendomi  dall'  associarmi  con  gli  altri.

 

7  -  Essendo  Corsaro,  da  Fratello  della  Costa,  in  navigazione  lungo  il  litorale  ed  a  piedi  sulla  costa,  metterò  la  mia  esperienza,  perizia,  umanità,  a  disposizione  degli  uomini  di  mare,  perchè  ne  acquisiscano  conoscenza,  siano  invogliati  a  seguirne  l'esempio  .
8  -  Essendo  Corsaro,  da  Fratello  della  Costa,  sia  in  navigazione  che  a  terra,  avvicinerò  l'uomo  di  mare  più  completo  per  istruirlo  ai  Principi  della  Fratellanza  della  Costa,  perchè,  mostrandone  attitudine  e  buona  volontà,  possa  essere  chiamato  Fratello  .

 

9  -  Essendo  Corsaro,  da  Fratello  della  Costa,  sia  in  navigazione  che  a  terra,  mi  accompagnerò  ai  miei  Fratelli  per  stare  con  loro  in  allegria,  in  letizia  e  familiarità;  per  scambiare  con  essi  conoscenze  ed  esperienze  di  mare;  per  approfondire  con  essi  i  Principi  e  le  Finalità  della  Fratellanza  della  Costa,  per  acquisirne,  insieme,  maggiore  consapevolezza  .

 

10  -  Essendo  Corsari,  Fratello  e  Fratello,  sia  in  navigazione  che  a  terra,  ci  impegneremo  perchè  i  Principi  che  impregnano  la  nostra  Fratellanza,  siano  conosciuti,  compresi  dagli  uomini  di  mare  e  dagli  uomini  di  buona  volontà  per  il  bene  del  Mare,  per  il  bene  dell'Umanità.

                                                                                              Il  Gran  Commodoro

                                                                             della  Fratellanza  della  Costa  -  Italia

                                                                                                    Gigi  Piccione

 

 

 

Documento  depositato  al  Raduno  Mondiale  dei  Capitani  Nazionali  in  Cile.  Novembre  1994
TAVOILAIV
PARTEIII

 

LEAPPLICAZIONI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAVOLA  V

 

 

 

 

Le   applicazioni   pratiche

 

 

 

 

 

        Ho riletto le mie comunicazioni che, da Gran Commodoro-Capitano Nazionale della Fratellanza Italiana, nel biennio del mio incarico elettivo 1993/95, ho inviato ai Fratelli e pubblicato nel Golpe de Canon.

        Esaminandole, mi pare che mantengano la loro attualità e l’utilità per il confronto di idee tra Fratelli, che, allora, mi sembrava necessario, al fine di rispondere più facilmente alle nostre domande:

        “cosa siamo noi Corsari e come vogliamo esserlo”.

        Ve le ripropongo nelle loro linee essenziali perchè Vi siano occasione di riflessione e di risposta.

 

 

***

 

 

        Le  comunicazioni  del Gran Commodoro, sono le sue idee per un possibile futuro della nostra Associazione. Esse non impegnano nessuno; nè è previsto quando se ne possa parlare e cosa fare in proposito. Perchè sa che nessuna opera umana può venire ad esistenza e produrre i suoi effetti positivi se prima ciascun uomo, di molti, non l’abbia concepito interiormente e formulato spontaneamente.

 

 

 

 

***

 

 

 

 

 

 

 

 

I   –  LE   NOSTRE   ROTTE

 

        Cari Fratelli,

        in questa nuova rotta della Fratellanza, ritengo importante che la Flotta Italiana navighi in formazione. Vi immagino per ora intenti a bighellonare lungo la spiaggia a prendere il sole, raccogliere i beni ed i frutti che il Mare spontaneamente ci offre; o a calafatare la Tavola in secca per predisporla per la prossima navigazione; o a tenerla in ordine all’ormeggio.

        Vi immagino intenti alla navigazione con i Vostri legni, impegnati al cambio delle vele, a seguire il vento, a controllare il mare, in giornate assolate, ventose, pieni di salsedine; poi la sera in ormeggio nelle rade, in acque limpide, a raccogliere il frutto della navigazione ed a godere del meritato riposo.

        Ma la Fratellanza della Costa ha le sue rotte da percorrere, i suoi ritmi nella navigazione, i porti, le mete da raggiungere. Mi riferisco in particolare alle attività esterne della Fratellanza in cui Essa impegna il suo nome, la sua credibilità.

        Ebbene per Voi, miei cari Fratelli, suono personalmente il fischietto del nostromo: Organizziamoci per rendere questa nostra flotta efficiente, pronta alla navigazione ed ad eventuali abbordaggi; affiatata e compatta nelle manovre di squadra, in mare aperto con unicità di rotta e di obbiettivi.

        Prima condizione è: la costante informazione, conoscenza, lungo la struttura gerarchica statutaria, competente per materia, di tutto quanto prepariamo e facciamo per la nautica ed il Mare.

        Tra queste strutture, in tema di proposta e di scelta delle rotte e della navigazione, il canale diretto d’informazione coinvolge: il G.C., il Capitano d’Armamento; gli Esperti; le Tavole e per esse i Luogotenenti e con essi gli scrivani e da costoro, ogni Fratello della Costa.

        In tema di ricerca introspettiva dei Principi e dell’essere Fratellanza e Fratelli della Costa: Gran Maestro, Armero Major, Consulenti Nazionali, Armero di Tavola; In tema di adempimenti vari per la tenuta delle odiate scartoffie, la Scrivano Maggiore, l’Ufficiale della Casermetta, gli scrivani di Tavola. Sempre lo Scrivano Maggiore per le necessità di archiviazione. Questi canali funzionano in un verso e nell’altro, in via automatica:

        Occupiamoci di rotte e di navigazione.

        Il Fratello che prende un’iniziativa nelle attività esterne alla Tavola, nell’ambiente nautico, che coinvolgano singole persone o gruppi od associazioni, o enti pubblici.  darà comunicazione diretta a tutti gli altri.

        Rilievi, considerazioni, informazioni sul merito dei contenuti da parte dei singoli componenti la struttura di fuoco, si aggiungono ma non interrompono il flusso della conoscenza delle idee e delle iniziative proponende, che vanno valutate e/o suggerite, in relazione alla loro ampiezza e portata, dal Luogotenente della Tavola o dal G.C., assistito dai Maggiorenti con funzioni statutarie specifiche.

        Le approvazioni, i suggerimenti e quant’altro necessario per migliorare gli obbiettivi, la rotta, la navigazione, saranno da un lato comunicati ai destinatari, dall’altro diramati alle altre Tavole, in un flusso costante di conoscenza di iniziative, informazioni, esperienze, risultati.

        Unità di rotta non disgiunta da eventuali differenziazioni di percorso delle singole Tavole e/o dei Corsari, sempre per tempo conosciute, condivise - perchè la responsabilità della riuscita e della spendita del buon nome dell’Associazione è sempre del Luogotenente a livello locale e del Gran Commodoro a livello nazionale - devono costituire il nostro modo di esprimerci ed operare nel mondo della nautica, al fine di prestare un qualunque servizio spontaneo, disinteressato, serio, efficente, lodevole, umile, a favore del Mare e del suo mondo nelle tre manifestazioni: vegetale, animale, umano.

        Seconda condizione è che i Fratelli di Tavola, i Corsari, operino di concerto tra loro e con la consapevolezza degli impegni nelle attività pubbliche, degli obbiettivi, delle difficoltà, dei rischi.

        Scopriamo il Fratello della Costa che è dentro ciascuno di noi, che ci fa capolino nella commozione che ci pervade quando parliamo di Fratellanza della Costa! Soltanto vivendo interiormente l’Ottalogo potremo sentire il bisogno di adoperarci in veste di Corsari, di rappresentanti di Tavola, dell’Associazione, in iniziative, in attività, in opere, che rispecchino il nostro sincero, autentico Amore per il Mare.  Accantoniamo tutto quanto possa dividerci ed esaltiamo quanto possa unirci in idee, opinioni, reciproca simpatia e rispetto, unità di intenti e d’azione.

        Ai Fratelli Luogotenenti Generali della Fratellanze della Costa in navigazione sui mari del mondo, propongo: Proviamo ad allineare le nostre flotte, consapevoli dell’unica ragione della nostra presenza nella Fratellanza della Costa: l’Amore incondizionato, disinteressato, verso questo Elemento vitale, perchè Esso si perpetui per l’esistenza del pianeta Terra e delle generazioni future.

        Sono uno di Voi, sono un Fratello della Costa; come uomo sono soggetto ad errori: invoco la Vostra comprensione ed il Vostro aiuto! sappiate che se mi dovesse accadere di sbagliare non sarà mai per tradire una giusta causa.

 

 

 

 

 

II  –  LA   NOSTRA  STAMPA

 

 

        Cari Fratelli,

        già nella mia breve conversazione nel corso del C.G. e G.  a Siracusa, Vi ho esposto per sommi capi la necessità di curare in modo più organico ed efficace la nostra “stampa” ed a tal fine Vi ho proposto i Fratelli che avrei chiamato a far parte di una sorta di ufficio di redazione che desse corpo, con il loro apporto, alle nuove aspettative.  Adesso Vi vorrei esporre più compiutamente il mio pensiero, per sentire il Vostro parere, ascoltare i Vostri consigli e per muoverci, sugli orientamenti più consapevolmente emersi, tutti insieme, acquisiti il Vostro interesse, la Vostra disponibilità ed impegno.

        In pochi, anche se volenterosi, non bastiamo per creare una buona stampa (sempre a livello dilettantistico).

        Occorre creare tra noi uno staff.

        Con chi tra noi?

        Fratelli della Costa, che abbiamo una qualche predisposizione per lo scrivere, per fare giornalismo.

        Cosa intendo “tra noi”?

        Tra noi fratelli, aspiranti, schiave, loro figli, tigrotti, che abbiano una certa facilità di esposizione scritta o grafica o fotografica, che facilmente trovano il tempo per scrivere e fantasticare di Mare e del Mare;

        O che abbiano la qualità del “giornalista”: di registrare con frasi scarne, essenziali, i fatti vissuti o fiutati che abbiano per oggetto il Mare e la nostra vita sul Mare e per il Mare, nel tempo in cui essi si verificano.

        Quanti tra questi?

        C’è posto per tutti in relazione alla disponibilità ed all’impegno di ognuno.

        Basta il tigrotto che invii il disegnino originale della sua barca, del mare e di essa in navigazione.

        Basta il racconto di un fatto vissuto a mare e, da qui, “qualunque altra cosa che testimoni: il nostro grande amore per il Mare; il rispetto che abbiamo per esso, la difesa che siamo pronti a spendere in suo favore in base alla nostra esperienza di marinai, di navigatori, di sportivi, di diportisti; la nostra disponibilità a renderci utili per fatti che onorino il Mare ed i suoi sport”.

        Lo staff dell’Ufficio Stampa, allo stato, è così costituito.

        - Il Responsabile.

        - Il Gruppo di redazione per la preparazione, raccolta del materiale destinato alla stampa.

        - I coordinatori con competenza territoriale.

        - I collaboratori fissi:

        Possono diventare “collaboratori”, i fratelli che, avendone la predisposizione, nel piano pratico dimostrino con l’attività e l’impegno costanti di volersi inserire in questo gruppo; i fratelli giornalisti, fotografi, grafici in servizio attivo o in pensione che dichiarino la loro disponibilità; i fratelli che svolgano una attività professionale che abbia per oggetto o attinenza con il mare e che dichiarino la loro disponibilità.

        La struttura prevede inoltre:

        - il Corrispondente di  Tavola:

        il fratello, l’aspirante, che verrà designato, in quanto fornito di predisposizione e buona volontà, dal Luogotenente a svolgere fattivamente e produttivamente questo compito.

        - I collaboratori esterni: tutti gli altri di cui sopra che dimostreranno la buona volontà di volerlo essere quando e come vorranno.

        - I corrispondenti e collaboratori esteri: i Fratelli delle Fratellanze estere che avrebbero il piacere di partecipare fattivamente a questa nostra impegnativa navigazione.

        La differenza tra i collaboratori fissi e gli esterni è soltanto nella differente assiduità d’impegno.

        Di cosa scrivere?

        Vi suggerisco alcune mie idee in proposito, senza che esse abbiano la pretesa della completezza: Ecco perchè non posso essere solo a gestire questo nostro patrimonio!

        Rubriche e Servizi:

        a) Storia della Fratellanza: in generale nelle persone: Maggiorenti, Tavole e Fratelli.

        La sua evoluzione: cosa è stata nelle Tavole; cosa è stata a livello naz.le; cos’è stata nella Fratellanza estera:

        b) Cos’è la Fratellanza della Costa:

        * Quella Nazionale: nei Principi, Statuto, Ottalogo e nelle deliberazioni; nelle persone, nelle Tavole, negli Organismi Nazionali

        * Le Fratellanze estere: quali sono; chi sono i Fratelli; i Maggiorenti; cosa fanno;  di cosa si occupano; Rapporti, organismi ed attività comuni; Comparazioni con la nostra; scambi e supporti.

        c) di cosa si occupa la Fratellanza della Costa; Materie di interesse:

        Tutto del mare, quali per esempio: l’ecologia; le coste: porti, marina, attracchi.

        Aspetti tecnici e sociali; la legislazione nautica; la politica della nautica; le attività nautiche: turismo, diporto, circoli nautici, sport nautici: regata, pesca, subfoto.

        La tecnica nautica: la barca, le attrezzature, gli accessori; la navigazione.

        Attività esterna delle Tavole: trofei, regate, raduni; rapporti con i clubs; con gli organi locali: cap.rie, sezioni nautiche della guardia di finanza, dei VVUU; interventi a livello locale e reg.le.

        Attività esterna degli Organi di rappresentanza naz.le: rapporti con gli Organi di Stato, le Federazioni di vela ecc.; la Lega Navale; la Lega Ambiente, il WWF; con gli    organi di diffusione che si occupino di nautica.

        Interventi a livello naz.le nel campo della n..

        d) Cultura:  relazioni di viaggi, racconti, progettistica, tecnica, innovazioni; libri; teatro, musica

        e) servizi: anagrafe equipaggi, consigli utili ed assistenza tecnica, portolano, cambusa, documentazione: inquinamento, attività nautiche.

        f) Corrispondenza con i lettori.

        g) In particolare per il

GOLPE  DE  CANON

        Informazione, aggiornamenti delle verbalizzazioni, deliberazioni, attività interne, degli Organi Nazionali, delle Tavole, dei Fratelli; degli organismi internazionali della Fratellanza della Costa; delle Fratellanze estere.

        Tutte le altre notizie utili interne, distribuite in Rubriche: gli abbordaggi, i riscatti, le zingarate, gli scherzi, i lazzi, i frizzi, le fregature, le delicatezze, le poesie, le vignette, le barzellette, le caricature, gli aneddoti ed i fatti veri raccontati per sorridere, dal fratello, per rendercelo più caro al nostro affetto, al nostro ricordo.

        Uno spazio proprio è riservato all’Associazione: “Le Schiave del Mare” della Tavola di Piacenza ed eventuali ramificazioni nelle Tavole.

        Il tutto con tanto “humour”.

        È solo un divertimento e speriamo di renderlo, con l’apporto di tutti, entusiasmante! Dobbiamo essere una Fratellanza dinamica, compatta, allegra.

        Organizzazione del lavoro:

        Il gruppo di redazione opera in costante collaborazione e consultazione circa i servizi, gli articoli, ricerche, e quant’altro, come una redazione di giornale.

        La raccolta del materiale da pubblicare proveniente dalla intera struttura, fa capo al coordinatore.

        Il materiale raccolto, visionato, andrà al Gran Commodoro per la responsabilità e selezione politica e per essere inviato all’Ufficiale della Casermetta, nella veste di direttore responsabile per la pubblicazione.

        Il materiale pubblicato porterà la paternità dell’Autore.

 

 

 

 

 

III  –  LE  NOSTRE  ATTIVITA’

 

        Cari Fratelli,

        proseguendo lungo la rotta tracciata nel nostro programma, è d’uopo approfondire le nostre idee in materia di Attività dei Fratelli della Costa - Italia, a livello del singolo Fratello, della singola Tavola, degli Organi a competenza Nazionale ed, infine, dell’Associazione quale soggetto operante nel mondo della nautica e del “Mare”.

        Il nostro Diario di Bordo in proposito così si esprime: Da “Cos’è la Fratellanza”.

        È “culto ed amore per il mare.  Disciplina, comprensione, cameratismo, generosità, ospitalità e modestia. Suo impegno fondamentale è di rafforzare le virtù sopra indicate affinchè possano essere dimostrate e divulgate a tutti con semplicità e chiarezza.  In seno a questa Organizzazione acquistano realtà le immagini, i progetti ed i sogni il cui mondo è il mare. Nelle riunioni si discutono temi che riguardano la migliore conoscenza degli oceani per il bene dell’Umanità. L’arte che estrae dal paesaggio marino la sua ispirazione, favorisce e stimola sentimenti nella Fratellanza”.

        Da “La Fratellanza della Costa”: “L’attività della Fratellanza Italiana è multiforme: dalla collaborazione alla rubrica Tortuga, al bando di concorsi per progettisti nautici italiani, ai raduni di barche in Mediterraneo, ai trofei per crociere più impegnative, alla befana del faristi e, in genere, a tutte le attività rivolte alla diffusione della passione per il mare”.

        Questi concetti sono stati, a mio avviso, perchè mi consta, li ho vissuti, così interpretati e realizzati in trentacinque anni circa di vita della Fratellanza e fino ad oggi.

        Innanzi tutto tra Noi, in piena libertà, in assoluta evasione; senza vincoli, legami, impegni, riferimenti con il mondo sociale, politico, economico, del proprio lavoro, degli affari, con la realtà di tutti i giorni:

        Noi, la barca ed il mare.

        Un Mondo a sè, a livello personale, fatto d’aspirazioni, fantasia, illusioni, di desideri via via realizzati, resi corposi dalla presenza, dalla disponibilità del mezzo: la barca.

        Il rapporto con essa nel prepararla, sistemarla, metterla a punto sì che lo scafo, i pesi, l’attrezzatura, le vele, la presenza umana, il vento ed il mare si amalgamassero tra loro in modo da formare un tutt’uno armonico, sensibile, pronto, docile, corposo, robusto, forte e per tutto questo, vivo e vitale, che parla alle orecchie, si esprime, suggerisce, che canta, al suo creatore, in uno con gli elementi che lo circondano.

        Il vento, il sole, la luna, le stelle, il mare, ammirati, amati nella loro bellezza; associati alla navigazione; tutti apprezzati nella loro forza; alcuni temuti per la loro potenza, la violenza loro inarrestabile, inopponibile, insuperabile, eppure convivibile.

        Un Mondo a sè, fatto d’amicizia sincera, leale; di comprensione, solidarietà fraterni; di impegno nautico, pregno di spirito d’avventura, di coraggio, ma anche quale espressione di studi nelle materie attinenti alle attività nautiche scelte, approfondimenti, esperienze, volti ad acquisire conoscenza, perizia; ma soprattutto a temprare il carattere, a mettere a prova, spesse volte a dura prova, la tenuta psico-fisica, etica, spirituale di ciascuno.

        “Un’Isola nostra che non c’è per gli altri”; un’Oasi d’amicizia, di serenità, d’entusiasmo, di fervida attività, d’amore, nel deserto della società.

        Non solo questo.

        La Fratellanza è stata un guscio chiuso tra noi, con i pori aperti per sentire, comunicare, trasmettere sentimenti, opinioni, attività con il mondo contiguo.

        Sotto questo aspetto, gli stessi Ideali sono stati espressi variamente, dal Fratello nella navigazione - qualificata con l’uso del “banderin negro” - per diporto, regata, pesca. Nella partecipazione personale e/o con propria imbarcazione in regate o manifestazioni naz.li e/o internazionali, mondiali. In attività sportiva e/o agonistica personale in specialità nautiche, subacquee a vario livello. Con intervento, nella qualità di F.  della C.,  in attività di istruzione - corsi di informazione e di approfondimento alla vela, alla navigazione - ai soci di Circolo/i; di assistenza ed organizzazione in regate ed in raduni a livello di Circolo nautico, tra Circoli; di assistenza ed organizzazione in regate ed in raduni a livello nazionale e/o internazionale per la F.I.V.  per singole categorie, per circoli nautici o intercircoli.

        Dalla Tavola: in organizzazione di raduni nautici per i Fratelli di Tavola, esteso a tutti i Fratelli, a simpatizzanti ed amici; organizzazione di regate veliche e altre gare per Fratelli, estesa a chiunque volesse iscriversi con premi a Fratelli ed in base a classifica.  Organizzazione di regate e altre gare inserite in campionati F.I.V.  od altri con trofei intestati alla Tavola od a Fratello; organizzazione di conferenze, dibattiti su temi nautici o ad essi pertinenti, aperte alle altre Tavole, a persone qualificate del settore, a simpatizzanti; interventi presso autorità di enti locali, territoriali prov.li, regionali, statali a competenza prov.le-reg.le in temi riguardanti la nautica.

        Assegnazione di Trofei, Targhe, Crest ed altri riconoscimenti a vario titolo a Fratelli, a Sportivi, ad Associazioni od enti.

        Dagli Organi Nazionali per compiti di Statuto; dal Capitano d’Armamento; con il riconoscimento al Fratello/i di aver compiuto un’“Impresa Nautica”; o altra impresa degna di mensione.

        È in corso di assegnazione il Titolo di “Tavola di Navigatori”; di preparazione l’Archivio storico delle “Imprese Nautiche”.

        Dal G.C.: con l’intervento in materia nautica ed aspetti collegati, a livello nazionale avanti i Ministri competenti, Parlamentari ed il Governo dello Stato. Intervento avanti il Presidente della Repubblica per problemi inerenti allo stesso tema.

        Dal C.G. e G.: su proposta del Capitano d’Armamento con l’assegnazione del titolo di “Accademico dello Yachting”. Dibattendo, deliberando o ratificando le proposte e le iniziative come sopra adottate dal G.C. nelle funzioni.

        Ma non tutti i Fratelli, non tutte le Tavole, non tutti i Capitani d’Armamento con i loro Esperti, non tutti i GG.CC., non tutti i CC.GG. e GG hanno svolto e svolgono tutte queste attività.  Esse sono state espressione di chi si è sentito di farle.  È vero che molti Fratelli, molte Tavole, qualche Capitano d’Armamento, qualche Gran Commodoro ed il C.G. e G. quando ne è stato richiesto, le superiori attività le hanno realizzate.  Nella loro autonomia, spontaneamente, liberamente, con molta sensibilità, senso di responsabilità, gli Organi Statutari ed i singoli Fratelli hanno interpretato con dignità, con passione, questo aspetto che pure lo Statuto e l’Ottalogo contiene ed a loro assegna. Ed è grazie a questo loro onesto e serio intendimento che noi, adesso, siamo conosciuti ed apprezzati per quello che siamo; possiamo ora parlare di ulteriori approfondimenti ed ipotizzare possibili nuove prospettive future, se spontaneamente matureranno dentro di noi tutti.

        Quali approfondimenti?

        Ricerchiamoli nei Principi fondamentali quali sono espressi dall’Ottalogo:

        “L’amore per il mare deve essere il motivo della tua vita .”;

        Da “La Fratellanza della Costa”: “creare, entro ed oltre le frontiere nazionali, una salda rete di amicizia fraterna e di mutua comprensione” ... che riaffermi e garantisca le più alte virtù marinare di “lealtà verso la Patria e di amore verso l’umanità”.

        In un mondo in cui sembra dover regnare solo l’egoismo e la ricerca di ogni bene materiale, la Fratellanza della Costa ci appare come un faro isolato in mezzo alle tenebre e ci offre il conforto di una visione della esistenza in cui l’individuo, di fronte all’infinita maestà del mare, sente l’ispirazione a “seguire sempre più nobili e schietti ideali di vita”.

        Dallo Statuto: l’autonomia delle Tavole.

        Rettamente interpretata, essa, a mio avviso, significa che ogni Tavola, essendo nucleo territoriale dell’Associazione, deve esprimere con comportamenti, attività, opere, i Principi, lo Spirito dell’Associazione che ricava da una corretta interpretazione dell’Ottalogo, degli atti costitutivi della Fratellanza.

        La scelta del campo d’azione, delle conseguenti realizzazioni pratiche, pur manifestazione genuina e quindi rigorosa di quei Principi, è la più ampia, la più varia e diversa possibile perchè dipende dalle decisioni della Tavola assunte in piena libertà, influenzate naturalmente dalle sue caratteristiche, dalle qualità, capacità, preparazione, esperienza, sensibilità, in una parola dalla “saggezza” del Luogotenente, del Consiglio di Tavola, dei singoli Fratelli.

        La scelta ponderata dipende dall’ambiente della città in cui si risiede, dal porto d’armamento e dall’ambiente nautico in cui opera, dalla vicinanza o meno di altre Tavole che devono consigliarla, supportarla, collaborarla.

        Qualunque siano le scelte, i campi d’azione (sempre in armonia con i sopra ricordati Principi tra quelli possibili, piccoli o grandi che siano, imponenti o minuti, poco importa, secondo me, essendo più importante “l’essere, il fare, l’esserci”:

        La Tavola, inoltre, in quanto membro del C.G.  e G., è tenuta a rispettarne ed eseguirne le deliberazioni con sollecitudine e diligenza.

        A mio parere, nelle due ipotesi ricordate, la Tavola gode di un grado di autonomia diversa, perchè mentre nel primo (attività in base allo Statuto) i suoi limiti nel contenuto dalle deliberazioni e nella loro esecuzione sono dati soltanto dalle norme Statutarie e dell’Ottalogo, nel secondo (attività in base a delib. del C.G. e G.) i detti limiti si estendono anche al contenuto delle deliberazioni, perchè queste sono state già assunte dalla Tavola in quanto componente del C.G.  e G. ed in seno ad Esso. Questa diversa attività delle Tavole, in quanto componenti dell’unica Associazione Fratelli della Costa, va comunque armonizzata con l’intervento del Capitano d’Armamento e degli Esperti.

        Le esperienze delle Tavole nei vari campi d’azione dalle stesse scelti, sono comunicate al Gran Commodoro, allo Scrivano Maggiore. Tramite il Golpe il tutto è pubblicato, perchè anche le altre Tavole facciano tesoro delle iniziative e delle esperienze altrui; perchè, se lo ritengano necessario o utile per la loro nautica ed il loro Mare, battano le stesse rotte per conseguire risultati uniformi, rilevanti ed efficaci.

        Armonizzazione di attività, uniformità di contenuti nei campi di attività e nei comportamenti, in base ad una esperienza comune, potrebbero essere fatti qualitativamente auspicabili e, perchè no, qualificanti.

        Informandone gli Organi Nazionali.

        Come lo Scrivano Maggiore è il notaio della Fratellanza che tutto deve conoscere per registrare, annotare, archiviare e quindi va costantemente informato di ogni iniziativa, delle sue modalità di realizzazione e dei risultati; così il Luogotenente ed il G.C. devono sapere, di ogni attività che impegni la Fratellanza verso l’esterno a livello locale o nazionale, perchè ne assumono la responsabilità in quanto rappresentano legalmente ed ad ogni effetto la Fratellanza. Ne sono l’immagine esteriore che viene apprezzata o vilipesa in base a quel che ciascuno di noi, nel più sperduto covo d’Italia o caletta del mondo, faccia; ne devono esprimere il pensiero, le opinioni a livello nazionale ed internazionale, regionale e locale.

        Con la benedizione dei Maggiorenti e per renderne conto al C.G. e G.

 

        I corollari che ne scaturiscono.

        La Tavola nazionale o territoriale è un vascello in navigazione.

        Nella Tavola esiste il Luogotenente che ha lo stesso ruolo del G.C.; esistono il C. d’A., l’Armero, lo Scrivano, il Consiglio di Tavola, che, nel loro ambito, svolgono funzioni simili a quelle degli omologhi nazionali. Quanto sopra detto va quindi proiettato in seno alla Tavola con gli stessi compiti, funzioni, doveri, adempimenti.

        Le realizzazioni pratiche.

        Quali ipoteticamente possibili e in quali rami di attività?

        È buona norma far tesoro dell’esperienza passata e muoversi conformemente ad essa, ripetendo, le stesse attività con una maggiore presenza, impegno, assiduità.

        I Luogotenenti, le Tavole, i singoli Fratelli possono operare lungo le rotte usuali, come sopra ricordate, che conoscono o che sono state utilmente sperimentate dagli altri, se le ritengano consone e qualificanti nel loro ambiente nautico ed utili al loro Mare ed alla loro nautica.

        Possono orientarsi verso nuove iniziative in tema di ecologia per la tutela della fauna, flora marine, della costa; secondo le predisposizioni di ognuno, in via autonoma o in collegamento con associazioni che diano garanzia di serietà e d’altruistico amore per il Mare.

        Il G.C. con gli Organi Nazionali si muoveranno, non appena avranno raccolto gli orientamenti delle Tavole e le deliberazioni del C.G. e G., anche in questo senso e non solo nei confronti di Associazioni naz.li, ma pure di Organismi statali, governativi ed enti morali. Le necessità del Mare, della nautica sono tante e così vaste che c’è solo l’imbarazzo della scelta. Vi è possibilità di scegliere il campo più prudentemente abbordabile ed adeguato, impegnativo fin dove ce lo si possa permettere, per fare un servizio dignitoso, utile e produttivo per la Natura e la Collettività.

        La qualità degli interventi.

        È la parte più delicata del programma!

        Se l’intervento, il servizio, l’attività, il singolo atto possono essere realizzati solo in modo approssimativo o qualitativamente scadente, è meglio desistere; se essi possono essere collegati ad un interesse economico, commerciale del fratello promotore o, peggio, se sono espressione anche sottintesa di tali interessi; se possono essere oggetto di equivoco tra il manifestato amore per il Mare ed i suoi elementi, per lo sport nautico o per la nautica pura ed un celato affare personale; in tutti questi casi in cui si rischia di gabellare i nostri sentimenti di Associazione altruistica con un particolare interesse di qualcuno di noi, poichè il giudizio negativo nei confronti del responsabile organizzatore, della Tavola e dell’intera Associazione che in quella circostanza rappresenta, sottinteso o palese, sarebbe giustamente grave, allora, in tutti questi casi, se il servizio è oggettivamente necessario o utile nei termini che abbiamo detto, si rimuova quell’aspetto inquinante, si trovi altra soluzione oggettivamente più pura, che lasci la coscienza dei Fratelli operanti, serena di fronte al giudizio espresso o tacito delle Autorità, dell’opinione pubblica: acquisiremo tutti maggiori meriti, più elevati e duraturi.

        Vi ricordo quanto espostoVi nella mia 1/93 “le nostre rotte” sull’atteggiamento da tenere, ripreso, sopra, da fonti ben più qualificate.

        La personalizzazione degli stessi, ossia la spendita del Nome dell’Associazione.

        I Fratelli, le Tavole, gli Organi Nazionali e quelli rappresentanti l’Associazione, devono sempre qualificarsi come appartenenti ad essa e dichiarare che si impegnano a compiere quell’attività in quanto tali; questa loro qualifica deve riscontrarsi anche visivamente con l’uso del distintivo.

        Se l’attività come sopra individuata venisse realizzata senza questi requisiti,  non solo sarebbe inutile per l’Associazione, ma addirittura dannosa e controproducente perchè l’omissione della dichiarazione da parte del fratello, sarebbe intesa come manifestazione implicita di un suo disinteresse, un suo giudizio negativo. Il dimenticare d’essere Fratello della Costa equivale ad esserlo senza convincimento ed allora perchè continuare ad esserlo?  il mostrare d’esserlo significa credere intimamente nei suoi Principi d’amore per il Mare e per ciò che di più puro esso rappresenta nei sentimenti umani ed allora, perchè nasconderlo e come è possibile dimenticarsene se è una divisa interiore prima che esteriore?

 

        Le Prospettive.

        La nostra Associazione è votata al Mare, alla vela, alla navigazione, al diporto, alla gioia di vivere tutti questi sentimenti in armonia con la natura e gli uomini.  Per questo non abbiamo necessità di fare politica, di aderire come Associazione ad un partito nè di farci strumentalizzare da chicchesia: sul mare, con il Mare siamo liberi e questa nostra scelta è immutabile e definitiva.  Sentiamo l’esigenza di difenderlo e ciò faremo nel migliore dei modi da buoni cittadini, rimanendo sempre coerenti con i nostri Principi e con noi stessi.

        Le prospettive sono: essere sempre noi stessi.

        Partecipate insieme a me:

        Il futuro dell’Associazione si costruisce sull’apporto attivo, interessato di tutti e settecento i Fratelli, non sulle idee, sull’attività di pochi entusiasti.  La nostra amata Associazione varrà quanto il più indolente, annoiato, disinteressato, pigro dei nostri Fratelli, non mai quanto il primo della classe chiunque esso sia.  E’ mio compito scovare l’ultimo (in qualità) dei miei Fratelli della Costa per invitarlo ad interrogarsi su cosa voglia che sia  la Fratellanza della Costa; su cosa sia disposto a fare per il Mare e la nautica.

        Ritroviamo il fervore, l’entusiasmo dei Fratelli dei primi anni della Fondazione, dei primi mesi della nostra Investitura e ripartiamo tutti insieme per una ideale navigazione, immersi nello spirituale Liquido Elemento!

        E sarà quel che Voi vorrete.
TAVOLAVI

 

 

 

 

IV   L’istruzione   dell’Aspirante.

 

 

Premesse.

 

        Spesso abbiamo constatato e ci è stato fatto constatare, che gli aspiranti, specie se provengono da Tavole in cantiere, arrivano alla cerimonia dell’Investitura assolutamente digiuni dei contenuti spirituali di Essa e della nostra Associazione.

        Molti la considerano alla stregua di un club di servizio.

        Altri ne hanno recepito solo l’aspetto scansonato-goliardico di gente che va per mare e che ama divertirsi insieme, in navigazione ed a terra; Altri ancora ne hanno rilevato il suo aspetto esclusivo, circoscritto ad un determinato numero di persone ammesse per chiamata e non su domanda; Infine hanno notato l’aspetto “folkloristico” del chiamarsi “fratelli” e del richiamarsi, per meglio qualificare questo insieme di caratteristiche, ai Corsari della Tortuga, del mar dei Caraibi, dalla cui storia si è ripreso, un certo frasario, una certa struttura.

        È nell’atteggiamento dell’investendo, nell’espressione del suo volto, nel messaggio che trasmette con il suo sguardo durante le fasi della cerimonia, che noi Fratelli anziani, capiamo se l’Aspirante ne abbia compreso l’intimo significato o se la ritenga come un passaggio obbligato e goliardico dell’ammissione, a cui bisogna sottostare con pazienza, diplomatica adesione e una malcelata dose di incredulità.

        Questa sua impreparazione, questa stentata assimilazione dei Principi della Fratellanza è da molti attribuita al tipo di istruzione che l’Aspirante riceve dal Padrino della Tavola in cantiere o nella Tavola di appartenenza, durante il periodo di aspirantato. Infatti, normalmente, non si tratta di istruzione ma di praticantato. Gli si dice: pratichiamoci! stando con noi Ti renderai conto di come la pensiamo noi Fratelli della Costa sulle cose del mondo, cosa facciamo; noi, dal Tuo comportamento, capiremo se puoi assimilare i nostri Principi e se staremo in futuro reciprocamente bene, insieme. Se questo comportamento è ottimo per risolvere il problema delle compatibilità tra Fratelli ed Aspiranti, meno lo è per l’esigenza di conoscenza ed assimilazione dei nostri Principi da parte di costoro, esigenza che spesso rimane insoddisfatta.

        Da qui le cerimonie di investitura scialbe, fatte a persone distratte, dagli sguardi vuoti o divertiti o, peggio, ironici e distaccatamente tolleranti.

        Da questa reale constatazione, scaturisce la necessità di riordinare la fase dell’aspirantato, rivederne le modalità di istruzione, nelle due ipotesi di:

        Tavola in Cantiere di Aspiranti autodidatti;

        Tavola in navigazione con Aspiranti seguiti dal Luogotenente e dai Fratelli.

         - Nel caso della Tavola in Cantiere di Aspiranti, l’istruzione di essi è affidata all’Armero Major, assistito dai Consulenti Nazionali all’uopo nominati dal C.G.  e G..

        - Nel caso di Tavola in navigazione, l’istruzione è affidata alla Tavola. L’Armero Major e/o i Consulenti intrattengono gli Aspiranti, prima che siano presentati al C.G.G., sul tema della Fratellanza della Costa per fare e ricevere dagli Aspiranti, osservazioni.

        Perchè è stato scelto l’Armero Major?

        Perchè è Lui che simbolicamente forgia, conserva e custodisce la Sciabola d’Arrembaggio perché durante la cerimonia dell’Investitura, perchè con Essa trasmetta idealmente all’Aspirante, il vincolo di Fratellanza e lo Spirito del Corsaro e su di essa gli faccia giurare fedeltà all’Ottalogo.

        È suo compito, pertanto, chiamare gli Aspiranti della Tavola in Cantiere per istruirli ai Principi, gli Ideali, le regole, gli usi, costumi della Fratellanza della Costa; Accertarsi che gli stessi siano assimilati con convinzione per essere vissuti ed applicati con padronanza; Attestare il risultato conseguito da ogni Aspirante sì da presentarlo al C.G.  e G. per l’eventuale ammissione e, se ammesso, provvedere perchè ne faccia, con la Investitura, un provetto e convinto Corsaro.

 

La metodica dell’istruzione: I presupposti

 

        * Il materiale umano che si presenta per la prima volta a Noi o che è scelto dalla Tavola, è da presumere che sia, nell’ambiente locale, il più idoneo possibile e nel possesso dei requisiti richiesti quali: qualità nautiche di buon marinaio; comportamenti personali in navigazione in mare ed a terra improntati a civiltà, signorilità, distinzione, correttezza, sensibilità; in quelli sociali improntati ad attiva collaborazione, partecipazione; ben accetto nell’ambiente nautico, professionale, sociale in cui opera; apprezzato e stimato per le doti personali.

        L’ipotetico Aspirante ha l’età fisica sufficiente a maturare l’amore per il mare e per estrinsecare quest’amore in rilevanti attività nautiche ricche di esperienza vissuta; relativamente libero dai principali problemi dell’esistenza che spiritualmente ed anche economicamente ha impostato e, allo stato, risolto. Quest’uomo ha una sua forma mentis, un sua cultura, principi, regole a cui si attiene coerentemente.

        Ha una sua filosofia di vita, una sua etica che estrinseca in comportamenti esteriori in famiglia, nell’attività lavorativa, nel tempo libero.

        * Molte delle superiori sue caratteristiche sono necessarie per essere un buon Fratello; altre non guastano; ma altre potrebbero essergli d’ostacolo o di limitazione o d’impedimento.

        Vediamo perchè.

        * La nostra Associazione è unica nel suo genere.

        È unica perchè si fonda nell’Amore (non egoistico nè edonistico) dell’Associato per il Mare, per questo Elemento naturale che egli teme, rispetta ed idealizza quale manifestazione apparente della Vita Unica.  Perchè questo legame spirituale che lo unisce al Mare, è vissuto innanzi tutto interiormente, in forma personale e diretta, in piena libertà da vincoli che non siano quelli naturali dell’ uomo responsabile e maturo.

        Perchè questo sentimento interiore, che difficilmente manifesta ad estranei, lo accomuna a pochi altri uomini che come lui vivono la stessa esperienza marinara e spirituale, ai quali si sente vicino, che cerca, con cui simpatizza ed ai quali indissolubilmente e spiritualmente si lega.

        Perchè quest’amore, reso forte dalla consapevolezza della sua natura benigna, lo estende a tutto il Creato, ne fa partecipe tutta l’Umanità.  Perchè da esso trae il proposito di manifestarlo in attività ed opere degne.

        Perchè questo legame spirituale che riunisce gli uomini legati dallo stesso afflato, si è esteriorizzato in una struttura associativa semplice, schietta, sincera, adatta al modo di vivere e sentire della gente di mare, rude, decisa ed insieme sensibile e tenera.  Un’Associazione tra lo sportivo ed il goliardico, scanzonata nell’aspetto esteriore, pregna di spiritualità e di verità interiormente; concepita ed organizzata libera da ogni altra, indipendente da ogni legame con la società civile del Paese in cui vive e verso cui è comunque sempre pronta ad attivarsi per assolvere ai propri doveri etici e civici; resa compatta, omogenea, granitica da questa comune esperienza, questo comune Amore, questi Universali Ideali, questo intimo legame fraterno.

        L’essere Fratello della Costa è quindi, innanzi tutto, uno status spirituale i cui elementi sono:

  –    l’amore per il Mare;

  –    un rapporto di fraterna amicizia con gli altri Fratelli;

  –    l’esperienza marinara vissuta;

  –    l’assimilazione consapevole dei Principi che costituiscono una filosofia di vita e trovano estrinsecazione nel modo di comportarsi nell’attività nautica e nei rapporti con il mare ed i suoi elementi; con gli altri naviganti e con gli uomini preposti a servizi inerenti la nautica, associazioni, enti con i quali instaura rapporti.

        * Per consentire all’Aspirante l’assimilazione dei nostri Principi, l’acquisizione di questo “status”, gli è concesso un periodo di aspirantato prudentemente lungo; durante questo tempo ha modo di apprendere, conoscere e sposare i nostri Principi e le nostre regole, appropriarsene, viverli ed applicarli costantemente.

        È quindi un periodo di apprendimento che va esercitato e seguito con metodo, interesse, partecipazione ed impegno.

        * L’Uomo di Mare è un essere forgiato dall’esperienza nautica, dal costante contatto con questo Elemento, vissuto in ogni circostanza, tranquilla o rischiosa che sia, a tu per tu con Esso.

        A quest’uomo è accaduto in tante occasioni, nella solitudine della navigazione, di meditare sulla grandezza, enormità, bellezza, possanza di questo Elemento e sulla piccolezza ed estrema debolezza della persona umana; questo contrasto ha fatto affiorare spontaneamente in lui domande sull’esistenza umana, sul suo significato, il senso da dare ad essa.

        In questi momenti in cui si è soli con se stessi, la vera essenza dell’uomo viene fuori senza inganni, infingimenti, nello stato di evoluzione interiore in cui egli si trova. La notte stellata, la solitudine, la lenta navigazione spingono ed agevolano questa introspezione, complice il Mare, la barca, le vele, il vento.  Nella tempesta è lo stesso uomo che fa leva sulle sue personali risorse per battersi e lottare contro le avverse circostanze, con coraggio, generosità, senza risparmio, con spirito di sacrificio e solidarietà umana.

        Non è l’uomo che pavido se ne va in cuccetta; nè l’uomo che, disperato, si chiude in cabina; nè quello che cerca coraggio nell’alcool; nè quello che bestemmia ed inveisce contro i compagni d’avventura.

        È soltanto quell’uomo di mare che è chiamato all’Aspirantato e va educato alla Fratellanza della Costa.

 

L’educazione.

        * Ogni vera educazione [da ex ducere = trarre fuori] ha per oggetto la giusta direzione di una tendenza già sviluppata.

        Essendo questa tendenza presente nell’Aspirante, è necessario aiutarlo perchè ne sia più consapevole sì da far emergere nel suo animo, un proposito eticamente apprezzabile ed incoraggiarlo perchè lo approfondisca e lo realizzi. In sintesi, a pensare da Fratello della Costa: perchè come un uomo pensa, tale egli è.

        Come? Vi è una fase della conoscenza con l’acquisizione e lo apprendimento; una della riflessione ed elaborazione; una della convinzione e dell’azione. È un apprendimento guidato dall’Armero Major e Consulenti nel primo caso (Tavola in Cantiere); dal Luogotenente, Padrino e Fratelli, nel secondo (Tavola in navigazione), nella scelta degli argomenti da leggere, da trarre nelle nostre fonti di conoscenza quali l’Ottalogo, la Dichiarazione solenne, lo Statuto, gli atti del C.G. e G. ed ogni altra fonte contenuta nei Diario di Bordo, nei Golpe de Canon.

        Scopo dell’educazione dell’Aspirante Fratello della Costa è quello di aiutarlo, appresi i Principi e le regole della Fratellanza, a trarre dalla propria coscienza, dall’io, le riflessioni, le elaborazioni personali che spontaneamente ne derivano, sì da indirizzarlo a costruire un ponte tra quest’uomo di mare schietto, genuino, coraggioso, appassionato ed il Corsaro quale lui se lo rappresenta dentro di sè: natura non facit saltus.

        La funzione degli istruttori è, quindi, quella di indirizzarlo blandamente ed assisterlo perchè questa Sua maturazione si compia naturalmente, in modo genuino, come egli sente di poterla vivere ed esprimere.

        Sarà il Suo modo d’essere Corsaro, diverso da tutti gli altri, sempre importante, sempre utile; sarà il suo personale, schietto, vero, assoluto essere Fratello della Costa.

 

 

 

 

 

V  –  I  Supporti  di  una  crescita.

 

Premesse.

 

        1 - Siamo un’Associazione sana, dedita al mare, alle attività diportistiche, nautiche, per quello che ciascuno di noi può permettersi, con il tempo libero che ha a disposizione;

        Abbiamo dei Principi fondamentali, delle Regole che ci caratterizzano in modo del tutto personale e piacevole.

        Abbiamo operato in tanti anni con garbo e civiltà e riscuotiamo tra i diportisti e tra gli “addetti ai lavori” un certo successo e considerazione.

        Merito anche della gestione del precedenti Capitani.

        Abbiamo sentito l’esigenza di un miglioramento qualitativo della sua presenza e della sua azione nel mondo della nautica da diporto e del Mare in generale ed a tale lodevole intento ci stiamo dedicando elaborandone i programmi, le idee e le modalità di esecuzione.

        Perchè questa esigenza?

        Vi siete fatta un’idea, in base alla situazione presente, di quello che potrebbe diventare il nostro Mare, il nostro Pianeta tra qualche secolo (ad essere ottimisti!)? di quanto possa deteriorarsi nei decenni?

        Il mondo attuale, quello passato, sarà considerato dai nostri posteri come il Paradiso Terrestre biblico al confronto della realtà inospitale cui saranno costretti a vivere ed a combattersi!

        Vogliamo essere Fratelli della Costa e non fare qualcosa per impedire questa catastrofe?

        2 - L’impegno ad intraprendere un’attività esterna più incisiva, resa omogenea e meglio organizzata a livello nazionale con l’intervento del Capitano d’Armamento e degli Esperti; la necessità di formare, attraverso l’istruzione degli Aspiranti, Fratelli della Costa più consapevoli attraverso l’intervento dell’Armero Major e dei Consulenti; sono due esempi in campi diversi e contigui, di approfondimento dei Nostri Principi contenuti nell’Ottalogo, nella Dichiarazione Solenne, nello Statuto, per una loro più intima e matura interpretazione, della loro proiezione nei molteplici campi di attività scelti.

        Occorre proseguire in questo lavoro di riordino e di approfondimento.

        Puntiamo la nostra attenzione sui Fratelli della Costa, poichè è necessario che si preparino spiritualmente affinchè siano veri Corsari del Mare.

        È come se noi costruissimo un mosaico che ha per oggetto l’Idea della nostra Associazione quale Essa è, come si incorpora e come opera.

        Provate ad immaginarlo questo mosaico: ogni sua parte deve essere prima tracciata, disegnata, colorata nei gruppi, nei soggetti, nelle figure e nei gesti di ognuno; quindi occorre coprire il tutto con le tessere appositamente scelte per dare corpo, volume, individualità a quest’Idea, a questi soggetti ciascuno con i loro volti, i loro gesti tesi ad esprimere un messaggio rivolto al prossimo.

        3 - Per realizzare in modo concreto il nostro Amore per il Mare, per intervenire positivamente in questo impegno non indifferente e delicato per i molteplici risvolti che sottintende, occorre innanzi tutto che i Fratelli della Costa, le Tavole, i Maggiorenti, l’Associazione, siano più preparati, più convinti ad essere tali, più determinati a farlo.

        L’attività intrapresa non deve essere una imitazione o esecuzione solo volenterosa, di quella individuata e scelta da altri Fratelli, Tavole o da altri gruppi estranei, ma una formulazione creativa ed originale di essa, rivolta a competere o migliorare quella già sperimentata.

        Stima, prestigio, rispetto, riguardo, considerazione sono giudizi positivi che vanno conquistati e mantenuti. Ognuno di noi in questo impegno ha un suo ruolo, assolve ad un proprio compito, ne sopporta un carico morale e reale notevole; perchè è osservato da molti con curiosità e scetticismo, da alcuni con malizia, con invidia, da altri con spirito critico, tutti per mettere alla prova le nostre qualità, perchè ci sentono diversi, ci vedono pochi ma forti dei nostri Principi ed impegnati a realizzarli.

        4 - La somma delle nostre azioni, dei nostri interventi, delle nostre partecipazioni, danno il totale algebrico della crescita della nostra Associazione agli occhi nostri, agli occhi degli altri.

        I giudizi positivi o negativi che vanno in giro per il mare, per i circoli nautici, le federazioni, le capitanerie; che aleggiano e si posano e si consolidano nel bene, nel male sulla base dei ricordi, delle sensazioni presenti, per le aspettative future, concorrono al mantenimento, miglioramento della nostra immagine.

        5 - La nostra crescita nella scala dei valori porta una più ampia ed entusiastica richiesta di partecipazione degli appassionati di mare; una più oculata scelta degli Aspiranti; la messa in cantiere di nuove Tavole, specie nelle aree territoriali in cui queste totalmente mancano.

        Porta anche una necessaria selezione interna per i Fratelli di fatto spiritualmente disimpegnati, disadatti, per le Tavole inattive.

        L’attività è vita e la Tavola più di ogni altra struttura associativa ha bisogno di navigare per tenere salde le ordinate, il fasciame ben legato, aderente e stagno per consentire ai naviganti una sicura e piacevole vita di bordo, la giusta rotta in ogni tempo.

        6 - Perchè queste previsioni si realizzino, perchè queste aspirazioni diventino realtà, è necessario che si approfondiscano i contenuti della figura del Fratello della Costa per dargli una più specifica fisionomia, delineandone meglio i contorni, vivificandone i colori, per vederlo nascere ed essere “Fratello” componente della Tavola.

        Perchè sia più conscio di Sè, del Suo valore, del ruolo e della funzione che si è scelto di compiere;

        7 - A tal proposito ci giova parecchio quanto abbiamo delineato in occasione dell’“Istruzione degli Aspiranti 4/93”.

        La metodologia dell’apprendimento prevista per gli Aspiranti, è di carattere generale e può essere applicata, con le opportune varianti, ai Fratelli.

        Qui non si tratta di una istruzione, ma di un riesame con spirito diverso; non con il supporto dei Consulenti e dell’Armero Major ma dei Saggi, scelti senza vincolo territoriale e del Gran Maestro; non per un risultato finale ma per esigenza personale di capire di questa Fratellanza della Costa qualcosa di più, per migliorarsi più coerentemente, più consapevolmente, più profondamente: l’occasione è importante ed è un peccato rinunziarvi.

        8 - Perchè il Gran Maestro?

        E se non Lui, chi?

        Il Gran Maestro è il nostro Capo Spirituale; ci insegna ad essere Fratelli della Costa, ad essere Corsari; è Lui il depositario dei Principi fondamentali della nostra Associazione, Colui che li custodisce nella loro integrità e li trasmette ai nuovi Fratelli.

        È Lui che presiede il Comitato dei Saggi, espressione vivente dell’Amore-Saggezza della Fratellanza della Costa, per i compiti di Statuto; che presiede alla presentazione dell’Aspirante che ha completato il ciclo di istruzione, perchè con l’Investitura gli sia trasmesso idealmente il vincolo di Fratellanza e lo Spirito del Corsaro e sulla Sciabola prometta fedeltà all’Ottalogo.

        Da questo momento il neoFratello gli è spiritualmente affidato per essere incoraggiato, indirizzato, sostenuto, nello approfondimento dei Principi, degli Ideali, regole, usi, costumi della Fratellanza della Costa; per accertarsi che gli stessi siano vissuti con convinzione, per essere applicati con padronanza.

        È chiamato ad intervenire ogni qualvolta abbia la certezza di un allontanamento, un travisamento da/di Essi da parte del Fratello, per aiutarlo a correggersi e rimettersi in rotta insieme ed in armonia con gli altri.

 

 

La metodica dell’approfondimento: I presupposti

 

        1 - L’essere Fratello della Costa è quindi, innanzi tutto, uno status spirituale i cui elementi sono:

        l’amore per il Mare;

        un rapporto di fraterna amicizia con gli altri Fratelli;

        l’esperienza marinara vissuta;

        l’assimilazione consapevole dei Principi che costituiscono una filosofia di vita e trovano estrinsecazione nel modo di comportarsi nell’attività nautica e nei rapporti con il mare ed i suoi elementi; con gli altri naviganti e con gli uomini preposti a servizi inerenti la nautica, associazioni, enti con i quali instaura rapporti.

 

        2 - Per consentire al Fratello l’approfondimento dei nostri Principi, per poter egli seguire una sua crescita spirituale, non ha limiti di tempo, nè vincolo alcuno.

        Partendo dalla sua personale esperienza di uomo di mare, può proseguire autonomamente e personalmente la sua educazione lungo la rotta delle consapevolezze acquisite.

        Se ne fa richiesta ad uno dei Saggi, questi lo aiuterà o lo segnalerà al G. M., affinchè lo assista perchè la sua crescita sia correttamente indirizzata sì da far emergere nel suo animo propositi eticamente apprezzabili ed incoraggiarlo perchè li approfondisca e li realizzi.

        In sintesi, a migliorare il modo di pensare da Fratello della Costa.

 

        3 - Come?

        A diverso livello la ricerca segue le stesse regole di istruzione dell’Aspirante: vi è una fase più approfondita della conoscenza con l’acquisizione e lo apprendimento;

        una della riflessione ed elaborazione;

        una della convinzione e dell’azione.

        È un apprendimento guidato dal Gran Maestro nella scelta degli argomenti da leggere,  da trarre nelle nostre fonti di conoscenza quali l’Ottalogo, la Dichiarazione solenne, lo Statuto, gli atti del C.G. e G.  ed ogni altra fonte contenuta nei Diario di Bordo, nei Golpe de Canon, possibilmente annotati con spunti di riflessione.

        Un apprendimento approfondito con il Padrino, il Luogotenente ed i Fratelli di Tavola; Completato mediante corrispondenza con i Saggi che in questo compito assistono il G.M. riferendogli ed aggiornandolo sui progressi compiuti lungo la crescita spirituale di ognuno del Fratelli che a ciascuno di essi si è affidato.

 

        4 - Scopo dell’ulteriore educazione del Fratello della Costa è quello di aiutarlo, sulla base  dei Principi e delle regole della Fratellanza acquisiti, a trarre dalla propria coscienza, dall’io, le riflessioni, le elaborazioni personali che spontaneamente ne derivano, sì da indirizzarlo a consolidare il ponte costruito tra quest’uomo di mare schietto, genuino, coraggioso, appassionato ed il Corsaro quale lui se lo rappresenta dentro di sè.

        La funzione dei Saggi è, quindi, quella di indirizzarlo blandamente ed assisterlo perchè questa Sua maturazione si compia naturalmente, in modo genuino, come egli sente di poterla vivere ed esprimere.

        Sarà il Suo modo d’essere Corsaro, diverso da tutti gli altri, sempre importante, sempre utile; sarà il suo personale, schietto, vero, assoluto essere Fratello della Costa.

 

L’azione corale.

 

        La superiore ricerca ed i risultati personali che nella sua azione esterna il Fratello realizza, non hanno un effetto positivo soltanto in Lui.

        Dell’attività che il Fratello vorrà porre in essere, se ne gioveranno, per i suoi contenuti quantitativamente e qualitativamente più elevati, gli altri Fratelli, la Tavola, la Associazione.

        La somma delle azioni che i Fratelli, le Tavole, l’Associazione vorranno intraprendere, necessita di un supporto interiore qualificato; ha bisogno, per essere qualitativamente elevata, efficace e produttiva di risultati duraturi, che al supporto materiale comune delle attività intraprese, sviluppato con l’assistenza del Capitano d’Armamento e degli Esperti, faccia eco un altro supporto:

quello del legame spirituale comune, della comune visione, comune intesa del ruolo, delle funzioni, del servizio da prestare, delle necessità da sopperire, degli strumenti da utilizzare.

        In sintesi occorre che anche spiritualmente gli esponenti dell’Associazione si leghino in gruppo omogeneo, consapevole, volenteroso. Occorre che prendano coscienza del loro far parte di un insieme maggiore così da sentirsi tutti intimamente uniti negli interessi, le attività e gli obbiettivi del gruppo.

        Questo è l’“amore della Fratellanza della Costa”; quello che conduce alla saggezza che è amore in attività manifesta.

        Quello dei Fratelli, in quanto tali ed in quanto uomini; e da questo loro all’intera Associazione Nazionale e da essa alle altre.

 

 

VI  –  Richiamo  al  servizio  volontario  attivo

 

        Cari Fratelli Maggiorenti,

        non ho Vostre notizie recenti e non so neppure come stiate in salute, se abbiate abbandonato l’attività nautica, se frequentiate le Tavole di appartenenza, se Vi occupiate della Fratellanza della Costa in qualche modo, se pensiate assiduamente ad essa e se Vi sentiate impegnati ancora ad un qualche livello.

        Temo che Vi sentiate lontani dalla gestione della Nostra Associazione, che adesso apparterrebbe ad altri Fratelli, a quelli eletti dal C.G.G. e riteniate che il periodo attuale sia per Voi di disimpegno, rispecchiando in Voi uno stato d’animo di dovuta esclusione; prevalendo in Voi un comportamento inattivo dello “star a guardare”, restandovene nel Vostro covo seduti su una comoda poltrona a mirare ed osservare, da spettatori, l’evolversi della storia della Nostra Associazione, nei protagonisti, nei personaggi, negli eventi.

        Del Vostro periodo che Vi ha visto impegnati in prima persona a fare e costruire qualcosa o molto per Essa, messi insieme potreste raccontare la vita della Fratellanza della Costa in eventi dettagliati, precisi e puntuali.

        Sareste senza dubbio degli ottimi cultori della nostra storia e non solo negli eventi, ma soprattutto nelle Tavole, nelle figure di Fratelli che hanno fatto od hanno contribuito a fare grande la N.A. e che oggi non ci sono più; nella mentalità dominante del modo di intendere, vivere e manifestare il contenuto, lo Spirito di Essa.

        Io sono, insieme agli altri Fratelli della seconda generazione - e mi auguro di riuscire ad esserlo - l’interprete modesto, volenteroso, sincero della esigenza riconosciuta e manifestata di una nostra presenza più qualificata ed impegnata nel mondo marino, della nautica da diporto, sportiva, nelle attività, manifestazioni ad essa collegate; per esserlo al modo nostro, mantenendo la nostra genuina identità, il nostro spirito d’avventura, la nostra libertà da ogni condizionamento o compromesso, nel poco, nel piccolo o nel grande che la buona volontà dei Fratelli riesca a fare.

        È la stessa attività spontanea, autonoma che ogni singola Tavola od il singolo Fratello hanno spesso e da sempre posto in essere, con l’aggiunta della consapevolezza di farla adesso con l’intenzione, collettivamente manifestata, di assolvere ad un impegno individualmente e liberamente scelto; di far qualcosa di utile al presente per il Mare ed il Suo mondo; di impostare insieme, se questo si vorrà, un’azione efficace, duratura, omogenea e coordinata nel tempo.

     “Dalla spensierata giovinezza alla consapevole partecipazione”, potrebbe essere il motto del modo attuale nostro di accostarci al Mare, se volete, se vorremo, se vorranno!

        Io posso essere, spero di riuscire ad essere, soltanto un sensibile interprete di questa esigenza, se tale si confermerà nella coscienza e nella volontà di tutti noi.

        Non vorrò, nè posso volere niente di più o di diverso di quello che voglia la maggioranza di noi, con consapevole determinazione.  Ritengo che si voglia questo qualificato impegno ed è mio compito esporre con prudenza ma con chiarezza le idee, indicare i modi con i quali si possa conseguire un risultato, a mio modesto avviso, con il beneficio del dubbio, dell’errore e la possibilità di correggermi ed essere corretto, alla luce di esigenze, di valutazioni oggettive, ma senza personalismi, senza prese di posizione individualistiche, nè presunzioni, nello spirito di collaborazione e di Fratellanza, per costruire positivamente nuovi valori e non per distruggere quelli esistenti: essere è vivere attivamente; vegetare è morire lentamente, penso, senza voler pontificare!

        Nella naturale evoluzione del nostro essere Fratelli della Costa e del manifestare questo nostro genuino amore per il Mare, nasce l’esigenza dell’impegno, della partecipazione di tutti i Fratelli e, tra questi, in particolare del Vostro, per essere stati attivamente e responsabilmente legati alla gestione nazionale della N.  A., o più affezionati ed interessati alle Sue fortune.

        Secondo me è importante che rientriate attivamente nella gestione della F. della C., manifestando la Vostra disponibilità ad impegnarVi, stabilendo contatti, partecipando alla vita dell’Associazione con proposte, suggerimenti; esponendo idee, opinioni, in modo da essere studiate attentamente, tenute nel debito conto, per cercare orientamenti che le rispecchino e, se possibile, le realizzino.  Sarebbe un apporto di idee, una partecipazione attiva in campi od aspetti da sostenere, da recuperare, da attivare; indispensabile per il corretto, il giusto, genuino continuare ad essere Fratelli della Costa.

        Per tutto questo, per invogliarVi a riprendere l’impegno di un tempo, a rientrare nel servizio attivo con i riguardi e le attenzioni che Vi sono dovuti, dopo essermi consultato ed avere avuto il conforto di tutti i Fratelli Componenti il “Governo”, Vi richiamo  se volete al servizio attivo e perchè possiate avere un interlocutore che Vi sia degno e Vi dia garanzia di serietà ed impegno, delego il past G.C. perchè intrattenga con Voi corrispondenza ed ogni altra forma di comunicazione; perchè si metta a Vostra disposizione e Vi senta singolarmente e collegialmente, se lo vorrete e se sarà utile, per esaminare e mettere a punto qualunque aspetto, idea, che possa interessare la N.A., che contribuisca a mantenerla genuina, a farla grande agli occhi nostri, nelle opinioni dei nostri connazionali utenti e non del Mare, agli occhi e nelle opinioni dei nostri Fratelli dei litorali stranieri.

        Mi aspetto moltissimo dal Vostro Apporto e dall’Impegno che auspico attivo, pronto ed illuminato.

            Niente per me deve andare perduto o disperso; tutti siamo del pari e in eguale importanza coinvolti alla vita ed alla crescita spirituale della Nostra Associazione e alla Sua proiezione esterna nel mondo che tanto ci occupa e ci sta a cuore.
 
 
   
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