I FRATELLI dell’ex TAVOLA di PIACENZA

Ai FRATELLI Comm. L. Piccione, Conn. C. Checchi, Conn. F. Fanara Conn. S. Orlando, Frat. P.L. Mazzetti LORO COVI Cari Fratelli, ho letto con grande interesse ed anche con partecipazione emotiva le rivoluzionarie decisioni deliberate nelle riunioni di Governo di Praticino, nonché la documentazione legale allegatami in fotocopia.

Non ho tuttavia compreso la necessità dei ricorso legale del Luglio 2003 per la reintegrazione dello stato di Fratello, quando già la ratifica esecutiva del lo9do da parte del Tribunale di per sé annullava la vostra espulsione. Ceto vi siete presi una bella rivincita! Tuttavia ciò che voglio chiedervi con questa mia lettera, è quale sia, o quale possa essere, l’obiettivo finale della vostra iniziativa. Pensate di potere cambiare la testa e l’umana dimensione dei vostri cosiddetti Fratelli, che non hanno esitato un istante a buttarvi fuori, quasi nanimemente e per giunta per indegnità, solo perché avete avuto l’ardire della critica e del dissenso? Discorrendone insieme al vecchio amico Fratello Livio Tominz, avevamo previsto una vostra sconfitta ai voti, ma certamente non uno sbraco addirittura per indegnità. Comunque, terminata la buriana che avete sollevato, dovete pur indire delle elezioni e quindi poi procedere a delle votazioni. E chi allora pensate prevarrà? Siete e restate una minoranza di vecchi Fratelli legati ad una originaria e romantica concezione marinara della Fratellanza vissuta in mare, e non potrete mai far capire ed entrare nell’animo loro questo vostro feeling, perché ciò che li unisce è soltanto il piacere di pretenziosi convivi, di rilucenti galloni e di brindisi rumorosi, che di marinaro hanno solo una lontana ispirazione. Alle prossime elezioni rieleggeranno la stessa congrega o, comunque, una analoga, e vi sbarcheranno nuovamente, non foss’altro per farvela pagare, perché tutto sono fuorché vostri Fratelli.

E voi bel lo sapete che vostri Fratelli non sono e non lo saranno mai, perché non lo sono neppure tra di loro. Meditate su questa effettiva e reale situazione che è sotto i vostri occhi e decidete in merito ed abbiate la bontà di spiegarmi cos’altro possiate attendervi per il futuro se non raccogliere quanti nelle vostre Tavole vi sono legati da vera Fratellanza ed insieme abbandonare questa confraternita che, non solo non ha nulla più di marinaro, ma neppure più nulla di raramente fraterno. Si potrà allora tornare a solcare l’onda salmastra ed insieme potremo riprendere a rivivere quel sogno che ci riunisce e ci affratella sul mare! Un forte fraterno abbraccio.

I Fratelli della Tavola di Piacenza Conn. Aldo Farroni n.b.357 10.12.2003 La risposta ai Fratelli della Tavola di Piacenza è stata data con questo “Vento di Maestrale”
 
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